Diritti e opportunità per persone con disabilità

Nella società della conoscenza e del long life learning l’accesso all’istruzione superiore favorisce per tutti i cittadini, anche per le persone con disabilità, sia la realizzazione di sé, sia l’impegno a contribuire a una società migliore e più giusta. Quest’ideale ha guada­gnato un traguardo particolarmente importan­te con l’approvazione della Convenzione Onu (2006). E di questo si è parlato al Convegno internazionale Universal inclusion Rights and Opportunities for Persons with Disabilities in the Academic Context, svoltosi a Torino lo scorso maggio, allo scopo di favorire lo scambio di progetti e buone prassi, ricerche e dati sui ser­vizi e sulle tecnologie nonché azioni di autova­lutazione indirizzate agli studenti con Special Educational Needs, in ottica strutturalmente inclusiva. Un importantissimo appuntamento al quale eravamo presenti anche noi Trinitari con una relazione: “Equality in Diversity - Tomaso Viglione Award: role of health services in promoting the inclusion of students with disabili­ties/Specific Learning Disorders (Sld)”.

Per illustrare l’argomento abbiamo intervistato Andrea Canevaro, Professore emerito presso l’Università di Bologna, dove è stato ordinario di Pedagogia Speciale dal 1983 e, dal 2002, de­legato del Rettore dell’Ateneo di Bologna per gli studenti con disabilità e membro, dal 2006, della Commissione tecnico-scientifica dell’Os­servatorio per l’integrazione dei disabili del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica.

Un esperto di fama internazionale, che ha al suo attivo una vasta attività di ricerca, nonché diverse missioni di cooperazione internazio­nali, nelle regioni balcaniche, nella regione africana dei Grandi Laghi, in Bielorussia e in Cambogia.

Qual è il ruolo della scuola nel processo di inte­grazione delle persone con disabilità?

Il ruolo della scuola è nell’avviare processi di cono­scenza. E ci sono buone possibilità di una migliore conoscenza del soggetto disabile se vive la scuola di tutte e tutti. Il rischio: che la scuola contribuisca con una serie di piccoli passi di allontanamento a potere vivere con tranquillità la ferocia dell’esclu­sione. Centrale, in questa riflessione, diventa il capire la qualità della conoscenza coincidente con la qualità dell’integrazione. Abbiamo fatto, quindi, un passaggio: se prima parlavamo di qualità della scuola, intesa anche nella sua organizzazione fisica - edificio, arredamento - adesso vorremmo mette­re al centro di tutto la qualità della conoscenza e da questo dedurre poi le necessità di una qualità della scuola come edificio, come organizzazione, come materiali, ecc. Non vorremmo fare il processo contrario, per una volta, perché pensiamo che se noi - ma non è una cosa che si fa una volta per tutte - lavorassimo per un chiarimento costante del tipo di conoscenza che noi desideriamo, potremmo poi trar­ne delle conseguenze organizzative molto più utili che non quelle derivabili da misure di risparmio, di riorganizzazione delle energie, delle risorse, da cui poi deriviamo una giustificazione che va a toccare la conoscenza ridotta a brandelli. Abbiamo bisogno di futuro. Che il più delle volte è oltre l’orizzonte delle nostre abitudini. Anche professionali.

Quanto strategicamente è importante l’integra­zione tra i servizi e la collaborazione tra profes­sionisti?

Un gruppo di diverse professionalità ha studiato, a partire dalle esperienze, un welfare capace di generare prossimità. Elementi, istituzioni, persona, abituate a stare lontane tra loro, possono scoprire i vantaggi di operare insieme. Il Welfare generativo di prossimità propone un atteggiamento proattivo nei confronti della crisi economica che sta condizio­nando i Paesi occidentali e determinando cam­biamenti anche nella struttura stessa del Welfare così come è stato tradizionalmente strutturato e organizzato.

In quale ottica si guarda alla crisi e come essa influisce sulle scelte circa la salute?

La proposta tiene presente che la crisi è prima di tutto un fatto culturale non naturale determinato da speculazioni e non da necessità. La salute è una condizione di vita determinata da un equilibrio bio-psico-sociale. E ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino. Abbiamo tutti bisogno di Tra­sparenza attraverso una Tracciabilità del progetto personalizzato realizzato e della prassi: ricostruire i passaggi realizzati, rivedere le scelte compiute, analizzare i costi e i benefici, fare memoria per sé e per gli altri, cercare strategie di misurazione degli effetti del proprio lavoro. E occorre puntare al superamento del tecnicismo (avere una buona metodologia e diversi metodi) e dei particolarismi settoriali (servizi specificatamente dedicati a singole categorie patologiche) come fondamento delle prassi riproducibili (buone prassi).

 di Claudio Ciavatta

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