L’AZIONE DELL’ORDINE TRINITARIO NELLA STORIA LA PRIMA REDENZIONE IN TERRA POLACCA

IL VIAGGIO ...IN FAMIGLIA
Un racconto che svela l’urgenza dell’opera trinitaria
DAL RACCONTO - si percepisce come lo Spirito muove il cuore del trinitario di ogni tempo. Un cuore infiammato dal carisma trinitario-redentivo

Nel contesto dell’azione redentrice dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi troviamo moltissime redenzioni degne di essere conosciute per promuovere l’entusiasmo e la creatività attorno al carisma di San Giovanni de Matha ancora oggi. Abbiamo scelto, per queste poche righe, la prima Redenzione della Polonia. Troviamo nel racconto alcune chiavi e motivazioni perennemente valide dal tempo di San Giovanni de Matha.

♦ leopoli 1686
I Trinitari polacchi, sin dal primo momento della loro fondazione, iniziarono a redimere schiavi cristiani. Scelsero di aprire la prima Domus Trinitatis a Leopoli, e non a Varsavia, perché più vicina alle frontiere con l’impero turco. Da lì sarebbe stato più facile dedicarsi al riscatto degli schiavi cristiani. I Trinitari s’insediarono a Leopoli il 14 luglio 1686. Il racconto di questa prima Redenzione dalla Polonia svela il cuore autentico del trinitario seguace di Giovanni de Matha. Non si trattava di un riscatto numeroso, ma nelle limitate possibilità dei trinitari mostrava il coraggio e la determinazione di portare avanti in favore degli schiavi l’opera più genuina dell’Ordine della Santissima Trinità. Seguendo il racconto di questa prima redenzione, scritto dai redentori per aggiornare il Procuratore Generale dell’Ordine, possiamo percepire come lo Spirito muove il cuore del trinitario e della trinitaria di ogni tempo. Scopriamo un cuore infiammato dal carisma trinitario-redentivo.

♦ il redentore
Una volta portata a compimento la Redenzione era prassi informare il Procuratore dell’Ordine. In questa occasione si narrava la Redenzione portata a termine agli inizi del 1688 dal Redentore nominato dal Consiglio Generale, Fr. Michele di Santa Maria. Un piccolo dettaglio, Fr. Michele del Santissimo Sacramento era di origine armena e conosceva le lingue armena, polacca, latina, italiana, araba e tartara.
Ecco qui la trascrizione della Lettera del Redentore, P. Fr. Michele di Santa Maria, scritta a Leopoli nel febbraio 1688, solo alcuni giorni dopo aver portato a termine la Prima Redenzione.
    
♦ la lettera
Rev.do Padre Procuratore.
Grazie alla Santissima Trinità, si sono compiuti i miei desideri di dare inizio alla nostra celeste missione di redenzione degli schiavi; in tali circostanze abbiamo toccato con mano la speciale assistenza della Santissima Trinità nel realizzare questa santa opera di riscatto.

Abbiamo raccolto l’anno scorso, con molta fatica e tante diligenze, cinquecento reali. Ho visitato Sua Maestà Serenissima ottenendo il passaporto per la sicurezza e custodia del cammino; ma il comune nemico, avendo avvertito che eravamo decisi a portare avanti l’opera, ha fatto di tutto per impedirlo, arrancando mille scuse attraverso alcune persone, che erano interessate solo al loro tornaconto, che utilizzavano il denaro che ricevevano dalle famiglie che avevano dei familiari schiavi nella Tartaria, per ottenere la loro liberazione… Ci hanno messo di fronte a montagne inaccessibili. Ci dicevano che il pericolo era evidente, non solo di perdere il denaro, ma pure di perdere la vita se partivamo da soli nella terra dei tartari, perché non ci conoscevano; e che, se avessimo portato l’abito e le croci, questo avrebbe irritato quei barbari che sono nemici della croce.

Abbiamo dovuto controbattere a tutto questo, ribadendo che, se altri andavano e potevano farlo, anche noi eravamo capaci di farlo; e che se c’era pericolo, non era opportuno che, avendo noi l’obbligo di redimere come missione pur affrontando sacrifici e pericoli, delegassimo questo obbligo ad altre persone.

Vedendo che non riuscivano a convincerci, hanno provato a trovare altre scuse, quali, ad esempio, l’eventualità che i turchi, conoscendoci, avrebbero alzato il prezzo per la liberazione degli schiavi. Ho ribattuto sostenendo che era esattamente il contrario, perché a differenza di chi va a liberare degli schiavi specifici (un padre, un amico, un familiare, ecc...), noi non cercavamo quella o quell’altra persona nello specifico ma a noi interessava e interessa redimere schiavi cristiani in generale.

Tutto questo accadeva alla presenza del Gran Generale e di altri grandi del regno, che sono rimasti meravigliati, vedendo la risolutezza e la libertà delle nostre risposte. Il Gran Generale ci ha dunque offerto custodia fino alla frontiera turca, fino a Jansvia. In questa città si sono verificati episodi che hanno portato grande confusione e turbamento. A Jansvia vi era un religioso di un certo Ordine (finto religioso), al quale si rivolgevano tutti per la redenzione degli schiavi; lui, tutto sconvolto, mi ha chiesto subito il motivo della mia presenza in città, sostenendo che avrei messo a rischio la mia vita, dacché vi erano, secondo la sua finta versione dei fatti, più di diecimila tartari vicino a Cameneco, da dove sarei dovuto passare io per riscattare gli schiavi, e che questi mi sarebbero venuti incontro. Mi disse che sarebbe stato meglio lasciare lì il denaro e che avrebbe negoziato lui il riscatto. Gli ho detto che non ero d’accordo, e che non avrei lasciato nelle sue mani neppure un reale. E che se non ci fossero state le condizioni per portare avanti la missione, sarei tornato con i soldi della redenzione al mio convento; poi, questo finto religioso ha chiesto ai suoi interpreti di rafforzare le sue tesi e di convincerci della difficoltà.  

In questa grande confusione siamo stati trattenuti sedici giorni, che per me sembravano sedici anni… Abbiamo dunque deciso di ripartire. Ho detto loro che saremmo partiti per un’altra città vicina.  Siamo partiti in direzione Cameneco. Era il 28 gennaio, faceva un freddo aspro e rigoroso, sembrava che perfino il tempo avesse congiurato contro di noi. Abbiamo impiegato cinque giorni per fare una sessantina di kilometri. Siamo stati obbligati a dormire quattro notti nella foresta, all’intemperie, sopra la neve. Se devo spiegare il motivo per cui siamo partiti in questo periodo dell’anno, posso solo dire che non c’era altra scelta, pur di portare un po’ di pace in queste terre.  

Siamo arrivati a Cameneco senza alcun pericolo da parte dei nemici. Giunti alla casa del Maresciallo, questi ci ha accolti con umanità. Tuttavia ben presto la situazione è cambiata, essendo stati tacciati di tutto. Ad un certo punto, abbiamo avuto il permesso di rimanere lì solo una giornata. Ho cercato di negoziare in fretta e ho trovato un accordo per la liberazione di otto schiavi. Ho sentito forte la Providenza: in quello stesso giorno ha avuto inizio il nostro Ordine e hanno ricevuto l’Abito i Nostri Santi Padri. Era proprio il giorno della Purificazione. In questo stesso giorno siamo entrati a Cameneco e abbiamo dato inizio alla redenzione. Dio si serve di tutto.

Siamo ritornati molto felici, nonostante il freddo intensissimo. Siamo stati controllati da una cinquantina di turchi, che, non trovando nulla di strano, si sono limitati ad accompagnarci. Siamo arrivati a Leopoli il giovedì, 12 febbraio. Ho inviato l’altro fratello al convento per dare l’avviso, ed io sono rimasto in una casa di campo con gli schiavi liberati. Durante quella stessa notte abbiamo fatto visita con gli schiavi al Gran Generale. Ci ha ricevuti con grande soddisfazione, assieme ad altri signori. Mi ha domandato se siamo riusciti ad arrivare a Cameneco. Ho risposto di sì, e ho raccontato quanto accaduto.  Pieno di ammirazione, ha detto: Le Vostre Reverenze sono persone decise; sarei molto contento di avere molti soldati così determinati nell’affrontare la guerra, come le Vostre Reverenze nel compiere la missione del loro Ordine, disposti ad affrontare i pericoli e con tanto animo. E rivolgendosi agli altri ripeteva: quanto sono magnanimi e ammirevoli! Lo abbiamo invitato alla processione del giorno seguente; ha partecipato con i due figli e molti altri signori e tantissima altra gente. La funzione e celebrazione si sono svolte con devozione ed il plauso di tutti. Il Signore ci conceda di fare molte redenzioni, con grande numero di schiavi cristiani. Abbiamo fatto tanto in questo povero convento che, appena fondato, ha dato i natali ad una missione così importante. La Santissima Trinità ci accompagni sempre.
P. Fr. Michele di Santa Maria,
trinitario scalzo,
Leopoli, febbraio 1688  
(cfr Bonifacio Porres, Libertad a los Cautivos, 1997, 583-586).

♦ in cammino
Questo racconto storico sulla Prima Redenzione a partire dalla Polonia ci serve come presentazione per una serie di lavori dedicati all’azione redentrice dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi attraverso i secoli fino ad oggi.

di Isidoro Murciego

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