NON SOLO TECNICHE E PROCEDURE LA CURA È MOLTO DI PIÙ

 La cura delle persone con disabilità non può prescindere da un approccio globale, bio-psico-sociale appunto. Ciò implica una visione dei servizi non solo tecnica e procedure ma analisi filosofica, etica e morale. Di questo abbiamo parlato con il dottor Ruggero Doronzo, Psichiatra e Neuropsichiatra infantile, con una lunga esperienza presso il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) di Barletta - Centro di Salute Mentale (CSM) e Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) - e attualmente nuovo Direttore Sanitario dei nostri Centri di Venosa e Bernalda.

Cosa significa, direttore, nella relazione di cura con le persone con Disabilità Intellettiva o Disturbi del Neurosviluppo, andare oltre la tecnica e le procedure?
La legge 833/78 e le sue successive integrazioni hanno dato inizio ad una nuova concezione dell’intervento sanitario che vede il paziente al centro di una complessità di interventi socio-sanitari per l’aspetto preventivo, curativo e riabilitativo. In merito ai soggetti affetti da disabilità intellettiva e ai soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico a bassa funzionalità, occorre effettuare alcune considerazioni di carattere filosofico, etico, morale. Nella storia del pensiero, il filosofo greco Aristotele ha introdotto il concetto  di categorie mentali ovvero la caratteristica del pensiero dell’uomo di classificare oggetti, animali, persone, comportamenti ed anche le idee... In questa prospettiva, è stata elaborata anche una classificazione dei disturbi psichiatrici, fino all’attuale DSM V (Manuale Statistico delle Malattie Mentali). Artificiosamente è stato analizzato ogni comportamento umano ed in base alla qualità ed alla durata delle manifestazioni psichiche e/o psicopatologiche, è stata formulata una “diagnosi” temporanea o definitiva. In realtà il soggetto “normale” non esiste, perché la normalità è solo un concetto statistico; esiste la persona unica ed irripetibile, che in un contesto bio-psico-sociale si esprime attraverso comportamenti soggettivi.
Tali espressioni comportamentali, che hanno nel corso dei secoli creato la storia dell’umanità, partono dal semplice concetto di analisi della realtà. Luce (bianco), scuro (nero). Ciò che è “chiaro” dà certezze, ciò che è “scuro” dà  ansia, angoscia, paura… Al fine di evitare le terrificanti paure, sempre di più l’uomo nel corso della storia ha sviluppato il pensiero scientifico galileiano, proprio per sedare l’ansia della non conoscenza. Ma l’essere umano è tale e non va sottoposto alla “folle analisi microscopica del comportamento”. L’essere umano è “a sua immagine”, è un’espressione del creato e perciò non va e non deve essere classificato.

Qual è allora l’atteggiamento giusto da assumere?
Lo spirito dell’accoglienza nella sua globalità, atteggiamento opposto alla “vivisezione” comportamentale, che potrebbe portare, se non interrotto, all’autodistruzione perché tutti siamo “diversi” perciò ogni individuo costituisce una “classe”. I cosiddetti pazienti “disabili” esprimono una variabilità comportamentale che ci appartiene e perciò fonte di analisi, confronto e crescita individuale. Durante la mia vita professionale di psichiatra, ciò che ho imparato è stato promosso dalle persone che chiedevano di consultarmi e che mi ponevano quesiti pieni di pathos, apparentemente irrazionali, ricchi di sofferenza, perché trovavano il loro modo di essere al mondo, incommensurabile con quello degli altri. Il non sentirsi accettati, provocava in loro reazioni folli. Se pensiamo che ognuno di noi è un’immagine nello specchio dell’altro, probabilmente faremmo un salto di qualità nella storia del pensiero. Il processo di accoglienza nell’ambito della salute mentale deve coinvolgere in primis gli operatori affinché sia fatta “manutenzione perenne” al suddetto processo.

Quali sono le necessità che hanno le persone con Disturbi del Neurosviluppo-Disturbi dello Sviluppo Intellettivo e dello Spettro Autistico?
È la de-costruzione parziale in seno alle società del concetto statico di “accoglienza” e la “costruzione” del nuovo processo culturale di Accoglienza ed Integrazione delle persone nella società.Per realizzare il suddetto processo i servizi preposti sono le Aziende sanitarie ed in particolare il Dipartimento per la Riabilitazione ed il Dipartimento della Salute Mentale, integrati con le Strutture Sanitarie del Privato-Sociale. In Basilicata l’impegno dei Trinitari, da  50 anni, ha dato risposte forti ed efficaci e continuerà a farlo, investendo sul personale e sulle strutture esistenti. La realtà di Venosa è unica nel suo genere: una piccola città che accoglie un centinaio di persone con disabilità, consentendo loro, in molti casi, di vivere in modo libero ed integrato in un’atmosfera di cultura di quartiere. Il “sogno” dell’operatore scrivente è di inventare un modulo integrativo cittadino che sia Laboratorio di civiltà contro lo “stigma”.

di Claudio Ciavatta
PAGINA A CURA DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE DEI PADRI TRINITARI DI VENOSA

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