IL MEDICO DI MEDICINA GENERALE NELLA STRUTTURA SANITARIA PROTETTA

L’inserimento di un paziente in una struttura sanitaria protet­ta implica necessariamente il coinvolgimento del medico di medicina generale (Mmg). La persona di cui deve occuparsi il Mmg spesso presenta un quadro clinico comples­so, talora non autonomo, poco colla­borativo, fragile, vulnerabile, difficile da valutare con la conoscenza e gli strumenti usati per la popolazione ge­nerale. Insomma un compito estrema­mente delicato. Ne abbiamo parlato con il dottor Raffaele Tataranno, medi­co di medicina generale e Presidente dell’Ordine dei Medici di Matera.

Qual è il ruolo del Mmg in una strut­tura sanitaria protetta?
Il Mmg si prende cura dei suoi pazien­ti, assicurando accessi programmati in struttura con una presenza oraria rapportata al numero di assistiti in carico, provvedendo ad effettuare, su segnalazione del personale infer­mieristico, le visite mediche, la pre­scrizione dei farmaci e degli accerta­menti clinici, curando la redazione e l’aggiornamento della cartella clinica del paziente. Inoltre, egli si fa parte attiva della continuità dell’assistenza, collaborando attivamente con tutte le figure professionali coinvolte nell’as­sistenza (medici specialisti, infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti). C’è un aspetto importante da sottoli­neare. Il MMG intrattiene un rapporto privilegiato con il personale sanitario della struttura, soprattutto con l’in­fermiere professionale, da cui riceve informazioni riguardanti i problemi di carattere sanitario e a cui riferi­sce eventuali variazioni nella terapia, provvedimenti di carattere generale, necessità di approfondimento. Tali compiti sarebbero difficili da svolgere senza l’aiuto del personale infermie­ristico, vera colonna portante di tutta l’attività sanitaria in strutture di questo tipo.

Come si estrinseca un approccio attento ai bisogni delle persone?
Il Mmg rappresenta il primo contatto medico all’interno del sistema sanita­rio. Da questa posizione privilegiata di “sentinella” al medico non può sfug­gire la condizione particolare dei pa­zienti ospiti della struttura: si tratta di persone fragili, svantaggiate, ad alto rischio di emarginazione ed esclu­sione sociale. Il paziente non è solo biologia, sintomi, segni e reperti per cui, per conoscerlo a fondo, servono anche altre forme di saperi, di abilità, di capacità, di sensibilità e di perso­nalizzazione. Le medical humanities pongono al centro dell’attenzione l’individuo singolo per focalizzare la riflessione sulla sofferenza del pa­ziente, sugli aspetti empatici nell’ap­proccio e sull’importanza del contesto in cui vive e viene curato. Prendersi cura di pazienti con disabilità ospiti in una struttura protetta esalta proprio la caratteristica peculiare dell’attività del MMG e cioè la dimensione domicilia­re del nostro lavoro. Di fatto, il rappor­to che si instaura con queste persone va oltre quello puramente professio­nale. Ritengo che un’assistenza ricca di empatia sia in grado di influenzare positivamente la qualità delle cure. Queste persone, che impari a cono­scere ogni giorno, nei momenti buoni e soprattutto quelli difficili, sono affi­dati alle nostre cure. È questa la no­stra responsabilità.

Quali sono le implicazioni deonto­logiche che si evidenziano in una struttura sanitaria protetta?
Il medico appartiene a due culture: quella dominante è la scienza, la se­conda è l’arte di curare. Il dominio della scienza va oltre la malattia e la cura, ma non sostituirà mai l’arte. Soltanto quando un medico è in gra­do di riflettere sul destino del malato afflitto da dolore, paura, sofferenza, allora può capire l’individualità speci­fica di un singolo essere umano. Un paziente è qualcosa di più della sua malattia. Da questo punto di vista, l’attività del Mmg svolta all’interno di una struttura sanitaria protetta, quale è la Domus dei Padri Trinitari, con il suo carisma fondazionale, di opera a servizio dell’uomo, di luogo dove si opera per le persone fragili, aggiunge senza dubbio un elemento motivazio­nale in più alla capacità del medico di rinnovarsi continuamente, giorno dopo giorno, da una medicina che rischia di diventare solo erogatrice di prestazioni ad una medicina strumen­to di amorevole cura della persona.

di Claudio Ciavatta
PAGINA A CURA DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE DEI PADRI TRINITARI DI VENOSA

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