la giornata mondiale dell’onu per la Consapevolezza dell’Autismo

 Lo scorso 2 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Onu per la Consapevolezza dell’Autismo. A Venosa, il 13 aprile 2018 in occasione del cinquantennale di presenza trinitaria in Basilicata si vuole fare il punto sullo stato dell’arte, attraverso un Convegno scientifico a cui parteciperanno esperti di rilevanza nazionale, del territorio e dei Centri di riabilitazione dei Padri Trinitari in Italia: “Il prendersi cura della persona con Disturbi dello Spettro autistico: impegno dei Trinitari in Italia”. Abbiamo parlato di Autismo con uno dei relatori, il dottor Cesare Porcelli, psichiatra, direttore Unità Operativa Semplice di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Bari Area Metropolitana e responsabile Asl di Bari del Cat (Centro Autismo Territoriale).

Dottor Porcelli, si parla tanto di autismo e disturbi dello spettro dell’autismo. Ma, oggi, cos’è l’autismo?
Nella parola “Autismo” confluisce un coacervo di significati a volte anche contraddittori. Intanto il termine stesso “autismo” nasce per definire un sintomo importante della schizofrenia. Bleuler nel 1911 è il primo ad utilizzare il termine autismo per definire il comportamento di chiusura e ritiro del soggetto schizofrenico. Solo nel 1943 con Kanner l’autismo acquisisce una connotazione indipendente dalla schizofrenia con la quale purtroppo è stato molto a lungo confuso almeno fino agli anni 90 del secolo scorso. Nel 1944 Asperger descrive quella che sarà chiamata “Sindrome di Asperger”. Preferisco definire l’autismo come una condizione dell’esistenza di una persona caratterizzata da più o meno gravi difficoltà nella comunicazione e nelle relazioni sociali, presenza di interessi limitati, di una particolare sensorialità, ritualità e motricità. La condizione autistica è un continuum tra livelli di funzionamento molto prossimi alla “normalità” e livelli estremi di gravità molto difficili da contenere e “gestire”. Si associa spesso a problematiche di natura cognitiva le cui percentuali però sono molto condizionate degli strumenti diagnostici utilizzati. Oggi si pensa che la percentuale di soggetti autistici con contemporaneo quadro di disabilità intellettiva si aggiri tra il 25 ed il 50% dei soggetti. Il Dsmv fa rientrare l’autismo nei disturbi del neurosviluppo insieme alla disabilità intellettiva, ai disturbi del linguaggio, l’Adhd e i disturbi specifici dell’apprendimento.

Qual è la prevalenza dei Dsa in Italia?
Non esistono purtroppo dati nazionali sulla prevalenza del disturbo né tantomeno sulla incidenza. “Per quanto riguarda l’Italia, le stime di prevalenza sono basate sulle rilevazioni dei casi trattati dal Ssn con diagnosi di Dps (F84 secondo la classificazione Icd-10). Tali dati sono disponibili nelle regioni dell’Emilia-Romagna e del Piemonte. Le stime più recenti indicano una prevalenza totale nella popolazione fino a 18 anni del 2,3/1000 in Emilia-Romagna (anno 2011) e del 2,9/1000 in Piemonte (anno 2010), con stime che salgono rispettivamente a 2,8/1000 e al 4,2/1000 nell’età della scuola primaria (6-10 anni)” (http://old.iss.it/auti/?id=427&tipo=33).
Sia a livello italiano e sia a quello internazionale si assiste comunque ad un netto aumento delle diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico con stime, soprattutto americane che parlano di prevalenze fino  ad 1/68 bambini. L’apparente incremento diagnostico è legato ad una serie di elementi che possiamo provare a riassumere:
l’autismo è una condizione complessa all’interno della quale sono presenti una serie di sintomi di gravità variabile;
la maggiore consapevolezza porta alla diagnosi anche casi “lievi” che in passato non sarebbero stati forse assolutamente classificati facendoli rientrare in disturbi di personalità o altro;
assistiamo ad una progressiva ricatalogazione dei disturbi nel senso che quello che in passato veniva classificato come “ritardo mentale” o “ritardo dello sviluppo psicomotorio” o altro ancora, oggi viene classificato come “autismo”;
in parte comunque l’incremento potrebbe essere reale e dovuto ad una serie di fattori che vanno dall’età avanzata dei genitori, agli inquinanti ambientali.

Come avviene la presa in carico? E la cura dell’adulto?
La presa in carico è in questo momento un elemento di grande criticità. Di fatto sono le famiglie ad assumersi l’onere degli interventi in parte coadiuvate da supporti pubblici purtroppo non omogenei e poco organizzati. La Asl di Bari sta implementando un modello di intervento che vede la rete Asl-Scuola-Famiglia-Strutture convenzionate protagonista dell’intervento. Obiettivo del modello è creare un “sistema curante” sempre attivo nei confronti della persona con autismo sin dalla prima diagnosi. Altro obiettivo è quello di diffondere la “cultura dell’autismo” cercando di evitare l’inserimento dei minori e adulti in “Centri” ma implementando percorsi di accoglienza diffusi. Sul territorio sono già operanti attività di inclusione lavorativa che vedono protagonisti anche ragazzi con Asd oltre che altre disabilità. Per quel che riguarda l’adulto ma anche per i minori bisogna lavorare tantissimo con le Università affinché i corsi di laurea per Educatori Professionali, Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica ed altri ancora, prevedano percorsi specifici di formazione nel piano di studi.

di Claudio Ciavatta
PAGINA A CURA DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE DEI PADRI TRINITARI DI VENOSA

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