Come orientarsi tra le informazioni

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Ogni giorno, ognuno di noi, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, aggiunge alla conoscenza diretta, una conoscenza “me­diata”, e questo coinvolge anche la nostra salute. Siamo costantemente sottoposti ad una pressione informativa, in continuo aggiorna­mento, difficile da controllare e verificare e sempre più invasiva. Troppo spesso le infor­mazioni presentano un taglio promozionale e acritico, incoraggiando un senso di apatia e di disorientamento, quando non di vera e propria impotenza, diventando più un tema di consumo o una fonte di angoscia e allarmismo che occasione di conoscenza e prevenzione. Ne abbiamo parlato con un esperto, nostro ospite in occasione della presentazione dell’ul­timo lavoro realizzato dal nostro Direttore, Padre Angelo Cipollone, e il dottor Francesco Di Tria, “Il Blu il Rosso nel Mediterraneo, colori di un millennio. Dalla Trinità di Venosa alla Trinità di Metaponto e Bernalda”: Gianni Spinelli, Editorialista del Corriere del Mezzo­giorno - Puglia.

Come viene trattato nei media il tema della salute, intesa come cura, prevenzione e qualità della vita?

Lo spazio riservato dai quotidiani e dai periodici è sufficiente, con rubriche di specialisti e con pagine fisse. Anche la tv, specie la Rai, fa la sua parte. Sui servizi, ho qualche dubbio perché spesso nascon­dono intenti pubblicitari. Comunque, i media riescono a dare un contributo positivo per quanto riguarda la prevenzione e la qualità della vita, vedi le guide per la sana alimentazione e per gli esercizi fisici. Il lettore e lo spettatore devono imparare a non prendere tutto per oro colato: sono solo input che devono essere sottoposti alla valutazione del medico di fiducia, altrimenti si sconfina nel fai-da-te.

Una scorretta informazione circa l’efficacia di un farmaco o di una terapia determinano delle pericolose distorsioni nelle attese che i cittadini hanno e nella complessiva organizzazione dei servizi erogati. Qual è l’impatto sulla salute?

Sui farmaci e sulle terapie, c’è una vera letteratura. La scorretta informazione crea attese che poi in molti casi andranno deluse. Perché i farmaci e le terapie vanno adattate ai singoli. E, in aggiunta, va detto che purtroppo l’industria dei farmaci segue spesso le regole comuni del marketing e fa affida­mento sull’appoggio dei medici (non sempre, per fortuna). A complicare il tutto, c’è l’organizzazione carente dei servizi, peggiorata negli ultimi tempi per via degli aumentati farmaci a pagamento inte­ro. È evidente una sofferenza sullo stato di salute della popolazione.

È possibile difendersi e diventare più scaltri per gestire consapevolmente queste sollecitazioni e come?

Maturare una preparazione sanitaria non è facile in una società in genere a cultura medio-bassa. Chi non riesce a difendersi, ha due regole: primo, evita­re di andare su Google e confondersi ulteriormente le idee; secondo, mettere in primo piano, come dicevo prima, il medico di famiglia e “cambiarlo” se si limita a compilare le ricette.

Una nuova figura sta emergendo però, quella del cittadino e paziente attivo e competente, partecipe dei propri percorsi terapeutici.

Ne abbiamo parlato con Franco Deramo, nostro collaboratore, a tutti noto come “papà di Sal­vatore”, ospite dell’Istituto di Venosa da nove anni.

La figura del cittadino-paziente è sempre esistita, lo è sempre stata meno quella di “paziente attivo e competente”. Il cittadino-paziente non ha bisogno di spiegazioni. Ogni infermità diventa di per sè invalidante, ovviamente in maniera graduata alla morbosità contratta. Chi cade in stato di malattia ha immediatamente un rapporto quasi di dipendenza dal proprio medico curate. Egli lo conosce, sa tutti i suoi problemi e soprattutto quali sono le aspettative di una pronta guarigione. Il feeling che si instaura fra l’ammalato ed il suo medico di fiducia, molto spesso medico di famiglia, è unico ed esclusivo.

Oggi, dunque, è sempre più necessario tornare alla centralità del medico curante che sia in possesso di una buona semeiotica clinica (cioè una buona capa­cità medica di riconoscere i sintomi della malattia) per dare soddisfazione al paziente esigente.

L’innalzamento del livello culturale dei cittadini ha fatto il resto: con il medico oggi si parla e si interagisce, a differenza di quanto avveniva ieri che lo ci si limitava ad ascoltare quasi con timore. La professionalità del medico, oggi, però, è costretta a confrontarsi con le tante informazioni che i pazienti sanno ricercarsi autonomamente, non senza, spes­so, elevati livelli di confusione e di pretese. Il tutto, con grave danno per il paziente, per il medico e per il Sistema Sanitario. Fra medico e paziente, allora, serve una nuova alleanza, un nuovo patto. Esso deve tornare a basarsi sul rapporto di fiducia che la professionalità del medico, le sue competenze, e le sue caratteristiche umane e personali sono in grado di assicurare a chi è in difficoltà o nel bisogno, sia fisico che psichico.

 di Claudio Ciavatta

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