Salute mentale e qualità della vita diritti dei disabili

Il prossimo 3 dicembre ricorre la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, evento istituito dall’Onu nel 1981 in occasione della proclamazione dell’Anno Internazionale delle persone disabili, con l’obiettivo di promuovere la piena inclusione delle persone con disabilità nella comunità globale. Per i Trinitari questo rappresenta un’occasione irrinunciabile per rivendicare una volta di più i diritti alla salute mentale ed alla qualità di vita delle persone con disabilità intellettiva, ancora oggi molto spesso non rispettati o ignorati. Lo faremo in questo, e nel prossimo numero, approfondendo l’argomento con la Dottoressa Giovanna Pontiggia, Dirigente psicologo - psicoterapeuta presso il Servizio territoriale di riabilitazione della Asl di Bari e Docente di Psicologia dell’Handicap e della Riabilitazione presso l’Università del capoluogo pugliese.

Pontiggia, quali sono le risposte oggi nella cura della disabilità intellettiva?
La categoria diagnostica del ritardo mentale racchiude una varietà di situazioni, anche molto diverse tra loro, ma tutte accomunate dalla presenza di un deficit più o meno marcato delle competenze cognitive, del linguaggio verbale, delle autonomie personali e sociali e a volte della motricità. Gran parte dell’evoluzione di queste situazioni è correlata agli interventi precoci, specie di tipo socioeducativo e riabilitativo, da parte di Servizi e Istituzioni che a diverso titolo, con il proprio intervento, possono favorire o ridurre le carenti strategie cognitive, relazionali e sociali che vengono agite da soggetti con disabilità intellettive ed inoltre, inibire il rischio di psicopatologia e sostenere e guidare i contesti di riferimento.

Quali sono le attività di riabilitazione?
Le attività di riabilitazione attengono specificatamente all’area delle prestazioni sanitarie ad alta integrazione sociale, atte a soddisfare, mediante un complesso processo assistenziale, i bisogni di salute con la prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti degenerativi o invalidanti di patologie congenite o acquisite. La riabilitazione rappresenta un intervento volto ad invertire il processo di desocializzazione quale conseguenza di una patologia più o meno grave, sviluppando competenze che aiutino il paziente ad essere autonomo nel soddisfare i propri bisogni primari e nel rispondere alle richieste ambientali.

Quali risultati si auspicano?
Quella riabilitativa è un’azione complessa e integrata a vari livelli, condotta sul paziente, sulla famiglia e sull’ambiente sociale. è un processo attraverso il quale è concretamente possibile prevenire e ridurre le cause della disabilitazione ed aiutare il paziente a potenziare le risorse cognitive, le abilità acquisite e svilupparne di nuove, attraverso processi di apprendimento che se positivi e con supporti ambientali diventano più duraturi ed efficaci. In quest’ottica il potenziamento e l’acquisizione di abilità non possono limitarsi al contesto riabilitativo, ma devono essere generalizzate ad altri contesti e quindi, spendibili nella vita quotidiana. Un esempio di risposta efficace nel trattamento riabilitativo, validata da evidenza scientifica, è l’applicazione di training delle abilità sociali, metodo attraverso cui è possibile giungere ad una rimozione dei comportamenti-problema verso un processo adattivo più adeguato. Altre tecniche che possono essere utilizzate, indicate per seguire lo sviluppo del soggetto, stimolando le abilità possedute e portando ad acquisirne altre, sono la task analysis e la token economy. La prima consiste nel frazionamento sistematico del compito da svolgere in una successione di piccoli passi, al fine di ridurne la complessità, a seconda del livello di apprendimento del soggetto. Le modalità con cui viene organizzata la suddivisione e seriazione dei passi ha un effetto incisivo sulle modalità di acquisizione di nuove capacità. La token economy, invece, consiste nel rinforzare il comportamento positivo, emesso dal soggetto, erogando punti convertibili in premi materiali, che nel tempo vengono sostituiti da ricompense di tipo sociale. Le tecniche citate sono solo alcune delle molteplici tecniche applicabili per l’intervento sulla disabilità intellettiva, ma tutte validate da evidenza scientifica, rintracciabile in letteratura, e rappresentano il vettore per produrre cambiamento e adattamento in soggetti con disabilità intellettive.

di Claudio Ciavatta

 

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