Come salvare il nostro Sistema Sanitario

Aproposito di salute e sistemi sanitari, sempre più frequentemente si discute di so­stenibilità. A fronte delle richieste pressanti che emergono dal basso, dai cittadini, si assiste a veri e propri disimpegni e smantellamenti proprio di quei servizi che hanno qualificato, negli ultimi decenni, l’impegno più concreto per costruire una società più equa. Si tratta di un argomento complesso, che qui vogliamo trattare con uno dei più autorevoli esperti del nostro Paese (già intervistato per la nostra rubrica: Nuove competenze per il Governo cli­nico, Marzo 2012), il dott. Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe.

Dott. Cartabellotta, cos’è la campagna “Salvia­mo il nostro Servizio Sanitario Nazionale”?
Concepita in una fase di grande incertezza politica ed economica, la campagna “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale” è stata lanciata dalla Fondazione Gimbe nel marzo 2013 per diffondere la consapevolezza che un servizio sanitario pubbli­co equo e universalistico rappresenta una conquista sociale irrinunciabile da difendere e garantire alle future generazioni. Tra le ultime attività nell’ambi­to della campagna la richiesta di un logo per il SSN che, a 38 anni dalla sua istituzione, ancora non ne possiede uno: a febbraio la Fondazione Gimbe ha inoltrato alla Presidenza della Repubblica e al Mi­nistero della Salute formale richiesta in tal senso, per confermare a 60 milioni di cittadini italiani che la salute rimane un diritto costituzionale tutelato dalla Repubblica e di legittimare l’esistenza del SSN quale pilastro di civiltà, democrazia e welfare.

Cosa indica il Rapporto per la sostenibilità del SSN 2016-2025?
Dopo tre anni di studi, consultazioni e analisi indipendenti, il 7 giugno 2016 la Fondazione Gimbeha presentato in Senato il “Rapporto per la sostenibilità del SSN 2016-2025” che, escludendo un piano occulto di smantellamento del SSN, ha fermamente ribadito che per salvarlo è indispensa­bile rimettere la sanità pubblica e, più in generale, il sistema di welfare al centro dell’agenda politica. Il Rapporto ha quantificato per il 2025 un fabbiso­gno per il SSN di 200 miliardi, cifra che può essere raggiunta con l’apporto costante di tre strategie: adeguata ripresa del finanziamento pubblico, piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi (stimati in oltre 24 miliardi/anno), incremento della quota intermediata della spesa privata, previo riordino normativo della sanità integrativa. Dalla consultazione pubblica del Rapporto, alla quale hanno partecipato migliaia di persone, è emersa la necessità di avviare un monitoraggio continuo e indipendente di responsabilità e azioni di tutti gli stakeholder del SSN, con il fine ultimo di ottenere il massimo ritorno in termini di salute del denaro pubblico investito in sanità: con questo obiettivo la Fondazione nel settembre 2016 ha lanciato l’Osser­vatorio Gimbe sulla sostenibilità del SSN.

Cosa possono fare i professionisti operatori sanitari?
Consistenti evidenze scientifiche oggi documentano il sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci, inappropriate e dal basso value a tutti i livelli dell’assistenza e da parte di tutte le professio­ni sanitarie e discipline specialistiche: farmaci, test diagnostici, visite specialistiche, ricoveri ospeda­lieri. Secondo le stime della Fondazione Gimbe, eliminando gli sprechi conseguenti al sovra-utilizzo si riuscirebbero a recuperare almeno 7,5 miliardi l’anno. A fronte dei numerosi scettici che hanno messo in discussione le nostre stime, l’OCSE ha recentemente confermato che in sanità 2 euro su 10 vengono sprecati lanciando un chiaro monito: non c’è più tempo per disquisire sull’esistenza degli sprechi, ma tutti gli stakeholder sono chiamati ad eliminarli, recuperando risorse per contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari. Per i professionisti sanitari è giunto il tempo di impegnarsi a integrare competenze e responsabilità in percorsi assistenziali condivisi, basati sulle evidenze e centrati sul pa­ziente e a identificare servizi e prestazioni sanitarie inutili da cui disinvestire.

Cosa possono fare i cittadini?
Oggi in sanità la soddisfazione dei cittadini-pa­zienti è strettamente legata all’accesso tempestivo e opportunistico a servizi e prestazioni sanitarie, senza considerazione alcuna della loro efficacia-appropriatezza, e, ancor meno, dei costi sostenuti dal sistema: per questo è quanto mai necessario e indifferibile ridurre le aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile. La chiave di volta per attuare una vera “medicina centrata sul paziente” è rappresentata dal processo decisionale condiviso che ha due obiet­tivi fondamentali: fornire ai pazienti informazioni complete sul profilo rischi-benefìci delle diverse op­zioni terapeutiche e integrare nel processo decisio­nale i loro valori e loro preferenze, incrementando la dimensione personale del value: l’informazione e il coinvolgimento attivo di cittadini e pazienti, per diminuire aspettative irrealistiche e domanda inappropriata. I cittadini devono accettare che SSN non significa Supermercato Sanitario Nazionale, ed essere consapevoli, in qualità di “azionisti di mag­gioranza”, che il SSN è un bene comune da tutelare e garantire alle future generazioni.

di Claudio Ciavatta

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