Umanità e umanesimi. L’umanesimo trinitario

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La pluralità degli umanesimi, la solidarietà tra gli umani, il riferimento a Cristo come paradigma e all’Umanesimo trinitario. Sono solo alcuni dei temi delineati nel cor­so dell’evento formativo residenziale, “Al ser­vizio dell’Uomo: etica e umanizzazione delle cure”, svoltosi a Venosa a fine marzo presso il Centro di Riabilitazione e Formazione pro­fessionale dei Padri Trinitari. A Padre Giulio Cipollone, Professore ordinario di Storia e Beni culturali della Chiesa, presso la Pontificia Università Gregoriana, e Trinitario, abbiamo chiesto di stimolarci con qualche riflessione.

Professore, nella sua relazione “Umanità e uma­nesimi, Umanesimo trinitario” lei ha detto che: “L’Umanesimo trinitario consiste in una ‘totale inclusione’. In particolare, ha parlato anche del ruolo dell’operatore sanitario. Vuole chiarirci ulteriormente questi concetti?

La parola ‘umanizzazione’ indica il processo nei rapporti umani in cui si tenta di mettere la persona al centro, nel rispetto della sua dignità e nella collaborazione tra umani, fondata sull’accoglienza e sulla solidarietà. Nel nostro mondo, cosiddetto della globalizzazione troviamo, purtroppo, che la persona è di poco conto, ciò che conta è l’individuo in quanto ‘produttore’ e ‘consumatore’. Questa vi­sione interferisce nei vari ambiti della vita sociale: dalla finanza all’economia, dal mercato al profitto, dalla politica alle religioni che sono altro da fede. È facile intuire la ricaduta del processo della globaliz­zazione nell’ambito sanitario, laddove la macchina del profitto e degli interessi può produrre distanzia­menti da una visione etica, con evidente svantaggio della cura del malato e del rispetto della sua perso­na. Esempi possibili da citare sono copiosi. Natu­ralmente abbiamo diversi umanesimi, a seconda delle diverse percezioni dell’uomo, delle differenti prospettive di relazione tra le persone. Essi propon­gono ricette varie e, in qualche caso, contraddittorie rispetto al reale interesse per l’uomo, che si deve intendere come un unicum nella sua integrità: mente, anima e corpo. Il riferimento a Cristo come paradigma e all’Umanesimo trinitario, che consiste in una totale inclusione, implica una chiara pro­spettiva di responsabilità dell’operatore sanitario che, nel sistema complesso delle cure, deve conside­rare il proprio lavoro come una missione, ossia una professione che come tale è risposta ad un mandato e quindi esige un impegno morale, oltre che l’eser­cizio di doti personali e capacità tecniche, come è detto nella presentazione dell’evento formativo che si è tenuto nel nostro Istituto di Venosa.

Considerare il proprio lavoro come una mis­sione è stato un concetto ricorrente nel corso dell’evento. Missione secondo il Carisma trini­tario. Può approfondire ulteriormente questo concetto?

Qui a Venosa, come a Bernalda, gli operatori sani­tari, e non solo, che servono nell’Istituto si rifanno necessariamente al Carisma dell’Ordine trinitario. In verità, quest’Ordine, fondato oltre 800 anni fa, circa 25 anni prima della Regula bullata dei frati Minori, ha la sua ragion d’essere nel Mistero divino della Santissima trinità in quanto Dio, unico, in­teso come amore, nell’incessante relazione delle tre Persone divine. Come scrisse Ildeberto di Lavardin, arcivescovo e poeta, “la Trinità tutto sostiene e tut­to include: fuori di essa, il nulla”. Come dire, fuori dall’amore non c’è vita. Ebbene l’Ordine Trinitario è stato fondato per una inclusione totale, attraver­so opere umanitarie e di liberazione in favore dei cristiani e dei non cristiani, che erano generalmente considerati nemici. Oggi diremmo, scarto della società, gente da evitare. Papa Francesco ha parlato di scarto della società. In questo scarto troviamo le persone con handicap o altre abilità. Ma siamo tutti un po’ disabili non avendo tutte le abilità.

Durante l’evento è stato presentato il volume di Padre Angelo, che ha per titolo “Cari Confra­telli. Dieci anni di sollecitudine alla guida della Provincia Natività Beata Maria Vergine, Padri Tri­nitari (1996-2006)”. Cosa vuole richiamare?

Il volume di Padre Angelo riporta in modo conti­nuo le parole e i riferimenti al concetto di umanità, uomo, umanizzazione. Allora Provinciale dei Trini­tari, Padre Angelo allude all’impegno formativo per i Trinitari in quanto servitori dell’umanità soffe­rente. Accenna al servizio, come spazio che realizza la nostra umanità. Dà motivi di speranza per una nuova umanità. Avendo presente Cristo che abbrac­cia tutta l’umanità, lo Spirito che guida l’umanità e l’amore del Padre per ogni sua creatura. Anzi nel volume sono varie le pressanti citazioni sulla porzione dell’umanità più debole che ha ulteriore bisogno di umanità e di servizio. Padre Angelo scrive della necessità di porre l’attenzione all’uomo per renderlo più libero e poter vivere nella piena coscienza la sua umanità. Rammenta che il segreto della fedeltà dei Trinitari a Cristo e alla sua Chiesa consiste in due dimensioni: la fedeltà all’Ordine e la fedeltà all’Uomo. Il volume offre le caratteristiche di un cantiere aperto. Dove il già fatto è funzionale per il non ancora compiuto. Cosicché, anche con la forza delle parole di Papi contemporanei, da Paolo VI in poi, si hanno motivi di speranza e di impegno. Perché i Trinitari e i collaboratori che servono nel contesto della sofferenza umana abbiano ragioni più profonde, per crederci e per agire.

 di Claudio Ciavatta

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