SPEZZIAMO LE NOSTRE PAURE. I GIOVANI VICINI E LONTANI CI ASPETTANO

Cari fratelli e sorelle!
Con gioia vi accolgo in occasione del vostro Capitolo Generale. Ringrazio il neo-eletto Superiore, Padre Luigi Buccarello, e gli auguro ogni bene per il suo servizio. Insieme a voi saluto tutti i membri dell’Ordine e della Famiglia Trinitaria, e i vostri collaboratori.

Desidero prima di tutto ringraziarvi per il lavoro nelle diverse opere di misericordia, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle carceri e negli istituti di riabilitazione, e in modo particolare per le varie iniziative con cui cercate di sostenere le Chiese che soffrono a causa della fede in Cristo. Vi esorto a camminare sempre con «i poveri e gli schiavi» (S. Giovanni Battista della Concezione, Opere, III, 60); e che in ogni “Casa della Santa Trinità” possiate essere testimoni di Gesù, che è venuto «a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18).

Il tema del vostro Capitolo ruota intorno alla pastorale giovanile e vocazionale. Un tema vitale per la Chiesa, come ha messo in luce il recente Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani, e sicuramente anche di grande importanza per il vostro Ordine.

Non è facile centrare l’obiettivo in questa pastorale. Il lavoro vocazionale, qualsiasi lavoro vocazionale, non è proselitismo. Questo come punto di partenza: non è proselitismo.Voi stessi riconoscete, nell’Instrumentum Laboris del Capitolo, che avete difficoltà di linguaggio e di metodo per comunicare con il mondo giovanile. Giustamente sentite la necessità di una formazione specifica per la pastorale di accompagnamento e di discernimento. D’altra parte, la cultura del grande vuoto provocata dal pensiero debole e dal relativismo che invitano a vivere “alla carta”, la cultura del frammento dove i grandi temi hanno perso significato, e l’immanentismo in cui vivono chiusi tanti giovani potrebbero far pensare che non c’è spazio per una proposta vocazionale nella fede alle nuove generazioni. Ma tirare questa conclusione sarebbe un grave errore.

Infatti, anche oggi ci sono giovani che cercano ardentemente il senso pieno della propria vita; giovani che sono capaci di dedizione incondizionata alle grandi cause; giovani che amano appassionatamente Gesù e che mostrano una grande compassione per l’umanità. Ci sono giovani che forse non parlano di significato e di senso della vita, ma che cosa intendono quando cercano con ansia la felicità, l’amore, il successo, la realizzazione personale? Tutto questo fa parte del mondo delle aspirazioni dei nostri giovani, che hanno bisogno di essere ordinate, come fece il Creatore all’inizio dei tempi, passando dal caos all’ordine del cosmo (cfr Gen 1,1-31).

è qui che potete e dovete entrare anche voi, per aiutare i giovani ad armonizzare le loro aspirazioni, a metterle in ordine. Senza dimenticare che essi, giustamente, chiedono che sia dato loro un certo protagonismo in tutto questo. I giovani non sopportano ambienti in cui non trovino il loro spazio e non ricevano stimoli. Devono essere protagonisti, questa è la chiave, e protagonisti in movimento, non quieti.

Una cosa evidente è che «esiste una pluralità di mondi giovanili» (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 68). Ci vuole creatività, che parta dalla conversione pastorale a cui siamo chiamati noi, per poter arrivare a loro e fare una proposta evangelica che li aiuti a discernere la vocazione a cui sono chiamati nella Chiesa. Sia il Documento finale del Sinodo sia l’Esortazione apostolica Christus vivit vi potranno aiutare nell’impegno di raggiungere i giovani là dove siete presenti come Ordine Trinitario. In questo momento vorrei indicare alcune sfide che ci presenta la pastorale giovanile e vocazionale.

Prima di tutto vicinanza e accompagnamento. I giovani ci vogliono vicini. La pastorale giovanile e vocazionale esige accompagnamento e questo comporta vicinanza, farsi presenti nella vita dei giovani, come Gesù con i discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,15). I giovani vogliono avervi come compagni di strada, per cercare insieme i “pozzi di acqua viva” dove poter saziare la sete di pienezza che tanti di loro sentono (cfr Gv 4,6-15).

La vicinanza è la sola cosa che può garantire una relazione feconda - evangelicamente parlando - con i giovani. Aprite le vostre case e comunità ai giovani, perché possano condividere la vostra preghiera e la vostra fraternità, ma soprattutto aprite loro i vostri cuori. Che si sentano amati per quello che sono, per come sono. Siate per i giovani dei fratelli maggiori con i quali possano parlare, dei quali si possano fidare. Ascoltateli, dialogate con loro, fate discernimento insieme. Questo stanca! E questo è il prezzo: la vostra stanchezza. Che sentano che li amate veramente e per questo potete proporre loro la misura alta dell’amore. Qual è la misura alta dell’amore? La santità, un cammino di vita cristiana controcorrente come quello delle Beatitudini (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 63-94).

Secondo, in uscita. C’è bisogno di andare incontro ai giovani, non solo a quelli vicini, ma anche ai lontani (cfr Ef 2,17). Non limitarsi ad accogliere quelli che vengono da voi, ma andare anche incontro a quelli che si sono allontanati. Accoglierli così come sono. Non disprezzare mai i loro limiti. Sostenerli e aiutarli fin dove è possibile. E, dopo averli incontrati, c’è bisogno di ascoltarli, chiamarli, suscitare il desiderio di muoversi per andare oltre le comodità in cui si adagiano (cfr Documento preparatorio del Sinodo sui giovani, III, 1); e ci vogliono anche  «il coraggio, l’affetto e la delicatezza necessari per aiutare l’altro a riconoscere la verità e gli inganni o i pretesti» (Christus vivit, 293).

Vi incoraggio a camminare con loro, uscendo da schemi prefabbricati - per favore, le pastorali prefabbricate non vanno! - senza dimenticare che, specialmente con i giovani, bisogna essere perseveranti, seminare e aspettare pazientemente che il seme cresca e un giorno, quando il Signore vorrà, porti frutto. Il vostro compito è quello di seminare, Dio farà crescere e forse altri raccoglieranno i frutti. La vostra pastorale giovanile sia dinamica, partecipativa, allegra, ricca di speranza, capace di rischiare, fiduciosa. E sempre piena di Dio, che è ciò di cui i giovani hanno più bisogno per colmare i loro aneliti di pienezza. Una pastorale piena di Gesù, che è l’unica Via che li porta al Padre, l’unica Verità che sazia la loro sete, l’unica Vita per la quale vale la pena di lasciare tutto (cfr Gv 14,6; 1,35-51).

E tutto questo perché? Perché siano santi. Questa è la motivazione, la forza di tutta la nostra vita religiosa, e anche della nostra azione con i giovani: portarli a Dio. Davanti alla tentazione della rassegnazione, nella pastorale giovanile e vocazionale vi è chiesta l’audacia evangelica per gettare le reti (cfr Lc 5,5), anche se può non sembrare il tempo o il momento più opportuno. Davanti a una vita sonnolenta, addormentata e stanca, vi è chiesto di rimanere svegli, per poter svegliare; vi è chiesto di essere profeti di speranza e di novità, profeti della gioia con la vostra stessa vita, sapendo che la miglior pastorale giovanile e vocazionale è vivere la gioia della propria vocazione. E nessuno va escluso da questo. Alcune settimane fa ho letto una lettera – credo che sia stata resa pubblica – di un carcerato. La lettera comincia così: “Caro Fra Cristoforo”. In carcere aveva trovato I promessi sposi e ha cominciato a leggerli, e ha visto che questo Fra Cristoforo aveva fatto le stesse cose che aveva fatto lui. Da lì incominciò l’inquietudine, l’inquietudine…, e questo carcerato aspetta il momento di uscire dal carcere per entrare in un seminario. Dio chiama ovunque, Dio non fa preferenze di persone, chiama tutti. Siate coraggiosi!

Cari fratelli, che nessuno vi rubi la capacità di sognare e di profetizzare! Spezziamo le nostre paure! Alziamoci in piedi! I giovani, vicini e lontani, ci aspettano. Vi accompagni la mia benedizione apostolica per voi e per tutti i fratelli dell’Ordine, per i membri della Famiglia Trinitaria e tutti i collaboratori. E voi, per favore, pregate per me, ne ho bisogno. Grazie!

di Padre Gino Buccarello

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