IL PRIMO NOVIZIO ACCOLTO DAL SANTO RIFORMATORE GIOVANE MODELLO DI SANTITÀ

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI
FRA PIETRO DI GESÙ

In questo articolo, Trinità e Liberazione presenta il primo Novizio accolto da San Giovanni Battista della Concezione. Ci troviamo nell’anno 1600.
Il Santo Riformatore, colpito dalle virtù eroiche di questo giovane, Fra Pietro di Gesù, ha voluto riportarne le gesta e la vita all’interno dei suoi scritti. Confessa il Riformatore che in pochi mesi questo giovane novizio, di appena 19 anni, era molto cresciuto nella sequela di Gesù come trinitario.
♦ I PRIMI DUE GIOVANI
Fra Pietro di Gesù proveniva dal villaggio Fonte della Quercia (Madrid). I suoi genitori gestivano una sartoria ed erano dei buoni cristiani. Venne, assieme ad un altro giovane (fra Francesco degli Angeli) a chiedere il santo abito trinitario. Erano i primi a bussare alla porta dei trinitari scalzi. San Giovanni Battista della Concezione era appena ritornato da Roma, con il Breve della Riforma concesso dal Papa Clemente VIII (20 di agosto 1599).
La Santissima Trinità, che aveva chiamato Fra Pietro di Gesù all’interno dell’Ordine, lo mise davanti a tantissime difficoltà. In realtà, in quei primi tempi, i trinitari scalzi non avevano ancora nemmeno un convento, e vivevano accolti da altri frati. Nel frattempo cercavano di attuare quanto scritto nella Bolla Papale, che permetteva loro di prendere possesso di alcuni conventi lì segnalati.
Scrive San Giovanni Battista: “Dio, che lo voleva per sé in quest’Ordine, non gli mostrò subito le difficoltà che comportava vestire l’abito trinitario scalzo, ma gli diede una conoscenza speciale del bene che si nascondeva nei travagli dei primi”. Enorme fu il coraggio di questo giovane che si buttò nelle acque della nascente Riforma dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi.

♦ ALCUNI TRATTI
San Giovanni Battista della Concezione ci descrive i tratti caratteristici del primo Novizio e lo fa pensando di facilitare le cose per un futuro ritratto. Ci racconta che era di corpo ben disposto e piuttosto robusto, la testa proporzionata in rapporto alla sua persona. Di pelle bianca, con colore roseo; fronte piuttosto larga, occhi di colore azzurro chiaro; bocca carnosa, con il labbro inferiore leggermente più grande di quello superiore. Attualmente, ci sono alcuni dipinti di grande valore artistico che hanno come soggetto a Fr. Pietro di Gesù. I più conosciuti li troviamo nella Domus di Vienna e a San Carlino di Roma.

♦ FACEVA BENE OGNI COSA
Dopo aver preso l’abito dalle mani del Riformatore a Toledo, l’8 di marzo del 1600, giunse nella prima Casa Scalza di Valdepeñas, dove si dedicò ad una vita di intensa preghiera donandosi totalmente a Gesù: profondamente umile, squisitamente obediente e di accesa carità. Cosa possiamo dire di lui più in particolare? Metteva l’anima e la volontà in tutto quanto faceva, e la Santissima Trinità lo teneva per sé nella sua intimità divina. La pace e la gioia che irradiava, tanto nelle cose ordinarie come in quelle più difficili, facevano innamorare tutti.
Ben presto al Noviziato giunsero altri novizi. Fra Pietro di Gesù ricopriva il ruolo di infermiere. Molte volte il medico restava meravigliato dalla testimonianza dell’infermiere; e “veniva al convento - scrive il Riformatore - una volta per gli ammalati e due per l’infermiere; il medico, quando se ne andava, passava sempre da me e si metteva a ponderare il comportamento dell’infermiere”.
Nelle occasioni in cui c’erano molti ammalati, se ne stava con loro, li accudiva, sistemava i letti, e “dopo tanta stanchezza veniva da me – scrive il Riformatore - e mi diceva: ‘Fratello (tutti i frati si chiamavano tra loro Fratello), se possibile vorrei andare fino al mattino davanti al Santissimo Sacramento’. Dopo tanta stanchezza, era lì che trovava riposo. Io gli rispondevo: ‘Fratello, non crede che sarà sufficiente un’ora o due?’, e lui mi diceva: ‘Se la sua carità vuole, fino al mattino’. E vedendo che quello era dono del cielo, e che non era uomo ma piuttosto angelo, gli dicevo: ‘Vada, fratello’”.
Quello che meravigliava di più era che, sia nella vita attiva che in quella contemplativa, faceva tutto con grande naturalezza, senza timore, né paure, con una facilità ammirevole. Quando era impegnato nella cura degli ammalati, sembrava essere nato per quella missione, come se Dio gli avesse concesso un amore e una tenerezza eccezionali. Quando faceva le penitenze, sembrava che il Signore avesse fatto ricadere su di lui i peccati del mondo per espiarli e piangerli. Quando si metteva a pregare o a contemplare, sembrava un angelo; nelle contrarietà e nel bene, irradiava pace, gioia e serenità.
San Giovanni Battista della Concezione si dedica a raccontare altri particolari. Racconta che una volta era venuto da lui il novizio Fra Pietro di Gesù per chiedergli il permesso di lavare l’abito. Per metterlo alla prova, il Riformatore gli rispose che forse aveva una cura eccessiva per la pulizia. E gli chiese di recuperare tutti i candelabri per poi pulirli con il suo abito. Egli lo fece, e dopo aver pulito tutti i candelabri, indossò nuovamente l’abito. Sembrava felice e vestito a festa. Un’altra volta chiese il permesso di ricevere una punizione da un altro fratello. “Io – continua il Riformatore - incaricai un fratello ben robusto, che dovetti fermare quando mi resi conto che gli stava assestando dei colpi molto forti. Ma fra Pietro di Gesù che era in ginocchio e si alzò pieno di serenità”.

♦ GLI APPARVE MARIA
Fra Pietro di Gesù era a letto con la febbre. “A me – scrive il Riformatore - venne l’idea di fare una passeggiata pomeridiana con tutti i fratelli e di portare pure la merenda. Preoccupato dei preparativi, non mi sono ricordato di lasciare qualcuno che si prendesse cura dell’infermo. Al ritorno della passeggiata sono andato da lui e gli ho chiesto come stesse. Subito mi disse: ‘Fratello, si sieda e gli racconterò quello che mi accade. Mentre eravate tutti fuori, vedendomi da solo e molto stanco in questo letto, ho avuto il desiderio che venisse qualche fratello per farmi il letto e così poter riposare un poco. In un momento, quando iniziavo ad avere quel desiderio, è entrata da questa porta la Madre di Dio, mi ha alzato e mi ha fatto il letto, mi ha riportato al letto e se ne è andata’. Gli ho detto: ‘E lei, fratello, cosa ha detto alla Madonna?’ Mi rispose: ‘Niente, nel momento stesso in cui è entrata da quella porta, sono rimasto meravigliato e incantato’. ‘E cosa gli ha lasciato?’. ‘Niente, mi ha bagnato la bocca; e quando lo ricordo sento ancora la sua mano. Gli ho fatto altre domande per accertarmi che non fosse tutto causa della febbre o di un sogno. Ma con le sue risposte mi ha tolto ogni dubbio’”.

♦ SANTA MORTE
“Il fratello era ancora ammalato, e la mia camera era accanto alla sua. Vennero di notte alcuni frati che prima erano stati in questo convento e non erano d’accordo con la Riforma. Entrarono nella mia camera, mi legarono le mani, mi portarono in un altro luogo del convento e lì mi rinchiusero (era la notte tra il 7 e l’8 di novembre 1600). Pietro di Gesù sentì tutto e implorò i frati entrati di notte di ‘non distruggete la Riforma’. Perché dicevano che portavano documenti del Nunzio di Sua Santità.  All’indomani andai a visitarlo e a consolarlo. Quando mi vide entrare nella sua camera, si buttò giù dal letto, e prendendomi le mani le baciava fortemente, solo perché erano state legate per la difesa dei fratelli. E baciandole ripeteva: ‘Ora mi sento bene, mi sento bene!’. Poco dopo, mentre diceva delle bellissime parole alla Madre di Dio, spirò. Gli diedi la Professione in articulo mortis, ricevette i sacramenti e guadagnò ‘l‘indulgenza dello Scapolare’”
“Durante suo funerale abbiamo festeggiato, sicuri che la festa più grande sarebbe stata quella in Cielo, essendo lui il primo riformato e il nuovo professo nell’abito e nella autentica regola di San Giovanni de Matha. Pochi anni dopo, nella traslazione dei suoi resti mortali alla nuova Domus Trinitatis di Valdepeñas tutti cercavano di avere qualche sua reliquia. Lo trattarono da santo e festeggiarono in suo nome” (cf. San Giovanni Battista della Concezione, Volume II, pp. 282-286).

di Isidoro Murciego

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