La nuova Carta degli Operatori Sanitari

La cura delle persone pone a coloro che se ne fanno carico interrogativi a volte dramma­tici: l’operatore sanitario si confronta con richieste che possono essere “discordi con la propria coscienza”. Come possiamo orientarci? Il Vaticano ha pubblicato la “Nuova carta degli operatori sanitari”, che rispetto alla precedente edizione contiene significative novità: in primo luogo si rivolge non solo agli operatori sanita­ri, ma anche ad amministratori e legislatori, e in secondo luogo introduce il concetto di “giu­stizia sanitaria”, che si realizza, sottolinea il documento, adottando strategie sanitarie non solo economicamente, ma anche e soprattutto eticamente sostenibili. La Carta è stata conse­gnata in sala stampa vaticana, alla vigilia della XXV Giornata mondiale del malato, celebrata lo scorso 11 febbraio. Abbiamo approfondito l’argomento con Antonio Spagnolo, professore di bioetica e direttore dell’Istituto di Bioetica dalla Cattolica di Roma.

Professore, cos’è la Carta degli Operatori Sani­tari e quali sono le ragioni che hanno indotto la sua revisione?
La Carta degli Operatori Sanitari è un documen­to emanato nel 1994 dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari destinato alla formazione permanente delle diverse figure professionali che operano nel mondo della salute. Il mondo sanita­rio pone questioni che investono non solamente l’aspetto sociale ed organizzativo ma anche quello squisitamente etico e religioso perché vi sono implicati eventi “umani” fondamentali quali la sofferenza, la malattia, la morte. La Carta intende dare a queste questioni una risposta animata dalla fede e dalla speranza, valorizzando il compito che tanti cristiani operanti nella sanità generosamente svolgono, testimoniando i valori evangelici della dignità della persona e del rispetto della vita.
La revisione si è resa necessaria a motivo dei traguardi raggiunti dalla ricerca biomedica e delle nuove realtà socio sanitarie che si sono venute a determinare e che hanno posto nuove sfide ai professionisti della salute. Ci sono stati inoltre i pronunciamenti successivi del Magistero della Chiesa cattolica che sono stati emanati nell’ambito delle scienze della vita e della salute.

Può farci degli esempi e anche suggerirci come utilizzare questo documento?

La Carta vuole sostenere la fedeltà etica dell’ope­ratore sanitario nelle scelte e nei comportamenti in cui prende corpo il servizio alla vita e questa fedeltà viene scandita attraverso le tappe dell’e­sistenza umana: il generare, il vivere e il morire, quali momenti di riflessioni etico-pastorali. Nella Sezione del “generare” sono considerati tutti i temi connessi con la generazione umana, i criteri per la cura dell’infertilità, i nuovi tentativi di generazio­ne umana in laboratorio e tutti i procedimenti che contrastano con la dignità umana dell’embrione e della procreazione, per cui sono da considerarsi moralmente inaccettabili. Nella Sezione del “vive­re” viene riservata l’attenzione, tra gli altri, anche al tema della prevenzione e dei vaccini, alla terapia genica e alla medicina rigenerativa. Sul piano sociale la Carta si sofferma sul tema dell’accesso ai farmaci e alle tecnologie disponibili da parte della popolazione, accesso che ancora oggi, soprattut­to nei Paesi in via di sviluppo – e in particolare in quelli caratterizzati da instabilità politica o da scarse risorse economiche – non è garantito a larghe fasce di popolazione. Infine, nella sezione del “morire” viene considerato l’atteggiamento davanti al malato nella fase terminale della malattia, luogo di verifica della professionalità e delle responsabilità etiche degli operatori sanitari. In questo ambito, un aspetto molto attuale considerato nella Carta è il ri­ferimento al consenso informato e alle dichiarazioni anticipate di trattamento. La Carta afferma che deve essere sempre rispettata la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente, ma il medico non è comunque un mero esecutore, conservando egli il diritto e il dovere di sottrarsi a volontà discordi dalla propria coscienza.

Cosa sono le Medical Humanities?
L’introduzione delle Medical Humanities nella formazione del medico e degli altri operatori sani­tari scaturisce dalla constatazione che competenze ed esperienze diverse interagiscono sempre di più nella riflessione critica sull’atto sanitario. La vera cura, infatti, è una miscela sapiente di tecnologia, conoscenze scientifiche ed aspetti umani. La sempre maggiore conoscenza fisiopatologica delle malattie non deve far escludere, infatti, la realtà antropologi­ca del malato, dal momento che la medicina ha una finalità terapeutico-assistenziale rivolta proprio al malato. È per questo che le discipline tradizional­mente indicate sotto il termine di Medical Humani­ties sono ormai diventate ineludibili nella forma­zione del medico dal momento che rappresentano un luogo di riflessione trasversale in cui l’approccio etico, filosofico, antropologico, storico e artistico trovano occasioni di confronto e dialogo stimolanti e sinergie preziose sia sul piano descrittivo che interpretativo.

di Claudio Ciavatta

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