Arte e disabilità insieme per migliorare la qualità della vita

Dal mese scorso, sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Venosa, presso il Castello “Pirro del Balzo, i lavori premiati nelle dieci edizioni del concorso nazionale “Uguaglianza nella Diversità” Premio Toma­so Viglione. Si tratta di un’iniziativa molto particolare che ci stimola a fare delle riflessioni sul tema dell’arte nella cura delle persone. La letteratura descrive diverse esperienze che evidenziano l’influenza positiva che riveste la fruizione dell’arte nella salute delle persone. Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Mango, medico psicologo clinico, responsabile dell’equipe riabilitativa del nostro Centro di Venosa.

Dottor Mango, perché una mostra che parla di disabilità viene allestita in un museo?
Perché la partecipazione attiva alla vita sociale e alle iniziative proposte dal territorio rappresen­tano la vera inclusione. Per chiunque la fruizione dell’arte migliora la qualità della vita, e l’arte ap­piana le differenze. La disabilità, inoltre, nel mondo dell’arte è tutt’altro che un’eccezione. Nella pittura, ad esempio, esiste tutta una serie di celebrità che ha prodotto opere straordinarie, rivoluzionando lo stesso concetto di arte. Così come il capolavoro non sfugge all’abilità della persona con disabilità, probabilmente in virtù di una particolare sen­sibilità. Garantire l’accessibilità significa infine anche evitare discriminazioni. Questa iniziativa si aggiunge alle altre portate avanti negli anni con il territorio di Venosa. La Classificazione Interna­zionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) contempla l’impatto che il territorio ha sul ridurre o aumentare la disabilità. Il tessuto sociale di Venosa è sicuramente positivo nell’inclu­dere e concorre al miglioramento della qualità della vita. Abbiamo dunque intrapreso con entusiasmo questa collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Venosa.

A proposito di accessibilità, qual è la situazio­ne?
Purtroppo, ma non è il caso di Venosa, ancora oggi si assiste a criticità nella fruibilità, e non tutti i musei italiani hanno predisposto soluzioni valide per l’accessibilità dei loro spazi e la fruibilità delle loro raccolte agli utenti con disabilità. Un’esperien­za piacevole si trasforma in alcuni casi in una fru­strante odissea tra rampe infinite di scale o pannelli esplicativi troppo complessi. Peraltro, un museo aperto all’inclusione della disabilità risponde a una molteplicità di pubblici: mamme con il passeggi­no, anziani che hanno bisogno di soste frequenti, persone con una tenuta dell’attenzione ridotta. Ma sempre maggiore risulta l’impegno delle Istituzio­ni nel dare risposte alle diverse necessità e questa esperienza ne è testimonianza concreta. A questo proposito ringraziamo la Direttrice del Polo Mu­seale Regionale della Basilicata, dottoressa Marta Ragozzino e, il Responsabile del Museo Archeologi­co Nazionale di Venosa, dottor Antonio Mantrisi.

Come hanno reagito i ragazzi a questa iniziati­va?
I nostri ragazzi, in generale, quando ricevono attenzioni sono felici. Sentire le Istituzioni presenti e vicine è motivo di soddisfazione e orgoglio, anche per le famiglie. Un’attenzione autentica a questi aspetti sicuramente ci rende tutti più civili. Il terri­torio di Venosa, inoltre, cresciuto nei cinquant’anni di presenza dei Trinitari, ha acquisito sensibilità e accoglienza vera. Le parrocchie, i pubblici esercizi, le associazioni rappresentano una vera comunità riabilitativa inclusiva.

Cosa si sente di suggerire?
Di essere curiosi in generale e di non fermarsi ai preconcetti. Parlare, ascoltare persone che hanno una prospettiva sulla vita diversa dalla moltitudine ci arricchisce. I nostri ragazzi con il loro entu­siasmo, le loro famiglie con le loro storie sono le persone da ascoltare per progettare servizi a misura d’uomo, che diano risposte concrete e efficienti. In questo le Istituzioni del territorio sono presenti. Consiglierei con la massima umiltà di imparare a sognare con i nostri ragazzi una società migliore.

di Claudio Ciavatta

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