DONO ALLA CHIESA: UN ORDINE CON REGOLA PROPRIA FONTE PERENNE DI ISPIRAZIONE EVANGELICA

VITE TRINITARIE
DALLE ORIGINI AL DOMANI
Più di otto secoli sulle orme di San Giovanni de Matha (II)


La Regola la troviamo trascritta attualmente negli archivi vaticani. Questi archivi hanno cominciato la raccolta della documentazione a partire dall’anno 1198. Un fatto provvidenziale che ci ha permesso di ritrovare la Regola originale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi in questi importantissimi archivi. Proprio il 17 dicembre di quello stesso anno Papa Innocenzo III aveva approvato la Regola Trinitaria con la Bolla Operante divine dispositionis.

♦ SEGNI LUMINOSI
Il testo della Regola inizia così: Nel nome della Santa e Individua Trinità i fratelli… Queste parole iniziali indicano che tutto nella vita dei fratelli va vissuto nel nome della Santa Trinità. Questo incipit va molto al di là di un semplice titolo del testo della Regola. Ci troviamo davanti ad una composizione colma di spirito evangelico, arricchita da passaggi biblici abilmente elaborati e pieni di simbologia trinitaria. Ci troviamo davanti ad un testo legale, in linea con i canoni della Chiesa Cattolica. Nella Regola predominano i segni luminosi della carità e dello spirito di servizio; si tratta di persone fedeli alla Chiesa in comunione con Dio Trinità, con i fratelli della Comunità e con i fratelli schiavi e poveri.  

♦ I PRIMI TRE CAPITOLI
I tre primi capitoli della Regola presentano delle caratteristiche emblematiche del progetto di San Giovanni de Matha. “I fratelli della casa della Santa Trinità vivano sotto l’obbedienza del prelato della loro casa, che si chiamerà Ministro, in castità e senza nulla di proprio”  (RT 1). Dalla Trinità nasce la comunione dei fratelli nella sequela di Gesù. La casa diventa per tutti scuola di carità. “Tutti i beni da qualunque parte provengano lecitamente, li dividano in tre parti uguali; ed in quanto due parti saranno sufficienti, compiano con esse opere di misericordia, provvedendo insieme e in giusta misura al proprio sostentamento… La terza parte, invece, sia riservata per la redenzione degli schiavi che sono stati incarcerati dai pagani per la fede di Cristo” (RT 2). La divisione dei beni in tre parti uguali è, pure, segno della Trinità alla quale appartiene tutto in quest’Ordine: i fratelli, le case, le chiese, gli ospedali, i beni… In modo speciale, sono sacri i beni per il riscatto.

♦ LE CHIESE INTITOLATE
“Tutte le chiese di questo Ordine siano intitolate al nome della santa Trinità e siano di struttura semplice” (RT 3). Questo terzo capitolo racchiude una straordinaria ricchezza: la Parola, la preghiera, l’azione liturgica e sacramentale proclamano e celebrano la Trinità. “Il Tempio fa riferimento alla finalità ultima della vita e missione del trinitario: la gloria della Santa Trinità” (Aurrecoechea José Luis, Base Escriturística del Carisma Trinitario, en El Noviciado: Camino en el Espíritu Trinitario, Salamanca 1988, p. 110). In questo capitolo si svela a noi il culmine del progetto di San Giovanni de Matha.  
♦ FRATERNITÀ DI SERVIZIO
Gli altri trentasette capitoli della Regola illustrano il ricco contenuto che ci offrono i tre primi capitoli sulla relazione tra i fratelli, la missione misericordiosa-redentrice e la relazione alla Santa Trinità. La Regola del 1198  in verità viene ad essere un’esaltazione della Trinità, delle opere di misericordia e della redenzione degli schiavi. Buona parte del testo è dedicata ai fratelli in comunità. La parola fratello risulta la più ripetuta. Chi presiede i fratelli viene chiamato ministro, come sinonimo di servitore, in riferimento a Cristo presente in mezzo a loro come chi serve. Dalla Trinità nella Regola non emerge mai una struttura di potere  (mai si parla di superiore e suddito), ma una fraternità di servizio.
“L’amore trinitario che impulsa alla redenzione costituisce il centro e il principio unificatore nella Regola” (P. Juan Borrego, El Espíritu de los Hermanos Trinitarios según la Regla, I, Roma 1974, 6; cf P. Juan del SS. Sacramento, Exégesis Histórico –Trinitaria de la Regla, Córdoba, Leg. 83 de San Carlino). Nella Regola è subito evidente come San Giovanni de Matha non gradisca l’intervento militare per la liberazione dei Luoghi Santi. Lui porta nel cuore la causa delle vittime, tanti fratelli e sorelle che vivono nella notte della schiavitù. La sua unica armatura è la misericordia, e la sua intenzione, visitare e redimere schiavi.

♦ DE MATHA E GLI SCHIAVI
A San Giovanni de Matha preoccupano, soprattutto, gli schiavi più poveri e indifesi, quelli che non possono auto-riscattarsi, condannati senza speranza alle catene. Per esercitare questa missione userà dei segni esterni che differenziano il trinitario dal crociato: mani disarmate ed evidenti atteggiamenti di pace. Percepiamo nella Regola Trinitaria finalità pacifiche, mezzi disarmati e una serie di segni e gestualità che esprimo questa realtà che mai ha a che fare con la violenza. Questa volta il nemico si trova di fronte a nemici inermi e innocui, inabili per la guerra (cf G. Cipollone, Cristianità-Islam, 1996, 412). “Il progetto di liberazione dei redentori disarmati che rischiano personalmente, è il cammino più opportuno per sorprendere al nemico. Forse l’unico, anche oggi” (G. Cipollone, Cristianità-Islam, 1996, 447).
Nella Regola Trinitaria la vita dei fratelli è tutta orientata verso la redenzione e le opere di misericordia: i consigli evangelici, la liturgia, la vita fraterna, il lavoro, la divisione dei beni in tre parti, i digiuni… Anche le strutture della comunità sono al servizio della redenzione. Ogni cosa viene ad essere espressione di solidarietà nei confronti dello schiavo e del povero (cf I. Vizcargüénaga, La fraternidad trinitaria en sus orígenes, en Trinitarium, 3, 1994, 25).

♦ IL CUORE DELLA SUA VITA
L’ispirazione ricevuta nella sua Prima Messa motiverà tutta la vita di San Giovanni de Matha. Non cesserà di convocare fratelli e sorelle (religiosi e laici) ad ogni suo passo per operare nelle città della Francia, della Spagna, dell’Italia e nella Terra Santa, nelle Case, Ospedali, Chiese della Trinità, per la redenzione degli schiavi e la cura dei poveri.
Papa Innocenzo III concesse a San Giovanni de Matha dieci Bolle nelle quali lo chiama Fratello Giovanni, Ministro, e accoglie sotto la sua protezione i fratelli, le case, i  laici associati, le proprietà, ed incoraggia tutti ad essere fedeli al progetto originale. Il Papa gli donò pure a Roma l’Ospedale di San Tommaso in Formis, molto vicino alla sua residenza di San Giovanni in Laterano.
È molto significativo che proprio all’ingresso di San Tommaso in Formis lo stesso Fondatore fece realizzare un pregiato mosaico di forma circolare con il Signum Ordinis. Attorno al circolo si legge: Signum Ordinis Sanctae Trinitatis et Captivorum. E all’interno del cerchio viene rappresentato in forma iconica il Cristo Signore Pantocratore seduto in Trono, che sostiene con la sua mano destra la mano di uno schiavo cristiano e con la sinistra la mano di uno schiavo non cristiano. Lo schiavo cristiano porta nell’altra mano un vessillo processionale con in alto una croce con i colori rosso e blu. Questo Signum, che fa riferimento esplicito all’ispirazione fondazionale, lo troviamo già prima in altri documenti. Nel 1203 troviamo questa stessa rappresentazione in un atto notarile sigillato dal Vescovo di Marsiglia e da San Giovanni de Matha. Nella nostra tradizione fino ad oggi i Ministri Generali hanno usato questa rappresentazione come loro sigillo personale.

♦ L’ICONA DELL’ORDINE
Il grande Concilio Niceno II dell’anno 787 è stato dedicato alle icone. Si trattava di chiudere definitivamente la guerra iconoclasta e mettere ordine in tutto il campo delle immagini e rappresentazioni di contenuto cristiano. “Il 7º Concilio Niceno II riaffermò solennemente – contro l’eresia iconoclasta - il fatto sommamente reale, salvifico e deificante dell’Incarnazione del Verbo di Dio compiutasi nella storia, che – profetizzato e prefigurato nell’Antico Testamento e pienamente rivelato nel Nuovo – si rivela nella rappresentazione pittorica della sua Persona divina e incarnata. Nell’icona, perciò, la Chiesa contempla il Volto di Cristo Signore Pantocratore, che nel mistero salvifico della sua passione e della sua risurrezione ci presenta il Volto unico della indivisibile e consustanziale Trinità, Dio in Tre Persone. L’adorazione che mediante Cristo sale al Padre e si rivolge, in un atto medesimo, alle Tre Divine Persone, è evidenziata e proclamata visibilmente nella sua icona, la cui venerazione attinge al Divino Prototipo” (Congregazione per le Chiese Orientali, Istruzione L’Enciclica ‘Redemptoris Mater’ e le Chiese Orientali nell’Anno Mariano, 1987, p. 16).
Il Redentore simboleggia la misericordia divina (cf Lc 4,18-19; 7,19-20). Contemplando  Cristo del Vangelo lo Spirito ci fa percepire la misericordia del Padre e scopriamo negli schiavi il Volto sfigurato di Cristo: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me” (Mt 25,40).  
San Giovanni de Matha attraverso il Signum Ordinis e la Regola Trinitaria continua oggi a guidare i passi della Famiglia Trinitaria tra schiavi e poveri portando il Vangelo della gioia (cf Papa Francesco, Lettera al Ministro Generale, 17/12/2013).

di Isidoro Murciego

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