cognitivo - comportamentale terapia per il trattamento della disabilità intellettiva

La Terapia cognitivo-comportamentale rappresenta nella Disabilità Intellettiva un trattamento fondamentale. Sia perché consente di partire dalle competenze residuali e dai punti di forza del paziente ed utilizzarli in relazione ai target da raggiungere, sia perché consente di effettuare una vasta gamma di interventi rivolti alla riduzione/estinzione delle condotte disadattive, all’incremento dei comportamenti adeguati ed all’insegnamento di abilità sociali più funzionali. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Tiziana Pagano, Psicoterapeuta Specializzata presso l’Istituto Skinner, Centro e Scuola di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, attiva nei nostri due Centri, di Bernalda e Venosa.

Dottoressa Pagano, cos’è la Terapia cognitivo-comportamentale?
La terapia cognitiva e comportamentale, conosciuta anche come TCC o CBT (Cognitive-Behavioural Therapy) è un modello teorico che si è sviluppato negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni ’60 in seguito alle osservazioni cliniche di Aaron T. Beck. In termini generali tale orientamento raggruppa al suo interno molteplici teorie, modelli di funzionamento psicopatologico, protocolli e tecniche di trattamento, che tuttavia presentano caratteristiche comuni. La TCC parte dal presupposto che la sofferenza psichica scaturisca da una complessa relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che il paziente sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento. Recenti documenti diffusi dall’OMS e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) la considerano, a livello internazionale, uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici.
Può spiegare il perché del suo utilizzo nella Disabilità intellettiva grave?
La DI comporta una serie di compromissioni, quali una riduzione delle autonomie, delle capacità di acquisire ed utilizzare nuove informazioni, della capacità di apprendimento, deficit comunicativi e delle social skills. La TCC è un trattamento elettivo poiché consente di partire dalle competenze residuali e dai punti di forza del paziente ed utilizzarli in relazione ai target da raggiungere. Inoltre, considerata l’elevata frequenza dei comportamenti problematici nei soggetti con DI consente di effettuare una vasta gamma di interventi rivolti alla riduzione/estinzione delle condotte disadattive, all’incremento dei comportamenti adeguati ed all’insegnamento di abilità sociali più funzionali. Attraverso l’utilizzo della TCC è possibile lavorare sull’educazione e sulle funzioni adattive, ovvero strutturare un intervento basato sull’insegnamento delle autonomie e delle abilità di vita quotidiana che, nella quasi totalità dei casi, sono compromesse. Un simile intervento avviene prevalentemente secondo i principi base del comportamentismo, quali l’analisi funzionale ed il condizionamento S-R (stimolo-risposta).

Qual è la sua esperienza nei Centri di Venosa e Bernalda?
Gli Istituti dei Padri Trinitari di Bernalda e Venosa rappresentano una realtà variegata in cui è possibile approcciarsi a qualsiasi tipologia di paziente ed applicare sul campo la vasta gamma di nozioni ed esperienze acquisite nel tempo. Naturalmente è fondamentale un lavoro costante di rielaborazione e confronto dell’intero gruppo di lavoro, solo attraverso la creazione di una rete di sinergie tra la Direzione, l’équipe sanitaria ed il team di assistenti sociali, educatori ed operatori è possibile attuare una riabilitazione efficace, capace di creare una progettualità specifica nell’interesse dell’assistito. Allo stato attuale sono stati posti differenti cambiamenti nelle modalità e nell’organizzazione, tuttavia si sta lavorando per introdurre ulteriori strategie ed attività che consentono di mantenere le abilità presenti e di incrementare gli apprendimenti e gli stimoli degli assistiti. Per ciò che attiene l’incremento e il miglioramento delle capacità affettive e comunicative si sta lavorando sull’introduzione della Comunicazione Aumentativa e Alternativa e sulla creazione di molteplici occasioni per incrementare l’integrazione sociale. Obiettivo principale rimane sempre quello di consentire a ciascun assistito un graduale processo riabilitativo orientato al globale miglioramento della qualità di vita.

di Claudio Ciavatta

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