Grandi donne che fanno la storia Una vocazione unica

Per volontà di Dio l’uomo non è creato solo ma è chiamato a confrontarsi con l’altro sesso (Gen 1,26). Maschile e femminile insieme formano la pienezza dell’essere umano.Entrambi ebbero da Dio il compito di essere fecondi e di soggiogare la terra, data ad essi in consegna (Gen 1,28). Di qui sorge il grande impegno dell’uomo e della donna, diversi e complementari, sui quali incombe la responsabilità di governare e ordinare il creato. Nel testo di Gen 2,18, la donna viene creata dell’uomo e come aiuto corrispondente a lui: è un essere a lui pari e complementare. L’uomo riconosce subito con gioia la stretta affinità di natura con la donna. Egli è detto, nell’antica lingua orientale,’iš, e dà alla donna il nome di ’iššāh, ai quali la tradizione assegna i nomi di Adamo ed Eva. Su questo nome, ’iššāh, si fonda l’affermazione che l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre, spiegazione sostanziale e inalienabile dell’attrazione dei due sessi, originata dal fatto che essi provengono da un solo osso e da una sola carne (Gen 2,23-24).Nell’Antico Testamento si trova una posizione subordinata della donna quando si parla dei casi di poligamia o di sterilità, ma altrettanto si trovano relazioni tra uomo e donna in cui ancora traspare l’armonia primigenia. molte sono le figure femminili che acquistano eccezionale risalto: Sara, moglie di Abramo, Abigail, esponente particolare del drappello di mogli di Davide, Raab, la meretrice che si convenne lasciar per palma… dell’alta vittoria che s’acquistò con l’una e l’altra palma (Par IX, 121-123), Debora, giudice del popolo d’Israele, Ester e Giuditta liberatrici dello stesso popolo tanto amato da Dio.
Presso queste donne brilla la forza divina assecondata dalla generosa volontà umana. Nei secoli successivi lo stesso fenomeno si verificherà in tante donne il cui genio, sempre ossequiente all’amore di Dio, darà alla società gesti ed esempi di ineguagliabile forza e valore. Nell’epoca antica, Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), teologa, scrittrice, musicista, mistica, personalità quindi molto eclettica, profetizza una grande verità: la realtà umana è frutto della realtà divina ed esse interagiscono nella luce dello Spirito di Dio (Santa Ildegarda è stata proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI il 7 ottobre 2012 - la quarta donna ad assurgere a tale dignità dopo Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Teresina del Bambin Gesù). Nell’epoca moderna, oltre alle profetesse come Santa Chiara d’Assisi (1194-1253) per la vita diconsacrazione, alle numerose madri di famiglia come Elisabetta Canori Mora, Anna Maria Taigi, recentemente a Santa Gianna Beretta Molla e alle profetesse di “liberazione” come Madre Teresa di Calcutta, un’infinità di donne fanno risplendere la luce dell’unica verità, cioè la vita in Cristo.L’atteggiamento di Gesù verso la donna rappresenta un punto di svolta nel contesto sociale ellenistico e giudaico, nel quale ella occupava un ruolo subalterno. Le narrazioni evangeliche mostrano con quale affetto Egli si rivolgesse alla vita quotidiana delle donne (Mt 13,33; Lc 15,8). Egli osa parlare con una donna (Gv 4,27), insegnarle (Lc 10,39) e per causa sua infrangere il sabato guarendola e onorandola come figlia di Abramo (Lc 13,10-16). Ha compassione della vedova di Nain (Lc 7,12) e tratta la donna impura con grande tenerezza e amore (Mc 5,25-34). Le donne, ricevendo in dono il suo amore che perdona, meravigliate per ciò che nessun altro maestro aveva mai fatto, gli si avvicinano, lo seguono come discepole e lo servono.

Restano vicine a Lui fino alla croce e sono le prime testimoni e messaggere del Risorto. Il sostanziale egualitarismo predicato da Gesù si esplica anche nel superamento della normativa tradizionale sul divorzio, proteggendo la donna dal ripudio, e nell’atteggiamento verso l’adultera che Egli perdona invitandola a non peccare più (Gv 8,1-11).
Gesù chiama a sé tutti coloro, uomini e donne, che fanno la volontà del Padre: essi sono per lui fratelli, sorelle e madri (Mt 12,49-50). Gesù dunque è il primo a riconoscere fin dal grembo materno l’insostituibile missione della donna: l’Annunciazione, solennità che il Concilio Vaticano II ha giustamente inserito tra le solennità del Signore e non più tra quelle di Maria, costituisce il primo riconoscimento divino alla dignità della donna.
Un piccolo passo indietro - se così si può dire - sarà fatto da Paolo che, nelle sue lettere, sembra in qualche modo frenare la riscoperta del genio femminile, ad esempio con l’ordine di tacere nelle assemblee (1Cor 14,33-35) di non insegnare (1Tim 2,12), ma ciò è comprensibile sullo sfondo della prassi sinagogale del giudaismo contemporaneo, o forse col desiderio di offrire alla comunità un quadro sociale in accordo con la normativa del mondo romano-ellenistico.D’altronde sarà proprio Paolo ad insegnare che in Cristo non vi sarà più né uomo né donna (Gal 3,28) e a paragonare l’amore degli sposi a quello di Cristo verso la sua Chiesa (Ef 5,32-33).Con l’intelligenza e la ricchezza della loro femminilità, forgiate dalla sofferenza: tante madri oppresse da pesantissime e dolorose situazioni familiari e sostenute da una continua ricerca interiore; tante studiose di teologia e di antropologia, sono moltissime oggi che combattono contro una mentalità di discriminazione (valgano per tutti gli esempi di Suor Elvira Petrozzi, madre e redentrice di un’infinità di giovani; e di Chiara Amirante, iniziatrice di un movimento di liberazione dal male che ha come terapeuta Cristo solo) per alimentare lo sviluppo integrale della persona e la costruzione di una società più solidale.Non si sbaglia quando si dice, forse per battuta, ma con profonda e insospettata verità, che “la storia è fatta dalle donne”, a cominciare da Maria.“La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia […] e chiede che queste inestimabili manifestazioni dello Spirito che con grande generosità sono elargite alle figlie della Gerusalemme eterna, siano attentamente riconosciute, valorizzate, perché tornino a vantaggio della Chiesa e dell’umanità […]. La Chiesa prega affinché tutte le donne ritrovino in questo mistero se stesse e la loro suprema vocazione”. (Mulieris dignitatem).

Di Franco Careglio

 

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