Nel carisma trinitario nati per spezzare le catene

VITE TRINITARIE
DALLE ORIGINI AL DOMANI
Più di otto secoli sulle orme di San Giovanni de Matha (II)

“Voi portate nella vostra tradizione trinitaria anche questa testimonianza di dono. Siete stati creati, istituiti dai vostri fondatori, per essere dono per gli altri, anzi per dare voi stessi per gli altri… con Cristo, ci devono essere altri pronti a darsi, a donarsi. E questa è la vostra vocazione. Non è sorpassata; è contemporanea, forse ancora di più che nei tempi dei vostri fondatori”. (San Giovanni Paolo II, San Crisogono 4 marzo 1990)

♦ AVVICINARSI AL CARISMA
Come avvicinarsi alle sorgenti del Carisma? Ecco alcuni modi.
a) Storico: L’analisi della realtà storica del Fondatore, vita e opere. Emulare il Fondatore sic et simpliciter porta il rischio del fondamentalismo ideologico; conservare le forme accidentali come fossero essenziali porterebbe pure alla mummificazione;
b) Esperienziale: Partire dalla esperienza vissuta oggi in comunità porta con sé il pericolo dei continui cambiamenti di identità e di sostituzione del Fondatore (si riduce alla funzione di strumento del quale uno si serve in ogni diversa situazione per giustificare la propria opinione e attività, per poi lasciarlo da parte in altri momenti, fino ad arrivare a sostituirlo con la scusa di modernizzare il carisma);
c) Ermeneutico-spirituale: Tende a mettere in risalto le intenzioni e gli ideali del Fondatore, e discernerli dalle strutture e condizioni culturali del tempo nel quale si sono necessariamente incarnate e, pure, a procedere alla sua attualizzazione nel presente, avendo in conto le esperienze emergenti nell’umanità di oggi e procedendo ad una re-espressione in forme culturali attuali (cf Fabio Ciardi, Teologia del Carisma degli Istituti, USG, 1981; F. George, Critères pour découvrir et vivre la charisme du Foundateur aujourd’hui, en Vie Oblate Life, 36, 1977, 33; Midali Mario, Attuali correnti teologiche, in AA.VV., Il Carisma della Vita Religiosa, Milano 1981, 83).
♦ contesto in origine
La schiavitù nello scontro Cristianesimo e Islam era diventata un gravissimo problema alla fine del XIIº secolo. “Ci troviamo con una società schiavista”, dichiara Verlinden nella sua opera L’esclavage dans l’Europe médiévale. Le cause sono molteplici. Tra le tante: le Crociate e la Riconquista spagnola; lo sviluppo del commercio marittimo; le razzie dei corsari, per rubare qualunque cosa di valore, passando per animali e finendo per degli oggetti che avessero valore commerciale.
Il numero degli schiavi cristiani e musulmani cresceva sempre di più. Nel 1178, i musulmani di Majorca fecero un’incursione nella regione della Provenza (terra natale di San Giovanni de Matha) e si portarono via centinaia di schiavi. Tra questi, il visconte di Marsiglia. Dieci anni più tardi, a Majorca (1187), era tale il numero di schiavi cristiani che si ammutinarono contro il capo musulmano e lo cacciarono dal palazzo regale. Nel 1192, a San Giovanni d’Acre, 2500 schiavi cristiani vennero scambiati per altrettanti musulmani. L’Europa cristiana si scosse fortemente davanti alle notizie che arrivavano dall’Oriente. I Luoghi Santi, la terra irrigata con il sangue di Cristo, traguardo privilegiato dei pensieri e dei pellegrinaggi dei credenti cristiani, era in pericolo di cadere di nuovo nelle mani dei musulmani. Gerusalemme venne spugnata da Saladino nel 1187. La terza Crociata del 1192 lasciò un disastroso bilancio di migliaia e migliaia di schiavi cristiani.

♦ De Matha teologo
Parigi era allora il più grande centro del sapere. Nella prestigiosa scuola di Notre-Dame Giovanni de Matha era Maestro Teologo, nato nella Provenza, non lontano da Marsiglia, importante porto di interscambio commerciale con l’Oriente e il Nord d’Africa. Durante l’infanzia e la gioventù Giovanni de Matha fu testimone di scene di crociati e di schiavi musulmani e cristiani.
A Parigi, davanti all’influsso del monoteismo giudaico e musulmano, e dai movimenti eretici nel seno della cristianità, l’argomento teologico del momento versava sul Dio Cristiano, la Trinità come soggetto della Storia Salvifica: un Dio Cristiano appassionato della vita degli uomini. La Santissima Trinità divenne così il centro dell’esperienza spirituale di Giovanni de Matha, fortemente preoccupato per il dramma umano del momento: le vittime delle Crociate, gli schiavi, e le vittime della nuova cultura emergente, i poveri e i viandanti.
I testi antichi raccontano che Giovanni de Matha da molto giovane pregava incessantemente per discernere la volontà divina. Immerso in questa ricerca, e in piena maturità, il Maestro Teologo venne ordinato Sacerdote dal Vescovo di Parigi, Maurizio de Sully. Il Vescovo, l’Abate di San Vittore, il suo illustre Maestro Prevostino, e una parte notabile della società parigina parteciparono alla sua Prima Messa. Era il 28 gennaio 1193. Il testo Hoc fuit initium ci descrive l’accaduto: Mentre levava gli occhi al cielo, vide la Maestà di Dio, a Dio che sorreggeva con le sue mani due uomini con delle catene ai piedi. Thomas Eccleston nel 1264 scriveva: Giovanni, Maestro in Teologia, vide Cristo, mentre celebrava la Prima Messa, in presenza del Vescovo e del clero, fondò per ispirazione divina, i Fratelli della Santa Trinità. Giovanni Provenzale ha costatato che il grido, il clamore degli schiavi, arriva al Trono di Dio. Da questo momento, la missione di rompere le catene degli schiavi gli rubò il cuore. Giovanni de Matha conosceva bene la situazione storica. Il suo sentimento si confrontava con le sfide quotidiane, da cui si sentiva sopraffatto, e percepiva di andare controcorrente. Lasciò tutto e si ritirò alla solitudine di Cerfroid, convinto fosse quello che Dio voleva per lui. La tradizione ci ha trasmesso che si recò a Cerfroid mosso dallo Spirito. Entrò in contatto con un gruppo di eremiti tra i quali trovò il suo più stretto collaboratore e considerato da immemoriale tradizione come cofondatore, San Felice di Valois. Gli eremiti conquistati dall’ideale di Giovanni consegneranno “se et sua”, le loro persone e i loro beni, alla causa degli schiavi. Nacque così la prima Domus Sanctae Trinitatis et Captivorum a Cerfroid.

♦ innocenzo e giovanni
Ciò che preoccupava particolarmente Papa Innocenzo III era la perdita dei Luoghi Santi, per lui era come se Cristo fosse stato fatto schiavo (cf G. Cipollone, Cristianità-Islam, 1996, 451). Il Papa che convocò la Crociata era un Papa molto religioso e molto sensibile alle opere di misericordia. Ogni sabato accoglieva nel suo palazzo 12 poveri, a cui lavava i piedi. Rinunciava al superfluo, perché tutto potesse essere donato ai poveri. Costituì con fondi propri la fondazione nel 1198 dell’Ospedale Santo Spirito a Roma. Tutto questo era coerente con il suo motto Verbo et exemplo.
Alla fine del XIIº secolo cominciarono a sorgere dei dubbi sull’utilità delle Crociate, e spuntò una risposta alternativa: l’azione disarmata. In questo periodo convivevano il dialogo e il conflitto armato. L’esperienza avuta con il fenomeno delle eresie all’interno della cristianità (catari, albigesi, valdesi, ecc. ) ha facilitato questa alternativa disarmata (cf Prof. Giulia Barone, Congresso Storico di Roma, 16-19/9/1998). Le tre Lettere di Innocenzo III del 13, 18 e 19 gennaio 1213, al Patriarca di Alessandria, agli schiavi cristiani e ai Templari, erano il chiaro segno della sua preoccupazione per la sorte degli schiavi cristiani. Anche quelli erano Luoghi Santi da riscattare (cf Giulio Cipollone, Cristianità-Islam, Roma 1996, 529-533).
Giovanni de Matha, dopo anni di esperienza, cosciente dell’importanza del progetto, si presentò a Roma. Il 16 maggio 1198, con la  bolla Cum a nobis petitur, Papa Innocenzo III prese sotto la sua protezione specialiter domum Sancte Trinitatis Cervi-frigidi, donata dalla contessa Matilde di Borgogna pro redemptione illorum...captivitatis iugum in fame et siti (per la redenzione di quelli… che sono sotto giogo della schiavitù soffrendo la fame e la sete). E accolse pure sotto la sua protezione le Case di Planells e Bourg-la-Reine, donate ugualmente per la redenzione: ad idem opus redemptionis. Innocenzo III afirma: Statuimus etiam, ut domus vestre presentes atque future... ad redemptionem captivorum, vel ab observantia vestri Ordinis vel institutionis, nullius presumptione temeraria valeat immutari (stabiliamo pure che le vostre Case presenti e future… per la redenzione degli schiavi, … per l’osservanza del vostro Ordine o istituzione, sotto nessuna presunzione temeraria sia cambiato quanto abbiamo stabilito). Poi, con la Bolla Operante divinae dispositionis (17/XII/1198) approvò la Regola Trinitaria.
Innocenzo III riconobbe, promosse e divulgò l’iniziativa a scala internazionale, in tutta la Cristianità. Nelle Bolle del Papa i Trinitari appaiono come un gruppo religioso, non militare, nato per un’opera misericordiosa nel campo specifico della redenzione degli schiavi cristiani. I Trinitari agirono totalmente disarmati, per una liberazione integrale e gratuita (cf G. Cipollone, Cristianità-Islam, Roma 1996, 393). Il Papa istaurò attraverso i Trinitari una relazione umanitaria con l’Islam, una relazione ufficiale e permanente. Si trattò di un’alternativa disarmata e umanitaria (cf G. Cipollone, 1996, 402).

di Isidoro Murciego

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