Nel creato l’impronta della Trinità. Grande atto d’amore delle Tre Persone

Deus, qui humanae substantiae dignatem mirabiliter condidisti et mirabilius reforma­sti… così iniziava la preghiera di bene­dizione del vino e dell’acqua, all’offerto­rio: “In modo mirabile, o Signore, hai creato l’uomo e in modo ancor più mirabile lo hai redento”.

Queste parole dell’antico rito possono aiutarci a rammentare sempre il grande mi­stero della Redenzione operato da Gesù Cri­sto, secondo la volontà del Padre e attraverso lo Spirito Santo, con la sua morte e risurre­zione. Non solo, ma pure quelle parole ci rammentano come la creazione sia stata un atto di amore infinito e meraviglioso da par­te di Dio e la Redenzione lo abbia superato per il suo modo “ancor più mirabile”.

La Trinità Santissima ha pensato dall’eter­nità questo atto sublime per giustificare l’u­manità decaduta. Ecco perché Sant’Agostino canta o felix culpa, “felice colpa che ci meritò un tale Redentore”. Come sostengono molti teologi, il francescano Giovanni Duns Scoto (1265-1308) per primo, l’Incarnazione sareb­be avvenuta anche senza la colpa dei proge­nitori, sempre per l’immenso amore della Trinità. Leggendo poi il racconto della Ge­nesi, scopriamo quanto siamo stati amati dal Padre, che ci ha donato la terra, i suoi frutti, la sua bellezza, la sua purezza.

A tale e tanto amore, la prima risposta è quella del rispetto attento e riconoscente del dono ricevuto. Per cui ogni gesto che ma­terialmente o moralmente inquini la terra - non dimentichiamo quell’atto umile e gran­de di San Giovanni Paolo II, che ogni volta che poneva piede in un paese ne baciava la terra, dimostrando come essa è sacra - diven­ta un grave attentato all’amore della Trinità, che in modo mirabile ha creato e in modo più mirabile ha redento.

Viene da domandarci: ora, come nei se­coli abbiamo risposto a tanto amore e come vi rispondiamo oggi? E anche qui la Paro­la di Dio ci illumina, allorché rileggiamo il giudizio finale in Matteo 25, quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti. Egli ac­coglierà nel suo Regno quanti lo hanno sfa­mato, lo hanno vestito, lo hanno visitato, e abbandonerà lontano da Sé quanti lo hanno disprezzato. È troppo facile leggere in que­sta narrazione una premiazione dei buoni e castigo dei cattivi. Certo, per primo è l’uomo che va accolto e amato; ma altrettanto, tutto il creato che il Padre ha preparato per lui, per la serenità della sua vita, è importante. Senza il giusto sistema ambientale l’uomo non può vivere: se così non fosse, perché il Signore lo avrebbe voluto e preparato?

Anche il magistero della Chiesa ci insegna ad amare, custodire e rispettare il creato. L’ur­genza della tutela del creato è diventata più pressante in questi ultimi due o tre decenni.

La sensibilità di Papa Francesco ci indu­ce a riflettere sul nostro personale atteggia­mento verso creato. In particolare l’enciclica Laudato si’ relativa alla nostra manutenzione, per chiamarla così, di questa nostra “casa co­mune” che è il pianeta, ci ricorda e ci am­monisce sulla necessità non soltanto di una semplice cura ecologica, ma sul dovere mo­rale di custodire con amore e gratitudine il dono riservato all’umanità dalla Trinità San­tissima, la quale va lodata “quando contem­pliamo con ammirazione l’universo nella sua grandezza e bellezza” (nn. 238-240).

Il mondo infatti è stato creato dalle tre Persone “come unico principio divino, ma ognuna di loro realizza questa opera comune secondo la propria identità personale”. Per cui all’atto di amore infinito del Padre corri­sponde quello fattivo del Figlio “per mezzo del quale tutto è stato creato” e ad esso dona forza quello vivificatore dello Spirito, “inti­mamente presente nel cuore dell’universo”.

Papa Francesco evidenzia quindi come tutta la realtà creata “contiene in sé un’im­pronta propriamente trinitaria”, e il creato è atto di amore delle tre Persone, tanto che esso “contiene in sé un’impronta propria­mente trinitaria”. In tal senso, quindi, la tra­scuratezza verso il creato diviene un atto di grave ingratitudine verso le tre Persone nel loro intimo essere e di questo si dovrà rende­re conto proprio nel momento del giudizio.

Oggi il mondo, piaccia o no, va conside­rato e amato nella sua globalità, tenendo pre­sente che le divisioni e le strutture di ieri non rispondono più alle situazioni di oggi. Per cui ogni disattenzione o peggio, disaffezione, personale o collettiva verso il creato nuoce a tutto l’insieme di esso e costituisce un tradi­mento all’opera unitaria della Trinità.

Viviamo il tempo della “globalizzazio­ne”, dato in sé né buono né cattivo, ma sem­plicemente dato. Dovere del credente sarà allora quello di ri-creare una nuova umanità, evitando anzitutto ogni azione contraria alla verità - l’inquinamento è tale, l’accumulo di ricchezza lo è allo stesso modo - ed attuan­do una nuova evangelizzazione mediante la quale lo stesso Vangelo di sempre viene annunciato con nuovi entusiasmi, nuovi lin­guaggi comprensibili in una condizione cul­turale differente e nuove metodologie capaci di trasmettere il senso profondo, immutabi­le, dell’unica Verità.

Ci valga a questo compito tanto arduo l’aiuto della Vergine “Regina di tutto il crea­to” (n. 241) e di tutti i nostri santi.

 

di Franco Careglio

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