L’Assistente sociale: al centro la vita delle persone

La disabilità è la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condi­zione di salute di un individuo e i fattori personali, accanto ai fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’indi­viduo. Per l’Assistente sociale fondamentale è la vita delle persone. E le situazioni richiedono sempre empatia e dedizione. La condizione di disabilità tocca vari aspetti di vita della persona: fisico, psichico, relazionale, culturale, sociale, giuridico, ecc. I bisogni vengono colti dalle istituzioni, soprattutto le necessità della famiglia su cui grava il carico assistenziale e la cura del proprio caro. All’Assistente sociale sono demandati interventi per l’inserimento scolastico, lavorativo e la socializzazione, oltre alle tradizionali attività di prevenzione, cura e riabilitazione. I valori alla base del servizio sociale, infatti, possono essere sintetizzati nel valore di umanità dell’uomo, cioè nel riconoscere la dignità e la libertà di ciascuna persona. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Silvana Mordeglia, Presidente del Consiglio nazionale Ordini degli Assistenti sociali e docente nel corso di Laurea in Servizio sociale del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Uni­versità degli Studi di Genova.

Dott.ssa Mordeglia, come definisce la figura dell’assistente sociale?

L’assistente sociale è un professionista che si occupa di promuovere processi d’inclusione sociale di persone, famiglie e comunità che si trovano in situazioni di difficoltà alle quali non riescono a far fronte con le sole risorse personali o della rete di riferimento. Ha cura di porre in essere, nel contesto del sistema organizzato di risorse in ambito sociale e sanitario previste dalla nostra Costituzione e dalle leggi, tutti gli interventi necessari ad evitare fenomeni di marginalità e di contribuire alla tutela dei diritti di tutti. La professione, che è nata nella metà del XIX secolo, è stata ordinata nel nostro Pa­ese con la legge n.84/1993 ed è compresa, pertanto, tra le professioni intellettuali riconosciute dalla Stato. Vi si accede dopo il superamento dell’esame di Stato a seguito del conseguimento della laurea magistrale in “Servizio sociale e politiche sociali” (sez. A dell’Albo) e triennale in “Servizio sociale” (sez. B dell’Albo).

Quali sono le competenze dell’assistente socia­le oggi?

L’intervento di servizio sociale ha luogo quando sia necessario portare cambiamento e sviluppo ad una determinata situazione di persone, famiglie, piccoli gruppi, comunità o società: finalità queste che si perseguono “con” piuttosto che “per” le persone. Nel contesto di estrema complessità in cui si trova il nostro paese, gli assistenti sociali intervengono a più livelli, ma strettamente connessi tra di loro. Le aree di attività, svolte anche in col­laborazione con altri professionisti, possono essere accorpate nelle aree di programmazione, organiz­zazione, gestione e coordinamento di servizi e di risorse istituzionali e comunitarie nell’ambito del sistema di welfare; nell’area preventivo-promozio­nale attraverso il sostegno dei cittadini nei processi di accesso ai servizi, alle risorse e alle prestazioni e nella conoscenza e fruizione dei propri diritti; nell’area dell’accompagnamento, aiuto e sostegno a persone singole e famiglie. All’interno di tale area rientrano anche le attività connesse con il “manda­to di autorità” assegnato dagli organi giudiziari, a tutela di persone in stato di particolare fragilità o per contribuire a progetti di reinserimento sociale di persone che abbiano commesso reati. Al servizio sociale vengono rivolte, in questo campo, richieste di diagnosi psico-sociale, di valutazione, pareri, relazioni, proposte e progetti di intervento, attività vengono svolte sia all’interno dei servizi territoria­li, sia in regime di libera professione.

Qual è lo stato dell’arte della ricerca in Italia?

L’ambito della ricerca è fondamentale soprattutto in un momento di crisi come questo che stiamo attraversando, caratterizzato da povertà materiale e relazionale che investe i cittadini ma anche le istituzioni che devono saper rispondere con sempre meno risorse. Serve allora che la professione possa attingere non solo ad una formazione rigorosa, volta all’acquisizione di saperi scientificamente fondati, ma che sia consolidato lo spessore della conoscenza scientifica e disciplinare di cui dispone, per rispondere alle attese e agli impegni derivanti dal sempre più ampio e complesso mandato sociale, istituzionale e professionale. Poiché in Italia sono pochissimi i docenti di servizio sociale incardinati nelle università e negli istituti di ricerca specifici, non è semplice per gli assistenti sociali impegnarsi come ricercatori, soprattutto a tempo pieno, e, di conseguenza, avere a disposizione un ventaglio ampio di ricerche specifiche e non solo di ambiti disciplinari connessi che possano contribuire ad un esercizio professionale il migliore possibile e allo sviluppo della società.

 di Claudio Ciavatta

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto