Special Olimpics. Vittorie assicurate

La scorsa estate Los Angeles ha ospitato i giochi Mondiali degli Special Olympics e il mondo della comunicazione ha seguito appassionatamente queste olimpiadi. Come sappiamo lo sport è, per tutti, uno strumen­to di crescita che ci aiuta a mantenerci in buona salute. Aspetti, questi, fondamentali nella disabilità intellettiva: offrendo continue opportunità per dimostrare coraggio e capa­cità, la pratica sportiva diventa un efficace strumento di sviluppo, di riconoscimento di sociale e di gratificazione. Nel mondo sono oltre 170 i paesi che adottano il programma Special Olympics. Abbiamo approfondito questo straordinario mondo con la dr.ssa Ales­sandra Palazzotti, Direttore Nazionale dello Special Olympics, che ci ha raccontato la realtà italiana, e con il dr. Filippo Orlando, Direttore Regionale (Basilicata), che ci ha illustrato come queste iniziative possono essere promosse sul territorio.

Dr.ssa Alessandra Palazzotti, può spiegarci in poche parole cosa sono gli Special Olympics?

Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con e senza disabilità intellettiva. Lo sport, offrendo continue opportunità di dimostrare impegno, coraggio e capacità, diventa un efficace strumento di riconoscimento sociale e di gratificazione. Può essere palestra di vita che offre agli Atleti Special Olympics la possibilità di valorizzare le loro diver­se abilità e di spenderle produttivamente nella so­cietà. Si tratta di un messaggio di grande speranza rivolto a milioni di persone, ai loro familiari e alla comunità tutta. La fondatrice di Special Olympics è Eunice Kennedy, che nel 1968 diede il via ufficia­le al movimento con i Primi Giochi Internazionali di Chicago. Special Olympics è riconosciuto dal Cio (Comitato Olimpico Internazionale) e i suoi programmi sono adottati in più di 170 Paesi. Si calcola che nel mondo ci siano 4.427.447 Atleti più di 4.000.000 i membri di famiglie e 1.364.144 i volontari che ogni anno collaborano alla riuscita di 81.129 grandi eventi nel mondo.

Qual è la situazione nel nostro Paese?

Special Olympics Italia, riconosciuta quale Asso­ciazione Benemerita dal Coni e dal Cip, è presente in Italia da oltre trent’anni e opera in tutte le regioni. Sono presenti in tutta Italia Team Special Olympics che preparano gli Atleti nei seguenti sport: atletica leggera, badminton, bocce, bowling, calcio, canottaggio, ciclismo, corsa con le racchette da neve, equitazione, floor hockey, ginnastica, golf, nuoto, pallacanestro, pallavolo unificata, rowing, sci alpino, sci nordico, snowboard, tennis, tennis tavolo e triathlon. Sono 14.662 gli Atleti e 10.210 i volontari che ogni anno contribuiscono all’organiz­zazione di 312 eventi.

Siamo attrezzati ad accogliere e promuovere ini­ziative sportive di questo tipo e quali sono spazi di miglioramento?

In Italia c’è una scarsa cultura ad identificare lo sport come fattore di benessere individuale e sociale. Per molti anni lo sport è stato identificato come un fenomeno elitario e comunque di interesse quasi esclusivamente agonistico. Solo di recente si sta imponendo il concetto di sport come attività utile alla formazione e all’educazione dei giovani, al mantenimento della forma e della salute per adulti ed anziani e se ne è compresa l’importanza per le persone con disabilità. Questa estate, a Luglio, una squadra di 140 persone ha partecipato ai Giochi Mondiali a Los Angeles. Sono stati 7000 gli Atleti, da tutto il mondo, che si sono cimentati in tutte le discipline. Le delegazioni sono state ospitate in splendidi College Universitari, con migliaia e mi­gliaia di alloggi vicini ad impianti di prim’ordine, numerosi ed iper-capienti. Metropolitana effi­cientissima. Oltre a tutte le esigenze tipiche di un evento sportivo, un evento Special Olympics deve essere inserito in un ambiente pronto e preparato, i nostri Atleti devono essere accolti da tutta la Comu­nità. Il lavoro culturale che si fa prima dei Giochi Mondiali è enorme. Nel nostro Paese si sta facendo un bel lavoro in termini di integrazione e sport, ma la strada che abbiamo davanti per parlare di piena inclusione è ancora molto lunga.

Dr. Filippo Orlando, i Padri Trinitari da sem­pre collaborano con Special Olympics. Cosa rappresenta Special Olympics sul territorio della nostra regione e quale ruolo può svolgere?

Accogliere, valorizzare, promuovere le attività sportive segnala da sempre la capacità di attenzio­ne di una comunità per la persona, in qualunque condizione psicofisica si trovi, questi sono i valori portanti della comunità dei Padri Trinitari. Lo sport ha una straordinaria capacità inclusiva, premia e sollecita i valori di solidarietà e di so­cializzazione quanto quelli di un sano agonismo. Special Olympics ha in tal senso una straordinaria funzione educativa che costituisce il valore portante dello sport ed evidenzia questi valori esplicitandone in modo particolare la rilevanza sociale e cultura­le. Partecipare al movimento rappresenta per noi lucani un grande motivo di soddisfazione, segnala la maturità di una comunità e costituisce un modo efficace per far conoscere e sensibilizzare il terri­torio lucano al tema dell’inclusione sociale abbat­tendo barriere e pregiudizi. Sul binomio Basilicata – Sport può essere individuata una nuova sfida per la nostra Regione, consapevole dei benefici che ne possono derivare in molteplici ambiti.

 di Claudio Ciavatta

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