Malattie reumatiche ed eccellenze italiane

Il 16 ottobre scorso si è celebrata la Giornata Mondiale del malato reumatico. A Matera si è svolto, il mese scorso, promosso dal prof.Olivieri, il Congresso mondiale sulla malattia di Behçet. Il concetto di malattia reumatica o reumatismo indica un eccessivo afflusso di sangue in una parte del corpo, che provoca in­fiammazione o congestione, come tipicamente si verificherebbe nella gotta, da sempre consi­derata il classico esempio di malattia reuma­tica che colpisce le articolazioni. Ne abbiamo parlato con il dott. Mauro Galeazzi, in prima linea nella prima sperimentazione mondiale di un nuovo farmaco biotecnologico per la cura dell’artrite reumatoide, direttore dell’Unità operativa complessa di Reumatologia, presso il policlinico Santa Maria alle Scotte a Siena, Professore Ordinario di Reumatologia presso l’Università di Siena e Presidente Eletto della Società Italiana di Reumatologia.

Professore, quali sono le malattie reumatiche?

Le malattie reumatiche, per definizione, sono le malattie dell’apparato locomotore. Quelle cioè che coinvolgono, in modo più o meno grave, le struttu­re articolari per lo più rappresentate dai legamenti, ossa, muscoli intorno alle articolazioni, cartilagini e membrane sinoviali. Colpiscono circa 5 milioni di persone in Italia e sono di diverso tipo. La più frequente è l’artrosi, con circa 2,5 milioni e mezzo di persone interessate. Si tratta di una malattia degenerativa che colpisce prevalentemente le carti­lagini articolari e ha una relazione con l’età.

Ci sono malattie meno frequenti, tuttavia, che possono essere anche molto gravi. Ad esempio, l’artrite, che colpisce le articolazioni, ma prima­riamente la membrana sinoviale, è una malattia infiammatoria ed è esattamente l’opposto di una malattia degenerativa. Il prototipo dell’artrite cronica è l’artrite reumatoide. Ne abbiamo sentito parlare proprio recentemente in occasione della scomparsa della famosa artista, Anna Marchesini. Colpisce circa 350.000 persone, quindi ha una prevalenza nella popolazione dello 0,5 %. Ma ci sono altri tipi di artrite, sono circa una quaranti­na. Un’altra piuttosto nota è l’artrite psoriasica, legata alla presenza di psoriasi che è una malattia cutanea. Un’altra artrite di una certa rilevanza è quella che colpisce invece la colonna vertebrale ed è la spondilite anchilosante, meno frequente ma molto invalidante, soprattutto se la diagnosi non è precoce e le cure sono tardive o non appropriate, concetto valido per tutte le forme di artrite cronica. Ancora un altro gruppo, meno frequente ma molto pericoloso, non solo dal punto di vista della disa­bilità che può causare, ma anche dell’aspettativa di vita, sono le malattie autoimmuni sistemiche, note come connettiviti e vasculiti. In queste malattie oltre alle articolazioni vengono colpiti, con maggior frequenza e gravità rispetto alle artriti croniche, an­che organi interni, e specie quando mal diagnosti­cate o mal trattate, possono generare complicazioni a livello di cuore, vasi, polmoni, sistema nervoso centrale e periferico.

Quali sono gli approcci nella cura e quale lo sta­to dei servizi nel nostro Paese? Esistono divari tra nord e sud?

Ci sono bravi reumatologi in tutto il Paese, con una preparazione piuttosto omogenea. Ciò che fa la dif­ferenza tra le varie regioni purtroppo, è l’organiz­zazione che oggi prevede la istituzione di una rete assistenziale di livello regionale con la attivazione di specifici Lea (Livelli Elementari Assistenziali va­lidi su tutto il territorio Nazionale) e Pdta (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) che dovreb­bero da tempo essere stati già attivati per garantire a tutti i malati lo stesso approccio diagnostico terapeutico e gli stessi servizi su tutto il territorio regionale e nazionale. Noi assistiamo in questo caso ad eccellenze come quella attivata in Basilicata dal prof. Ignazio Olivieri, a situazioni dove non se ne parla neanche e si vive alla giornata. Da questo punto di vista Olivieri, Presidente in carica della Società Italiana di Reumatologia, tra i primi in Italia, è stato capace di creare una “rete assisten­ziale” che è veramente invidiabile. Anche dal punto di vista terapeutico con i nuovi farmaci, che hanno cambiato la vita dei malati reumatici negli ultimi 15 anni sono possibili approcci individualizzati. Se prendiamo, ad esempio, l’artrite reumatoide, parliamo di una malattia ben precisa, che è la più diffusa, ed è anche quella più aggressiva, è stata individuata la così detta “finestra di opportunità” che vuol dire che, se non viene fatta una diagnosi nei primi due/sei mesi, il malato “sfugge”, nel sen­so che compaiono i primi danni, le prime erosioni ossee e danni articolari. E sono quelle irreversibili. Sono i primi mesi quelli fondamentali e quindi le diagnosi vanno fatte nei primi 2/3 mesi e le cure appropriate, iniziate entro 2/3 mesi. E se entro 3/6 mesi di trattamento con farmaci convenzionali non abbiamo risultati, si interviene con i nuovi farmaci. Quelli che sono stati definiti “farmaci biotecnolo­gici” con obiettivo assoluto della remissione della malattia. E questa è la novità assoluta. Si tratta di farmaci ottenuti con l’ingegneria genetica, quindi sono Ogm (organismo geneticamente modificato), ma estremamente potenti ed efficaci che natural­mente non possono essere dati in prima battuta, ma solo dopo aver verificato l’inefficacia dei farmaci tradizionali non Biotecnologici.

 di Claudio Ciavatta

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