La sanità vista dai cittadini

L’art. 32 della Costituzione Italiana sancisce la tutela della salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”. Tra liste di attesa, ticket e accesso alle prestazioni, costi elevati per le cure e riorganizzazio­ne della rete ospedaliera, il quadro che ne emerge è ricco di forti criticità. Ne abbiamo parlato con il dott. Tonino Ace­ti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato e responsabile di Cittadinanzattiva. Da 35 anni Cittadinan­zattiva (http://www.cittadinanzattiva.it) opera in Italia e in Europa per la promo­zione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Presente in Italia con 20 sedi regionali e circa 250 assemblee locali, è attiva quotidianamente a difesa del cit­tadino, fornendo strumenti per tutelarsi e dialogare con le istituzioni.

Il XVI Rapporto Pit Salute 2013 del Tribuna­le per i diritti del malato-Cittadinanzattiva dichiarava: “Meno sanità per tutti. La rifor­ma strisciante”. Cosa significa?

In questi anni le risorse destinate al Ssn stan­no subendo drastiche e continue riduzioni, incidendo notevolmente sulle tasche degli ita­liani e sull’accesso alle cure. Le segnalazioni dei cittadini che quotidianamente riceviamo ci aiutano a descrivere meglio la situazione. Liste di attesa, ticket e accesso alle presta­zioni sempre più difficile sono le criticità del nostro Servizio Sanitario Nazionale emerse dal XVI Rapporto. Dopo anni in cui gli errori medici rappresentavano il problema più sentito dalle persone, l’accesso alle prestazioni sanitarie (18,4% del totale delle oltre 27.000 segnalazioni del 2012) è risultato essere il problema più sentito. Circa il 12% delle segnalazioni giunte al Pit Salute, nel corso del 2012, riguarda i costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie. La stessa Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) indica come all’au­mento dei ticket sia seguito un abbassamento importante del volume delle prestazioni nel pubblico ed un aumento nel privato. La situazione economica ha assunto nel nostro paese una gravità particolare a causa della mancata individuazione di misure di rilancio. Se ieri il cittadino si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio carente, sospeso o intempestivo, oggi vi rinuncia.

A questo proposito è utile ricordare anche un altro documento, il XII Rapporto sulle politiche della cronicità. Può parlarcene?

Infatti, avere una o più patologie croniche o rare, o accudire una persona malata, è diven­tato oggi un “lusso” che non ci si può più permettere, perché i costi diretti ed indiretti della malattia risultano insostenibili per un numero crescente di pazienti e di famiglie. E l’estremo risultato è non solo non curarsi nel­la maniera adeguata, ma addirittura “nascon­dere” la propria patologia in alcuni contesti, fra cui quello lavorativo. Sul piano sociosani­tario, inoltre, emerge una assistenza, soprat­tutto a livello di accesso ai farmaci, a macchia di leopardo, con regioni più avanti e altre che stentano a assicurare anche i Lea, mentre i tagli incidono maggiormente sull’assistenza domiciliare e sulla riabilitazione.

Qual è l’impegno ordinario di Cittadinan­zattiva?

Le iniziative sono tante. Ad esempio, abbia­mo promosso recentemente il “Manifesto dei diritti e dei doveri dei pazienti”. Si tratta di un’importante campagna di sensibilizzazione il cui obiettivo generale è rimettere al centro il tema della garanzia del Diritto alla Salute af­finché sia equo ed uniforme su tutto il territo­rio nazionale, portando all’attenzione pubblica le criticità che incontrano i cittadini nell’aver accesso a farmaci e alle terapie farmacologi­che, responsabilizzando il cittadino rispetto all’assunzione del farmaco. Salvaguardare il servizio sanitario pubblico è il nostro impera­tivo categorico. Esso va rilanciato attraverso un “nuovo” patto per la salute, che apra ad un confronto con “tutti” gli attori della sanità e con le organizzazioni dei cittadini e dei pazienti. Ad esempio, sulla rete ospedaliera, se si procede alla sua riorganizzazione utilizzan­do il solo criterio del numero dei posti letto, si rischia di fare delle scelte paradossali. Non si può procedere con criteri prevalentemente ra­gionieristici ma occorrono analisi che contem­plino anche altri indicatori. Occorre prevedere spazi di condivisione e partecipazione delle comunità locali e delle organizzazioni civiche e di pazienti ai processi di riorganizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali, nonché sulla valutazione costante dell’impat­to della scelta maturata ed attuata. Occorre prevedere un piano di comunicazione rivolto alla cittadinanza sulla riorganizzazione.

 
di Claudio Ciavatta

 

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