PRESENZA TRINITARI NEL MONDO
[Venosa] Premio Viglione. LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE
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[Livorno]Antonio e Osvalda. CINQUANT’ANNI DI MATRIMONIO
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[Livorno] In parrocchia. CONCERTO IN ONORE DI S. GIULIA
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[Livorno] Suore trinitarie. UN MERCATINO PER LE MISSIONI
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[Roma] A San Crisogono. DAL VIETNAM TRE NUOVI SACERDOTI DELL’ORDINE DELLA SS.MA TRINITÀ
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[Andria] Insieme per l’Africa. IL CINQUE PER MILLE ALLA ONLUS
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[Bernalda] Città del Vaticano. VISITA AL LABORATORIO DI MOSAICO
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[Bernalda] Gita a Lecce. PER IMPARARE I SEGRETI DELLA CARTAPESTA
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[ESPERIA] Inaugurazione. LA NUOVA STATUA A S. GIOVANNI PAOLO II
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[TERAMO] Madonna della salute. LA CHIESA RIAPERTA AL CULTO
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Il Mosaico di San Tommaso in Formis
Identità trinitaria e missione

La riflessione del Ministro Generale pubblicata dalla rivista dei Trinitari dell’India Trinitarian waves nel suo primo numero, gennaio-giugno 2014. Continua...

 

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“Sì, più confessioni in Italia ma nella cornice dell’effetto Francesco”

Chiese D'Italia
VERSO FIRENZE 2015

Pur in assenza di dati statistici uf­ficiali, da più parti in Italia si col­gono segnali di un certo risveglio religioso, anche tra i cattolici. Tan­ti operatori religiosi, infatti, a comin­ciare dai sacerdoti impegnati nella pa­storale, segnalano il ritorno a percorsi di fede da parte di tante persone che si erano allontanate o avevano messo da parte la loro appartenenza ecclesiale. Tra questi segnali, peraltro, sembra spiccare un rinnovato interesse verso la confessione, sacramento tradizio­nalmente vissuto con difficoltà, so­prattutto dai più giovani. Abbiamo raccolto l’opinione del professor Fran­co Garelli, docente di religioni nel mondo globalizzato e sociologia della religione all’Università di Torino.

Professore, pare che in Italia si re­gistrino da più parti segnali di un certo risveglio della sensibilità religiosa, an­che tra i cattolici. Le risulta?

Non ho dei dati di tipo quantitativo, però ci sono almeno due indizi che vanno in questa direzione. Il primo è la percezio­ne diretta di molti operatori pastorali, sa­cerdoti e laici, che colgono una certa ripre­sa della domanda religiosa. Soprattutto da parte di chi, dopo essersene allontanato, ritorna a frequentare gli ambienti religiosi e a riflettere sulle questioni ultime della vita. Il secondo indizio proviene da una ri­cerca di tipo qualitativo che sto conducen­do su incredulità, ateismo e nuove forme di fede tra i giovani, che mostra come la presenza del Papa attuale renda più ‘uma­na’ l’immagine della Chiesa. L’accento che Francesco mette su valori quali l’acco­glienza, il non giudicare, l’apertura al vis­suto delle persone, fa ripensare il giudizio negativo verso la Chiesa, alimentando un nuovo approccio dei lontani. Due elementi di vera novità rispetto al recente passato.

Tra questi segnali di risveglio spic­ca un ritorno alla confessione sacra­mentale. Come lo spiega?

Credo che questo avvenga soprattut­to in persone che, per vari motivi, hanno interrotto il processo di socializzazione religiosa. Magari hanno avuto una pri­ma educazione cattolica, hanno ricevuto i primi sacramenti, poi nell’adolescenza si sono allontanati dalla Chiesa. Un clima nuovo può portarli a ripensare alle que­stioni di fondo della propria vita, tra cui la fede. Ci può essere un ritorno, compreso l’accostarsi a un sacerdote per la confes­sione, anche se poi il bisogno di un rife­rimento spirituale viene interpretato es­senzialmente in termini individualistici, personali, una tendenza molto diffusa ai nostri giorni.

Pare che questo aumento delle con­fessioni sacramentali sia più evidente soprattutto nei luoghi più ‘neutri’ del­la fede, come ad esempio i santuari, meno nelle parrocchie.

È vero, c’è questa tendenza in atto. Forse perché le parrocchie vengono viste come luoghi dell’impegno costante, della partecipazione continuativa, della presen­za operativa, dell’appartenenza. Aspetti considerati troppo vincolanti da molti. Così si preferisce riprendere il cammi­no religioso in luoghi religiosamente più ‘neutri’, meno prossimi all’esperienza quotidiana, che non richiedono un impe­gno diretto o continuativo in termini di partecipazione ai riti o alla comunità.

Molti parlano di un “effetto France­sco” alla base del ritorno di tanti alla pratica della fede. Lei che ne pensa?

Sono d’accordo. Indubbiamente questo Papa colpisce molto, soprattutto le perso­ne (tra cui molti giovani) che nel tempo hanno maturato un’immagine un po’ ne­gativa della Chiesa, che magari si sono al­lontanate perché non condividono alcune prese di posizione nel campo della morale sessuale e familiare, o una presenza for­te della Chiesa a livello pubblico, oppure sono stati scioccati da una serie di scan­dali (pedofilia del clero, potere delle curie, ecc…). Molti giovani poi considerano la Chiesa un po’ anacronistica in campo etico, troppo dogmatica, ricca e potente. La presenza di Francesco indubbiamente sbaraglia questa visione negativa, perché è un Papa più diretto, che parla di servizio, stigmatizza il potere clericale e il carrie­rismo, vuole dei preti che siano anzitutto uomini e poi pastori che condividono la vita della gente. È il Papa del confronto, del dialogo, attento agli ultimi, alla mar­ginalità e alle periferie. Perciò la gente è interpellata da questo uomo che coltiva le ‘periferie del cuore’ fino ad intercettare l’attesa di una Chiesa più purificata. E a queste condizioni, accetta di riprendere un cammino interrotto nel tempo. In questo senso Francesco ha indubbiamente un certo riverbero in queste dinamiche di riavvi­cinamento alla Chiesa e alla fede cristiana.

Come dovrebbe essere ripensata, nelle sue grandi linee, la pastorale del­la Chiesa per incoraggiare ulteriormen­te questi segnali di risveglio religioso?

Credo che siano almeno tre gli impe­gni essenziali su cui convergere. Il primo è la carità, la partecipazione alle vicende umane, ponendosi dalla parte di chi sof­fre sul piano materiale e spirituale. Una Chiesa attenta e partecipe a quello che le persone vivono nella realtà quotidiana è una Chiesa che può far breccia nei cuori. Secondo impegno, aiutare le persone ad interpretare la vita in un modo più armo­nico e naturale. La Chiesa e la fede posso­no essere principio d’armonia, denuncian­do gli eccessi che il consumismo porta con se, proponendo nuovi modelli di sviluppo a misura d’uomo. Un terzo impegno è la promozione della spiritualità, cioè del­la dimensione ‘verticale’ della persona; non solo promozione umana sul piano del benessere terreno, ma anche apertura al trascendente, alla ricerca delle risposte alle questioni fondamentali dell’esistenza. Oggi c’è una forte domanda di spiritualità che però spesso resta inascoltata o affron­tata con risposte ‘mediocri’ e non rispon­denti ai reali bisogni della gente.

ddi Maurizio Calipari

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