Obiettivo qualità della vita per i disabili intellettivi

Nel numero precedente, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, evento istitu­ito dall’Onu nel 1981 per la procla­mazione dell’Anno Internazionale delle Persone Disabili, abbiamo pubblicato la prima parte di un’intervista alla Dott. Giovanna Pontiggia, Dirigente Psicolo­go - Psicoterapeuta Servizio Territoriale di Riabilitazione Ausl Ba e Docente di “Psicologia dell’Handicap e della Riabi­litazione” presso l’Università degli studi di Bari. In questo numero, proponiamo la seconda parte dell’intervento.

Cosa s’intende per approccio cognitivo-comportamentale?

L’approccio cognitivo-comportamentale concepisce la psicoterapia come un insieme di conoscenze e tecniche provenienti dalle ri­sultanze della psicologia sperimentale e dalle acquisizioni della ricerca in ambito clinico. La Terapia cognitivo-comportamentale si basa sulla comprensione simultanea di pensiero, emozioni e comportamento nella psicopato­logia. Tale terapia è finalizzata a identificare, esaminare e modificare, distorsioni ed errori di pensiero che generano convinzioni errate e col tempo schemi mentali rigidi e disfunzio­nali. Il focus della Terapia cognitiva-compor­tamentale è altresì rivolto al riconoscimento e al controllo delle emozioni negative ed in­tense, associate a tali credenze irrazionali ed a una riduzione dei comportamenti disadattivi del paziente. L’approccio cognitivo-compor­tamentale fornisce una cornice concettuale coerente in cui è possibile utilizzare in modo flessibile e strategico un’ampia gamma di tec­niche: problem solving, decision making, monitoraggio e programmazione di attività, la distrazione e la rifocalizzazione, tecniche di rilassamento, l’esposizione graduale, il role playing, il modeling, il training asserti­vo. Tali modalità di intervento fanno sì che l’approccio sia di supporto e di aiuto psicolo­gico concreto al paziente permettendo, inoltre, l’apprendimento di strategie di padroneggia­mento delle situazioni problematiche (maste­ry). L’approccio cognitivo-comportamentale è indicato per tutte le patologie, ma in partico­lar modo per le disabilità gravi.

Qual è lo stato dell’arte circa i servizi pre­senti sul territorio?

Ad oggi non è disponibile una teoria sistema­tizzata dell’intervento terapeutico operato dai diversi specialisti nell’ambito della disabilità e la pratica si basa in genere sull’integrazione di tecniche diverse. Affinchè molti professio­nisti sanitari, medici, psicologi, terapisti e as­sistenti sociali con la loro opera realizzino un clima di ascolto attento e partecipe, favorevole ad una presa in carico globale del paziente e dei suoi bisogni, la Conferenza di consenso sulla riabilitazione, riconosce che un problema debba essere affrontato con un approccio mul­tidisciplinare, sistematico, metodologicamente rigoroso e radicato nelle recenti acquisizioni scientifiche (metodologie evidence-based). Osservando nella pratica questi principi è importante, tuttavia, progettare e implemen­tare interventi personalizzati che rispon­dano alle esigenze di ciascun paziente, non operando confusione nell’offerta di servizi appartenenti ad ambiti disciplinari o modelli operativi differenti. Attualmente, la difficoltà del governo dei servizi favorisce frequente­mente la psichiatrizzazione di varie forme di fragilità, rispetto all’utilizzo di un modello di riferimento che punti alla presa in carico globale. La presa in carico globale è possibile attraverso la creazione di una rete assistenzia­le che garantisca la continuità negli interventi con l’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche, evitando duplicazioni di servizi, che pesano sul bilancio finanziario sanita­rio e socio assistenziale e, talvolta, incidono negativamente e in modo determinante sulla qualità in termini di efficacia ed efficienza. Questa dinamica disfunzionale, riscontrata più volte nella realtà operativa è ulteriormen­te aggravata dal fatto che il sistema economico italiano, così com’è organizzato, condiziona il sistema assistenziale nella misura in cui non sempre garantisce alla popolazione accesso ai servizi in risposta ai bisogni clinici.
Una rete assistenziale ben articolata permette­rebbe momenti di comunicazione e confronto aperto tra le diverse tipologie di strutture preposte e le diverse figure professionali coinvolte, nonché una maggiore condivisione di sistemi informativi, dati clinici e ammini­strativi.

 
di Claudio Ciavatta

 

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