Servizi integrati per la cura dell’Autismo

Nei processi di cura e riabilitazione la Perso­na con disabilità e limitazione della parte­cipazione non deve più essere vista come “malato”, ma come “persona avente diritti”. E compito dell’intervento Riabilitativo è consen­tirle di raggiungere il più alto livello possibile di funzionamento e partecipazione, in relazio­ne alla propria volontà e al contesto, nell’ottica di un reale empowerment. Proprio per questo, i servizi che è necessario mettere in campo devono essere diversificati e integrati. Soprat­tutto, devono coinvolgere chi ne usufruisce. E la famiglia rappresenta una risorsa fondamen­tale nell’intero processo.
A Medea stiamo cercando di fare proprio que­sto. Ne abbiamo parlato con Padre Rocco Cosi, Direttore dell’Istituto in provincia di Udine.

Padre Rocco, come nasce l’Istituto di Medea?
L’Istituto sorge nel 1959 per iniziativa di un sacerdote, qualificandosi inizialmente come Opera per la tutela della Maternità e dell’Infanzia; la presenza dei Padri Trinitari risale però al 1971. Da allora siamo impegnati direttamente con un Centro destinato all’accoglimento residenziale e diurno di persone con disabilità intellettiva. Assistenza ai bisogni quotidiani, supporto negli interventi abilitativi, di sostegno, di crescita e mantenimento delle abilità funzionali, integrazione ed inclusione sociale e, attorno a tutti questi elementi, la costante attenzione per la qualità della vita della persona ospitata: questi gli ingredienti del servizio offerto.

Quali servizi sono attivi?
In struttura sono operativi un Centro Residenziale e due Comunità Alloggio, per un totale di 46 posti disponibili. Inoltre, è attivo un servizio di Funzione Respiro, intervento consistente in un’ospitalità di breve durata destinato alle persone con disabilità in risposta a situazioni di emergenza o difficoltà temporanee della famiglia.
In questo modo affrontiamo quotidianamente le sfide del “prendersi cura”. E lo facciamo con com­petenza scientifica e tecnica da un lato, così come prescritto dalle norme e dalle linee guida, e con la passione e vicinanza alla persona con disabilità, propria del Carisma Trinitario, dall’altro. Con un approccio multidisciplinare che pone in luce le diverse sfaccettature della complessità delle condi­zioni presenti, confluenti tuttavia in una visione ed azione unitarie. Con un’attenzione al passato, a ciò che è stato, che non si può cambiare ma che è importante conoscere; un’attenzione al presente, alla quotidianità, ad un lavoro attento e partecipe, in grado di cogliere la ricchezza umana presente nel concreto vivere comunitario; un’attenzione al futuro, ossia l’esistenza di una direzione ed una prospettiva, una stella polare direzionata verso la basilare meta della qualità della vita, una vita che sia pienamente degna di essere vissuta.

A proposito di futuro, ci saranno novità nei prossimi mesi?
Certo, stanno per avviarsi le attività del Centro per l’Autismo “S. Giovanni de Matha”, un servizio sperimentale di riferimento regionale per persone con disturbi dello spettro autistico in condizione di criticità. Si tratta di una risposta data ad un ter­ritorio, quello della regione Friuli Venezia Giulia, per un problema molto sentito dalle famiglie e dai servizi, che richiede un aiuto professionale e specia­listico nei diversi ambiti di vita: l’autismo, infatti, è una condizione che ha bisogno di un supporto differenziato, a 360 gradi. Come recita la delibera regionale n. 1463 del 28 luglio 2016, il Centro accoglie persone adulte con autismo fino ai 55 anni; abbiamo 24 posti residenziali (dei quali 3 per pron­ta emergenza) e 5 posti diurni, in 3 comode unità abitative. Queste persone avranno la possibilità di partecipare ad attività educative e beneficeranno di interventi professionali individualizzati, partendo dalle necessità peculiari della singola persona.

 

 di Claudio Ciavatta

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