Se i passi indietro insidiano la scienza

Le vaccinazioni, quelle una volta obbliga­torie ed oggi raccomandate, sono in gran­de diminuzione nel nostro Paese. Ciò ha determinato una presa di posizione da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità che ha rimproverato all’Italia di essere il Paese europeo con il maggior numero di casi di morbillo, una malattia che viene spesso sotto­valutata, mentre può essere potenzialmente molto grave. Ne abbiamo parlato con Silvio Garattini, Direttore dell’Irccs, Istituto di Ricer­che Farmacologiche Mario Negri, del quale segnaliamo, per un ulteriore approfondimen­to, “Quel calcio alla scienza che ci rimanda nel passato” (http://www.marionegri.it/it_IT/home/Quel+calcio+alla+scienza+che+ci+rimanda+nel+passato/181744,News.html).

Recentemente il Presidente della Repubblica Mattarella ha lanciato un appello, quasi un allarme: “Si deve credere nella scienza e non nei guaritori. Sconsiderato chi non crede nei vaccini.”

Ci vuole spiegare, prof. Garattini, il perché di questo richiamo?

Il Presidente Mattarella ha fatto molto bene a richiamare tutti sulla importanza di credere alla scienza e non agli imbroglioni. Penso che in parti­colare si riferisse al problema dei danni indotti dalle vaccinazioni sul cervello. Un certo Dr. Wackfield aveva sostenuto in passato che le vaccinazioni dell’ infanzia inducevano un aumento dell’autismo creando molto allarme. Successivamente l’Auto­re ha dovuto ritirare le sue pubblicazioni perché erano false ed è stato condannato dal tribunale e dall’ Ordine dei medici inglesi. Come spesso accade le smentite non ricevono molta attenzione dalla stampa ma continuano invece a circolare sui social network facendo grave danno alla salute pubblica.

Come mai quindi davanti a vantaggi così im­portanti esistono posizioni così contrastanti ed addirittura autolesive? Come mai molti genitori non esitano a negare una protezione ai loro figli?

Occorre premettere che i vaccini, una volta obbli­gatori, sono i migliori farmaci disponibili perché costano relativamente poco, richiedono poche dosi e durano per tutta la vita. Non solo, ma se le vaccina­zioni sono generalizzate sono in grado di far scom­parire la malattia. Infatti molti giovani non sanno che oggi a differenza di un volta non si vaccina più per il vaiolo perché il virus è scomparso grazie alla vaccinazione. Il fatto che in Italia siano diminuite le vaccinazioni ha fatto ricomparire il morbillo, una malattia che è molto più grave di quanto si pensi. Purtroppo l’Italia ha il triste primato di essere il Paese europeo con il più alto numero di casi, oltre 2000 registrati nel 2015. Nonostante tutto ciò molti genitori sono restii a vaccinare i loro figli producen­do gravi danni non solo alla loro salute, ma anche a quella degli altri. Le ragioni sono molteplici, ma certamente gioca un ruolo importante il fatto che i giovani genitori non hanno mai visto le malattie per cui dovrebbero vaccinare i loro figli. I nonni dovrebbero essere molto influenti ricordando cosa significava una volta la poliomielite: morte o grave disabilità. Un altro fattore importante è l’analfabe­tismo scientifico di una parte della popolazione che non crede ai vaccini, ma all’omeopatia o ad altri tipi di medicina alternativa.

Qual è il compito della scuola e della famiglia?

Oltre all’importanza della famiglia, la scuola potrebbe avere un ruolo fondamentale nella edu­cazione alla salute. Manca quasi completamente un insegnamento sulle buone abitudini di vita che sono parte del grande capitolo della prevenzione, spesso così trascurato. Non dovrebbe essere possi­bile iscrivere un bambino all’asilo o a scuola senza le vaccinazioni così come ha deliberato la Regione Emilia-Romagna. Non meno importante è l’atteg­giamento di alcuni pediatri e medici che spesso per ragioni di medicina difensiva scoraggiano i genitori a vaccinare i figli. Finalmente anche il Ministero della Salute attraverso i suoi organi deve studiare i mezzi più adatti per far arrivare capillarmente le informazioni ai genitori. C’è ancora molto lavoro da fare!

 di Claudio Ciavatta

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