Se Dostoevskij ci aiuta nella relazione di cura

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Quante volte la lettura di Dostoevskij ci ha aiutati a comprendere meglio le dinami­che presenti nella relazione di cura... Sem­pre più spesso, inoltre, in ambito sanitario si parla dell’utilità di un approccio che tenga conto delle peculiarità delle scienze umane nell’assistenza sanitaria. Le “medical humani­ties” rispondono proprio a questa necessità. Nate sul finire degli anni ’60 le “medical huma­nities” vogliono essere il luogo in cui la medi­cina non solo rafforza i propri rapporti con le scienze sociali e comportamentali, ma dove può entrare in dialogo con la filosofia morale e con gli apporti delle arti espressive. Ne abbia­mo parlato con due esperti: Susan Levine, pro­fessore associato di Antropologia e Steve Reid, medico di famiglia con esperienza in pratica clinica, istruzione e ricerca, entrambi dell’U­niversità di Città del Capo in Sudafrica. Susan Levine: “all’inizio pensavo di fare la terapista e guarire attraverso il massaggio, ma mi sono appassionata all’antropologia. L’approccio medical humanities, embrionale nell’ambiente sudafricano, rappresenta un orizzonte in cui il lavoro di cura nel contesto della malattia e della disuguaglianza potrebbe diventare meno tecnologico e più umano.” Steve Reid: “come medico ed entusiasta musicista ho cercato per molti anni di far convergere questi due aspetti della mia vita. Quando ho iniziato a vede­re che le differenze tra loro non erano così grandi come pensavo, codificati come sono da diversi linguaggi e paradigmi - diversi modi di vedere e di essere - ho cominciato a trovare aree di sinergia. Ho scoperto che la passione e l’entusiasmo che provo per la musica possono essere integrati nel mio lavoro di insegnante e ricercatore: ho iniziato a considerare le lezioni come simili a spettacoli musicali, per esempio, dando molta più attenzione alle prove e allo stile di realizzazione”.

Quanto è importante l’interdisciplinarietà tra medicina, scienze umane e arte?

L’idea di scienza a cui generalmente ci si riferi­sce in ambito medico considera l’arte e le scienze umane come “altro”. La medicina e le scienze umane rappresentano quindi due “culture” spesso considerate come reciprocamente esclusive (Charles Percy Snow 1959). Mentre la tecnologia medi­ca diventa più accessibile e pervasiva, la pratica medica occidentale si confronta con le criticità legate alla mancanza di cure e depersonalizzazione. Ma possono le arti e le scienze umane essere una risposta a questi problemi? Con queste premesse si sviluppano le “medical humanities”. “Convergen­za” è il termine corretto, per indicare che l’unione tra diverse discipline, in particolare tra scienza e arte, può portare a conclusioni importanti. Guar­dare la medicina dal punto di vista delle scienze umane, come la storia o l’antropologia, per esempio, ci dà una comprensione più profonda di ciò che la medicina sta facendo e perché. Guardare l’arte e le scienze umane dal punto di vista della medicina, rappresenta un esercizio interessante perché apre nuovi orizzonti.

Cosa intendiamo per “medical humanities”?

Si tratta di un campo emergente che riunisce in un dialogo medicina e scienze umane, alla ricerca di una sinergia produttiva. Questo campo inter­disciplinare è un’arena stimolante di pensiero e di studio, in quanto potenzialmente ci dà lo spazio per espandere i nostri orizzonti intellettuali e proporre soluzioni alla correzione di alcuni dei limiti dell’as­sistenza sanitaria nel 21° secolo. Ma il termine “medical humanities” significa molte cose diverse per persone diverse, e si usa il termine “medico” per indicare le tecniche e l’approccio del modello biomedico occidentale. “Rendere la medicina più umana” è solo un’interpretazione di questo ambito di riflessione. Un altro è rappresentato dall’intero settore dell’arteterapia, tra cui la musica, il teatro, le arti visive, le cure palliative, la bioetica e la medi­cina narrativa.

Qual è l’obiettivo del corso “Medicine and the Arts” dell’Università di Città del Capo?

Medicine and the Arts” è un corso promosso presso l’Università di Città del Capo in Sudafrica. Nel corso esploriamo alcuni degli aspetti del rap­porto tra la medicina e le arti, comprese le scienze umane, al fine di mostrare alcune delle potenzialità del pensare in modo interdisciplinare. Le diverse discipline accademiche hanno i loro linguaggi, nor­me e modi di vedere il mondo - prospettive culturali differenti - che se applicate allo stesso soggetto o fenomeno contemporaneamente, possono dare ori­gine a idee e interventi interessanti e originali. La medicina occidentale immagina un mondo “posi­tivista” di fatti e prove e quantificazioni, mentre le arti e le scienze umane sono volutamente interpre­tative e riflessive. Una prospettiva importante per noi, infine, presso l’Università di Città del Capo, è quella di essere “sud del mondo”, e, in particolare nel contesto sudafricano, di venire da una storia di grande divisione e disuguaglianza nella società. Ci auguriamo che il nostro contributo stimoli un’in­terazione globale sul tema delle “medical huma­nities” mettendo in evidenza i problemi e le voci di chi altrimenti non è ascoltato nella letteratura tradizionale.

 di Claudio Ciavatta

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