UN ‘ANTICA QUESTIONE TRINITARI E MERCEDARI ORDINI ANTISCHIAVISTI

VITE TRINITARIE
CONFRATERNITE

In alcuni articoli apparsi nei numeri precedenti, si accennava all’emanazione dell’elenco riveduto ed accresciuto delle indulgenze concesse nel periodo della riforma del nostro Ordine (fine ‘500), e di come detto elenco fosse stato ristampato ad Alessandria.
Qui, come noto, fino al 1783 esistettero i Trinitari “scalzi” che originariamente facevano attività pastorale assieme ai Trinitari “calzati” del convento del sobborgo di Borgoglio soppresso una volta fondata la neonata città di Alessandria, che aggrega i preesistenti rioni di Rovereto, Borgoglio, Marengo e Gamondio (ora Castellazzo Bormida, sede di una storica chiesa della Trinità).
La chiesa ex Trinitaria attualmente esistente è quella della Madonna di Loreto (in seguito passata ai Domenicani). In quello che era il coro originario (ora l’asse della chiesa è ruotato di 90 gradi dopo le ristrutturazioni ottocentesche), è presente un enorme tela ad olio su cui appaiono una serie numerosissima di santi e cavalieri (visibilissimi i Templari, ad esempio), attorniati da angeli che sorreggono simboli e stemmi. In particolare per quel che ci interessa, si intravede un ovale con uno strano blasone composto dagli stemmi sovrapposti dei Trinitari e dei mercedari, i due grandi Ordini antischiavisti.

♦ origini mercedarie
L’Ordine Mercedario era sorto con carattere prevalentemente laico e militare, dato che, per redimere i cristiani in potere dei pagani, si doveva spesso prendere parte a fatti d’armi incompatibili con la professione religiosa. Non trova sostegno la leggenda secondo cui San Pedro Nolasco fosse un Trinitario resosi autonomo, è molto più assodata la fattispecie che questo cavaliere aragonese rappresentasse quella nobile parte di cavalleria che esaurita ormai l’epopea delle gesta cavalleresche, divenisse tramite del passaggio dagli scopi di queste organizzazioni agli istituti religiosi ed al laicato organizzato (confraternite e fratellanze).

♦ LE REDENZIONI
Perché poi l’opera della redenzione degli schiavi fosse più proficua, il fondatore San Pedro Nolasco assegnò a ogni convento e questuante una propria circoscrizione nella quale effettuare la raccolta dei fondi per la redenzione senza che altri religiosi la intralciassero ed istituì confraternite per raccogliere le offerte dove non potevano arrivare i religiosi, mentre i benefattori dell’opera della redenzione venivano resi partecipi di speciali benefici spirituali ed onorificenze cavalleresche concessi dalla S. Sede.
Una volta realizzata la redenzione, gli schiavi liberati venivano condotti per città e villaggi, per rendere testimonianza degli orrori della schiavitù e del buon impiego dell’elemosina raccolta; poi rivestiti a nuovo e riforniti di tutto il necessario pere il rimpatrio. Lo stesso avveniva presso i Trinitari con le cosiddette processioni dello scapolare col quale venivano accolti e rivestiti i riscattati.
La peste del 1348, probabilmente la più cruda del Medioevo, causò grandi vuoti fra i Mercedari, fino a far pensare a una fusione coi Trinitari. Sotto il generalato di p. Lorenzo Company (1474-1479), si ebbero non lievi contrasti con i Trinitari sulla raccolta delle elemosine per la redenzione degli schiavi. Tuttavia l’interessante opera di Enrica Lucchini “La merce umana - schiavitù e riscatto dei liguri nel Seicento” dimostra che più che le “concorrenze” poterono gli scambi di collaborazione tra i due Ordini antischiavisti, in particolare addirittura con l’azione del mercedario fra Giovanni da Vercelli che nella sua epoca questuava sia per il suo Ordine che per quello dei Trinitari: l’importante era intervenire verso chi era in pericolo di vita e di fede!

♦ lo stemma
Ecco una possibile spiegazione di siffatto stemma…
Esiste pure un altro fatto noto, almeno localmente, di “commistione” tra i due Ordini. Fra Giuseppe Maria Sambelli, religioso converso dei Padri Trinitari di S. Maria della Mercede di Genova (dov’era questo convento?
La statua mariana è in chiesa parrocchiale nel quartiere Voltri dove pare si fossero insediati i primi Trinitari in attesa di giungere a San Benedetto al porto) trasferitisi da molti anni in San Benedetto al Porto (storica casa trinitaria, seconda solo a Marsiglia) sofferente da anni di tubercolosi, supplicò la Beata Vergine venerata a Genova col titolo e nel santuario “della guardia”, perché gli intercedesse la grazia della guarigione, che avvenne sabato 26 luglio 1727, festa di S. Anna, madre della Madonna (come attesta il processo canonico, che colloca questo miracolo come prodigio operato dalla Madonna presso questo suo santuario).

♦ RISCATTO E MERCEDE
Che poi il titolo di Madonna del Riscatto o della Mercede si confonda spesso tra i fedeli, questa è cosa nota che non fa altro che confortare quanto finora esposto, ossia che “non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?” (Isaia, cap. 58, versetto 6).

a cura di Gian Paolo Vigo

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