Diritti e inclusione delle Persone disabili appello a tutte le forze vive del paese

 Pubblicato finalmente in Gazzetta Ufficiale il secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Si tratta di indicazioni operative per numerosi ambiti della vita quotidiana. Esito di un “intenso” percorso che ha coinvolto cittadini e istituzioni, rappresenta la bussola con cui orientare nei prossimi mesi l’impegno di ciascuno di noi. Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti principali, Pietro Vittorio Barbieri, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Una voce, tra le più autorevoli, che già in passato abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra rubrica (gennaio 2011). Ricordiamo che Barbieri è anche membro del Comitato Economico e Sociale Europeo.

Dottor Barbieri, cos’è il secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità?
È l’atto governativo di implementazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) ratificata con la legge 18/2009. In quella norma c’è anche l’approvazione del protocollo opzionale ovvero lo strumento della sua attuazione. Ogni norma, tanto più se sui diritti umani, è universale e pertanto riguarda l’intera comunità umana. Per renderla efficace è necessario dotarsi di strumenti per la sua implementazione, nonché per la verifica - con tanto di impianto sanzionatorio - da parte di un’autorità superiore. Ecco, la sottoscrizione del protocollo opzionale comporta l’identificazione di un focal point nel governo del singolo Paese (in Italia il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali), di mezzi di implementazione (nel nostro caso il Programma di Azione), e il riconoscimento del Comitato delle Nazioni Unite per la verifica dello stato dell’arte, cosa accaduta il 24 agosto 2016. Successivamente, il 16 ottobre 2016, il Comitato ci ha fatto la pagella e non è stata del tutto lusinghiera.

Quali sono i contenuti principali del documento?
La lettura di questo documento è istruttiva: ci sono ben 44 raccomandazioni. Un richiamo pesante che significa diffuse violazioni dei dritti umani per le persone con disabilità in Italia. Anche ammettendo qualche errore da parte del Comitato, rimane un quadro non propriamente adeguato ad un Paese come il nostro. Nessuno poteva immaginare che il Belpaese violasse i diritti umani di un qualsivoglia gruppo sociale, salvo le persone con disabilità, i loro familiari e le associazioni che li rappresentano. Eppure è così: non solo in Africa o in Medio Oriente si violano i diritti fondamentali, anche nel ricco occidente dove si consuma il 50% delle risorse globalmente investite in welfare. Il Programma quindi risponde all’esigenza di superare le forme di discriminazione e segregazione delle persone con disabilità tuttora presenti, attraverso 8 linee d’azione che approfondiscono quelle del precedente documento (il primo programma biennale). Sono indicazioni strategiche chiare per il Parlamento, le amministrazioni centrali e le autonomie locali, i professionisti e l’intera comunità nazionale.

Che significa cambiare le politiche e i servizi in una logica inclusiva?
È un impegno enorme e sistematico, il cambiamento di paradigma. Il nuovo approccio prevede che le persone con disabilità non siano malati da curare, ma persone che devono essere rispettate nei diritti e nel rendere uguali le opportunità. Il trattamento quindi non può essere prevalentemente quello sanitario, ma quello dell’abitare, dell’occupazione, dell’istruzione, delle politiche sociali e della mobilità. Niente più tutele vincolanti ma libertà di essere e di fare, di scegliere, di sbagliare ed imparare dai propri errori, al massimo grado possibile. Le politiche, i servizi ed i professionisti sono così dei facilitatori per consentire alle persone con disabilità di sviluppare la propria personalità, attitudini, e capacità nella comunità in cui scelgono di vivere. Ad esempio il vasto campo della riabilitazione viene riperimetrato ben oltre i confini della riabilitazione clinica, mettendola sullo stesso piano dell’abilitazione ovvero la grande incompiuta, o il grande rimosso, delle Linee Guida del 1998. Il perimetro diventa l’empowerment, il conferimento di “potere” dall’operatore alla persona con disabilità. L’art 26 della CRPD - che del tutto casualmente ha lo stesso numero di quello dedicato alla riabilitazione nella legge istitutiva del servizio sanitario nazionale 833/78 - centra tutto su due assi: il peer counselling e l’adeguatezza degli operatori per agire l’empowerment.  Insomma, le politiche, i servizi e i professionisti sono gli attori che corrispondono al dettato costituzionale della “Repubblica” di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” La CRPD ed il relativo Programma d’azione a questo servono. La domanda sorge spontanea: saremo in grado di farlo? Dipende da noi, dalle istituzioni, da chi le governa, dai professionisti, ed anche dalle stesse persone con disabilità e dai loro familiari. È un cambiamento vero, da malati a cittadini.

 

di Claudio Ciavatta
PAGINA A CURA DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE DEI PADRI TRINITARI DI VENOSA

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