CREDENTI NEL RISORTO DALLA LIBERTÀ ALLA FRATERNITÀ

Il tema di questo mese, in apparenza ermetico, annuncia una ineludibile necessità: la comunione dei credenti in Cristo risorto, comunione anzitutto tra di loro e con tutti gli altri uomini che Dio ama. Dio ama tutta la sua creazione, l’ha creata buona e ha riconosciuto che era tale, ha continuato ad amarla anche dopo la disobbedienza provocata dal cedimento alla superbia, continua ad amarla ora e l’amerà sempre, sempre farà splendere il sole e manderà attraverso il suo Spirito la pioggia fecondatrice di novità e di sempre nuove possibilità di redenzione. Questo titolo non chiede di guardare in alto, perché già gli apostoli caddero nella trappola del “guardare in alto” e furono scossi da quei provvidenziali uomini che li ammonirono di non contemplare ma di immergersi insieme nei marosi della storia - vedi la narrazione di Atti 1,11 -.
Camminare insieme vuol dire realizzare una invincibile comunione tra i credenti in Cristo risorto, perché essi hanno sì di mira le cose di lassù, non per gustarne da soli l’ineffabile dolcezza, ma perché questa dolcezza invada e trasformi tutta la scena del mondo affinché i potenti non siano più oppressori e gli oppressi siano riconosciuti come uomini. Camminare insieme vuol dire stringersi come credenti in un patto di alleanza per dire “no” alla morte e “sì” alla vita, cooperando perché non vi siano più “epuloni” e “poveri lazzari”, ma senza invertire le parti, cioè senza tramare per far diventare Lazzaro epulone e viceversa - sarebbe questa l’ultima iniqua vittoria del potere: l’annientamento della coscienza degli oppressi.
Camminare insieme vuol dire operare uniti perché quel banchetto in cui gozzoviglia e a cui partecipa il solo epulone si concretizzi nel messaggio del Vangelo, dove i beni della terra non vengono disprezzati con ascetismo di tipo manicheo, ma vengono indicati come mezzi di comunione tra gli uomini, come strumenti di scambio tra gli uomini, come comune possesso della famiglia umana. In realtà i valori cristiani vengono ritagliati all’interno di una mappa culturale che è quella appunto di gente che sta dentro la giurisdizione dell’epulone. La necessità perciò di una visione planetaria dei risultati delle nostre scelte cristiane costituisce la differenza specifica della coscienza cristiana odierna, che dovrà essere fatalmente, piaccia o no, cosmopolita, dovrà - senza abiurare alle espressioni esterne e straordinariamente eloquenti del dato cristiano, vedi la ridicola paura del crocifisso appeso al muro che pare far più paura a certe parti politiche che ai non cristiani - essere necessariamente solidale con il riconoscimento della dignità delle classi oppresse ed emarginate, dovrà essere inventiva per quanto riguarda la creazione di uno stile di vita nel quale i beni non sono strumenti di distinzione e di sopraffazione, ma mezzi di scambio, umanizzati anch’essi perché ricomposti dentro la comunità umana.
La bellezza e la forza del camminare insieme è insegnata costantemente da quel dono straordinario della fantasia dello Spirito Santo che è papa Francesco.
Egli dimostra che l’intenzione retta e il desiderio ardente della pace possono compiere il miracolo di formare un’umanità capace di scorgere tutto quanto unisce: è la “politica” di San Giovanni XXIII che, forte della croce di Cristo e soltanto di essa, non ebbe timore – 57 anni fa, 11 ottobre 1962 – di accogliere l’illuminazione dello Spirito. Papa Giovanni fu un “imprudente”: ne avessimo imprudenti di quel genere! Egli, sessant’anni fa come oggi Francesco, sapeva benissimo che aveva da temere più dai fidatissimi amici di palazzo che dai nemici dichiarati. Non si perse d’animo e avviò quella inattesa primavera dello Spirito che fu il Vaticano II e che oggi Francesco alimenta e incoraggia con una tenacia che ha dell’eroico.
Proprio il mese scorso Francesco, che usa ogni mezzo tecnico per diffondere il Vangelo, attraverso Twitter ha detto: “Lo Spirito Santo, artefice di fraternità, ci dia la grazia di camminare insieme; ci renda coraggiosi nello sperimentare vie di condivisione di missione” (10.10.2019).
Il Concilio evidenziò quale condizione indispensabile per un’umanità nuova il camminare insieme. Un vescovo di quei tempi seppe attuare tale strada indirizzando ai fedeli della sua diocesi una mirabile lettera che ha fatto storia: si tratta del card. Michele Pellegrino (1903-1986), che scrisse la Camminare insieme 8.12.1971). Vale la pena rileggerne qualche passo, sia pure a 50 anni circa di distanza; lungi dall’essere superata, fa apparire il carattere profetico degli uomini che per Cristo vivono, lavorano, soffrono e muoiono.
“Debbo sottolineare il rispetto della ragionevole libertà ammettendo un pluralismo che tenga conto delle situazioni diverse, delle possibilità degli uomini e degli ambienti. Nessun male - anzi può essere cosa utile e feconda - se ci sono comunità che portano avanti, sempre in piena comunione col vescovo, iniziative e metodi pastorali nuovi. Si lavori, si sperimenti con umiltà e coraggio, guardando con rispetto a chi, con uguale buona volontà, ritiene di dover camminare qualche passo più indietro o per vie diverse, salve sempre le realtà di fondo a cui tutti debbono sentirsi obbligati.
Dalla libertà si passa alla fraternità. La fraternità cristiana, fondata sul Battesimo e sull’Eucaristia, richiede iniziative concrete per superare le divisioni di ogni genere tra gli uomini in nome di Cristo venuto per riunire i figli di Dio dispersi dal peccato e vincerne le cause. La fraternità esige anzitutto rispetto, ascolto tra i membri della Chiesa, educazione con la preghiera alla vera comunione in Cristo” (nn. 19-20). Quindi fiducia assoluta nello Spirito che illumina quanti onestamente desiderano il bene comune e si adoperano per un sincero dialogo pur nella diversità delle posizioni.
L’uomo di tanti secoli fa, con la tonaca bianca e la croce rossa e blu, portò avanti la sua fede non come una vociferante chiacchiera su Dio, ma come quotidiana manifestazione dell’amore per la creazione di Dio. La sua certezza si trasmise - e si trasmette - da cuore a cuore, da pelle a pelle, camminando insieme uniti nel Nome di quell’unico Dio che porge, a chi ama, la salvezza e la pace. Chi non ha interesse a questo annuncio? Chi vive e trionfa quando ci sono gli oppressi, gli sfruttati e i sofferenti. Costoro, che hanno come dio il profitto, non amano questo annuncio, perché, portato avanti da tutti i cristiani in coro, diventa una scossa al loro piedistallo. Ben lo comprese l’uomo dalla croce rossa e blu, altrettanto l’uomo di Assisi che si fece povero per dimostrare la falsità di quel dio. Perché non si tratta di un annuncio spirituale che non dà noia a nessuno, si tratta di un annuncio che mentre consola e libera i poveri che muoiono di fame, annegano in mare, sono sterminati dalle malattie, fa tremare i potenti di questo mondo.
Impariamo a camminare insieme: con unità di intenti, di sofferenze e di fatiche, potremo come cristiani dimostrare che nonostante tutto “la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Sal 84,12).

di Franco Careglio

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