ECONOMIA E COOPERAZIONE BENE DI TUTTI, BENE PER TUTTI

Le questioni del lavoro, dell’economia e della politica, si impongono nel nostro Paese sempre più come vere e proprie sfide per il futuro della convivenza, del sistema democratico e della prospettiva europea in cui l’Italia si colloca. Per questo economia e cooperazione si intersecano al punto che possono diventare occasione di crescita, di forza e di speranza per il nostro come per gli altri paesi europei. Tali sfide non possono non interpellare la Chiesa in Italia e in Europa e il suo impegno di pastorale sociale. La Chiesa, cioè il popolo di Dio, deve fare oggi un grande passo in avanti nella sua opera di evangelizzazione: deve entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario.
Il distacco dai valori è la più grave minaccia insita nelle società occidentali avanzate e incide profondamente negli ambiti determinanti e decisivi per la vita delle persone quali sono il lavoro, l’economia e la politica.
L’agire economico attuale sta dimostrando una crescente connessione con l’etica utilitaristica e richiede il sostegno di un codice morale più ricco ed esigente, per essere, sotto lo stesso profilo economico, efficiente ed efficace.
L’economia deve essere un servizio reso alla comunità mondiale, non strategia di arricchimento per singole nazioni che già hanno a disposizione beni più che sufficienti. Per questo si rende necessaria una cooperazione tra Stati che non sia lettera, ma vita. La cooperazione allo sviluppo è quella forma di collaborazione che avviene tra Stati (e tra Stati e organizzazioni internazionali) il cui obiettivo è lo sviluppo del sistema globale, in particolare di quelle aree considerate deboli. Questa cooperazione non è quindi concentrata sulla semplice crescita economica, ma comprende la più vasta gamma possibile di fattori di sviluppo (nutrizione, sanità, istruzione, sicurezza). Nasce in ambito governativo dopo il secondo conflitto mondiale e dalla fine del secolo XX viene affiancata e sostenuta dalle “organizzazioni non governative” (ONG).
La cooperazione governativa si occupa del trasferimento di risorse finanziarie, assistenza tecnica, servizi e beni da un governo o da un organo pubblico di un Paese sviluppato a favore di un paese in via di sviluppo, mentre la cooperazione non governativa è maggiormente slegata da interessi politico-economici particolari e rappresenta il canale privilegiato delle istanze provenienti dalla società civile.
Ora alle comunità cristiane è chiesto di educare ad affrontare la questione economico-sociale in modo organico e con un crescente impegno di qualificazione culturale, non soltanto in direzione del fine ultimo che è la salvezza, ma anche e non meno dei fini storici del mondo, che sono i valori che lo rendono sempre più civile. Con tali presupposti l’opera formativa e il dialogo con le altre istanze culturali saranno sempre più efficaci e sempre meno esposti alla degenerazione ad interessi personali infausti. Si potrebbero ricordare a questo proposito documenti pontifici di altissimo valore, come - senza andare eccessivamente indietro nel tempo - l’enciclica Mater et magistra di San Giovanni XXIII (15.5.1961), in cui il pontefice, in particolare nella III e IV parte del documento, raccomandava la collaborazione su piano mondiale contro il clima di sfiducia reciproca ingeneratosi in quegli anni; la ricomposizione dei rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia e nell’amore, tenendo presente che solo Dio è fondamento dell’ordine morale. Quindi la precedenza alle esigenze di giustizia nei rapporti tra Paesi a sviluppo economico di grado diverso attraverso la trasparente cooperazione scientifico-tecnico-finanziaria quale opera disinteressata che coinvolgeva – e coinvolge – le associazioni di apostolato dei laici. Quelle che oggi si chiamano le Ong, che soltanto la fede nel Dio-Amore e Liberatore può rendere trasparenti e forti.
Profetica è la distinzione che Papa Giovanni poneva tra ideologia e persona umana, e il movimento storico concreto. Realtà che si differenziano per il fatto che quando un’ideologia è sbagliata, altro non è sbagliata; invece la persona umana anche all’interno di idee assolutamente sbagliate porta in sé un’aspirazione verso il bene che occorre liberare dalle catene degli errori, senza condanne, coercizioni e - Dio ne scampi - violenza, ma con un aiuto concreto, paziente e generoso a spezzare quelle maledette catene.
Durante il Giubileo del 2000, anche San Giovanni Paolo II si espresse in ordine ad una vera cooperazione che avesse in programma, come prima voce, la cancellazione del debito dei paesi poveri (vedi Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente, 10.11.1994, n° 51).
Questo atteggiamento ottimistico non è nulla di straordinario, perché la Chiesa quando nel corso dei secoli lo ha sperimentato - si considerino i primi Concili ecumenici, in cui l’errore si chiamava errore, ma l’errante era aiutato a fare luce in se stesso - è uscita ognora vincente.
In questo Papa Francesco dona al nostro squarcio di storia una luce profetica che - Dio non voglia, causa anche i suoi detrattori - possa essere compresa troppo tardi.  
Oggi infatti chi volesse trovare aspetti brutti, negativi, antireligiosi e antiumani, ne troverebbe in abbondanza. Anzi, il mondo odierno, quello in cui noi viviamo, offre tali spettacoli di corruzione che se uno volesse trovarvi un appoggio per il proprio pessimismo, lo troverebbe subito.
Molto dipende dal popolo di Dio, che deve essere sempre più attento e preparato. Non si arrivi allo sfacelo beatamente commentando: “Non ce ne eravamo accorti”. Non ci si può non accorgere della confusione diabolica (si può usare questo termine!) che in campo morale (che contiene quello economico, sociale, cooperativo) si va diffondendo in questi anni.
  Se il popolo di Dio si lascia realmente raggiungere e convertire dalla parola del Vangelo, se il mistero della carità è celebrato con gioia e armonia nella liturgia, l’annuncio e la celebrazione della carità e della costruttiva - e non mendace! - cooperazione non possono non continuare, con successo e pace,  nelle tante opere di misericordia testimoniate con la vita e con il servizio.
  Il popolo di Dio, forte dei suoi duemila anni di storia e della sua profonda sapienza religiosa che lo rende idoneo a fornire un suo consiglio, potrà così mostrarsi quale esso è veramente - sacerdote, re e profeta - e  quale i nostri santi lo hanno pensato e voluto con la vita tutta e infinite volte con il sangue.

 Franco Careglio

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto