Conoscere Dio e conoscere l’uomo

Solo l’amore aiuta a comprendere
di Franco Careglio

Un assioma fondamentale della fede cristiana è questo: non è possibile conoscere l’uomo senza la cono­scenza di Dio e non è possibile l’autentica conoscenza di Dio senza la conoscenza dell’uomo.

Conoscere, osservare, esaminare e ritenere ciò che è vero e buono (1Ts 5,21) è quanto richiede una concreta maturazione nella fede. Ogni cristiano allora è tenuto a proporre, con la vita prima di tutto, un esempio che diventi vera istruzione. Quanto più il cristiano propone con la sua vita, tanto più in­segna, istruisce, diviene profeta perché ha tutto il diritto di parlare a nome di Dio. Se noi nell’umiltà e nella pacatezza offriamo “istruzione”, se facciamo del­la nostra giornata una “scuola di fede”, contribuiamo alla liberazione dalla peg­giore patologia che mai possa essersi abbattuta sull’essere umano: il peccato.

Solo l’amore aiuta a comprendere
di Franco Careglio

Un assioma fondamentale della fede cristiana è questo: non è possibile conoscere l’uomo senza la cono­scenza di Dio e non è possibile l’autentica conoscenza di Dio senza la conoscenza dell’uomo.

Conoscere, osservare, esaminare e ritenere ciò che è vero e buono (1Ts 5,21) è quanto richiede una concreta maturazione nella fede. Ogni cristiano allora è tenuto a proporre, con la vita prima di tutto, un esempio che diventi vera istruzione. Quanto più il cristiano propone con la sua vita, tanto più in­segna, istruisce, diviene profeta perché ha tutto il diritto di parlare a nome di Dio. Se noi nell’umiltà e nella pacatezza offriamo “istruzione”, se facciamo del­la nostra giornata una “scuola di fede”, contribuiamo alla liberazione dalla peg­giore patologia che mai possa essersi abbattuta sull’essere umano: il peccato.

Enunciati questi princìpi di fondo, risulta facile confutare le obiezioni che da secoli, ma soprattutto dalla cultura  odierna, vengono mosse contro la fede in Dio, obiezioni che si sono largamente dif­fuse, specialmente tramite le organizza­zioni politiche. La fondamentale obiezio­ne è che il Dio a cui i credenti si rivolgono non è che un’immagine dell’uomo proiet­tata sullo schermo infinito dei cieli.

Legato ad un’esperienza di delusioni, l’uomo proietta i suoi bisogni su di uno schermo immaginario e li vede realizzati. Questa realizzazione dei bisogni avviliti dall’esperienza terrena trova la sua solu­zione suprema in Dio. Dio è dunque una proiezione dell’uomo. Questa tesi, già largamente diffusa dall’illuminismo e dal marxismo, falsifica totalmente la ragione umana, rendendola sempre strumentale alle situazioni storiche. Si tratta perciò di istruire, nel modo più corretto e delicato, affinché l’uomo di oggi, dominato da una cultura che lo rende arbitro di se stesso, possa fare esperienza di autentica libera­zione, di totale affrancamento dai nume­rosi condizionamenti.

La pagina evangelica del buon sama­ritano (Lc 10,25-37) può indicare la via della conoscenza in modo estremamen­te realistico. Conoscere Cristo è la stessa cosa che conoscere l’uomo. Conoscere l’uomo è nelle nostre possibilità. Non si tratta di una conoscenza filosofica o scientifica, ma di una conoscenza che è la stessa cosa con l’amore.

Conosce l’uomo chi lo ama. E cono­sce l’uomo in particolare chi ama l’uomo diverso da lui, anzi suo nemico. Quel samaritano si fermò per soccorrere un suo antagonista, uno che non la pensa­va come lui. Ecco la migliore istruzione, l’istruzione che libera. Nello slancio con cui l’amore supera gli abissi, e cioè le dif­ferenze di cultura, di classe, di economia, vi è una potenza conoscitiva ed istruttiva che assomiglia a quella stessa di cui Dio ci ha dato l’esempio. Gesù conosce le sue pecorelle perché ha dato la sua vita per loro, ha conosciuto il mistero dell’uomo perché ha dato sua vita per lui.

Il vero buon samaritano è Cristo. In ultima istanza, la via per conoscere ed istruire, e quindi liberare dall’egocentri­smo e dalla sicurezza di sè, è la dedizione di se stessi all’uomo e, nell’ipotesi più ot­timale, all’uomo il più possibile lontano da noi, anzi contrapposto, per ragioni og­gettive, a noi, nostro nemico. Quello che ci chiede la Parola di Dio non è soltanto un atto di carità verso l’uomo ferito. È vi­vere tale dedizione come il vero esercizio della giustizia.

Tutta l’imitazione di Cristo si basa su di un parallelismo: come l’Amore infinito di Dio si è manifestato in un Uomo, cioè nel nostro fratello Gesù, così nel nostro amore per colui che chiede un bicchiere d’acqua o - usando i parametri della so­cietà attuale - chiede il lavoro, la giusti­zia sociale, l’accoglienza fraterna, ecco, in quest’uomo noi troviamo il luogo della vera conoscenza di Gesù. E noi possia­mo indicare questo luogo, fornendo così un’istruzione che libera dallo smarri­mento che paralizza lo spirito.

Così come ci istruisce, con la sua pa­rola ma altrettanto con il suo esempio, Papa Francesco, con semplicità e auten­ticità in un contatto immediato con la sofferenza e con le speranze del mondo a cui apparteniamo, nel quale non possono più esistere barriere. Non ringrazieremo mai abbastanza lo Spirito che ci ha dato un Vicario di Cristo che, come Cristo, va veramente oltre i confini, oltre i muri, ol­tre i colori, oltre le miserie per farci capire che siamo tutti figli di uno stesso Padre. Papa Francesco ci istruisce e ci libera per andare anche là dove le antiche carte geo­grafiche scrivevano hic sunt leones.

La fede, infatti, non è soltanto soppor­tazione del presente drammatico in vista di un’eternità beata: la fede è conoscenza del mondo secondo la giustizia di Dio. E la carità, che si illumina della cognizione di fede appresa attraverso studio, ricer­ca e istruzione, diventa progetto di vita secondo il cuore di Dio. Allora ci ritrove­remo fratelli degli uomini che invocano la liberazione, e noi stessi saremo liberi quando gli altri saranno liberati. Quello che conta, in maniera decisiva, è la scel­ta pratica di vivere per la liberazione della persona.

Questo atteggiamento è condizione essenziale per poter considerare anche i non credenti come operatori di quel Regno di Dio a cui noi ci riferiamo con conoscenza esplicita, grazie alla fede che ci è stata donata dal Padre e sostenuta dall’esempio e dall’apprendimento rice­vuto dai nostri cari.

 

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