giovanissimi e le droghe: Allarme psichiatrico

Si chiama Edi (Early Detection and Intervention) il progetto di colla­borazione tra l’Ospedale pediatri­co Bambino Gesù di Roma e il Di­partimento per le politiche antidroga (Dpa) della presidenza del Consiglio dei ministri. “Un paziente psichiatrico su tre, tra i minori, fa uso continuo di dro­ghe - spiega Federico Vigevano, direttore del Dipartimento di neuroscienze e neu­roriabilitazione dell’ospedale romano -. Ciò riguarda in particolare le psicosi, i gravi disturbi del comportamento, i ten­tati suicidi”. Il progetto è pertanto fina­lizzato alla “individuazione precoce, a scopo preventivo, delle condizioni com­portamentali e delle situazioni familiari a rischio, e dei soggetti particolarmente ‘vulnerabili’ in età prepuberale, con par­ticolare riferimento all’area del disturbo psichiatrico giovanile” di cui “l’abuso di droghe è causa o concausa”.

Anzitutto prevenzione

Uno scenario, quello dell’abuso di so­stanze in età pediatrica, aggravatosi ne­gli ultimi anni e realmente allarmante. La loro assunzione in questa età, avver­te infatti Vigevano, “può determinare un’alterazione dei fisiologici processi di maturazione cerebrale” con conseguen­ze come “deficit di funzioni cognitive importanti quali attenzione, memoriz­zazione, apprendimento e motivazio­ne”. Di qui l’importanza della preven­zione, all’interno della quale si colloca il progetto Edi. E non c’è tempo da per­dere, ha chiosato. Troppi i sei anni che mediamente intercorrono “tra l’inizio dell’assunzione di droghe e la diagnosi, e quindi l’inizio di un trattamento”, an­che perché su 350 accessi al Pronto soc­corso del Bambino Gesù per patologie psichiatriche, un terzo ha come causa o concausa l’abuso di droghe, anche le co­siddette leggere. Nel 2012, rileva Vige­vano citando una recente ricerca, “su 2 milioni500mila studenti di scuola supe­riore, 500mila hanno avuto un contatto nell’ultimo anno con la cannabis, 60mila con la cocaina, 30mila con altri oppia­cei”, e si abbassa l’età del primo con­tatto: 12-13 anni. Di qui l’intenzione di “lavorare con la prevenzione e la cura, in linea con il documento elaborato una decina di anni fa dalla Santa Sede”.

Soprattutto vendita online

“Non si riesce a capire il processo di beatificazione della cannabis - scientifi­camente inaccettabile - in corso in que­ste settimane”, aggiunge Giovanni Ser­pelloni, medico e capo del Dpa, secondo il quale occorre “educare e responsabi­lizzare i giovani sui pericoli dell’uso di droghe e alcol; mantenere alta la guardia sul loro comportamento e sul loro utiliz­zo di computer, smart phone e tablet”. Oggi, spiega, “tantissimi i siti web offro­no sostanze stupefacenti legali o illegali, farmaci stimolanti e sedativi di varia na­tura”. Necessario “incrementare l’atten­zione per la rete attraverso monitoraggi mirati e sistematici” e condividere even­tuali informazioni con le Forze dell’or­dine. Grazie alla collaborazione tra il Sistema nazionale di allerta precoce del Dpa e i carabinieri Nas, è stato possibi­le individuare circa 500 pagine web con annunci e offerte di vari tipi di droghe, il 64% delle quali definitivamente chiuso o bloccato. Le principali sostanze ven­dute online sono cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici, ecstasy, ketamina, ma anche droghe “tradizionali” come can­nabis, eroina e cocaina.

Un piano d’azione

L’Italia, aggiunge Serpelloni, “si è nel frattempo dotata di uno specifico piano di azione sulle nuove sostanze psicoat­tive (primi in Europa) presentato a set­tembre dal Ministro della Salute, Loren­zin” cui sono seguiti corsi di formazione per operatori sanitari dei pronti soccorsi e dei laboratori delle Forze dell’ordine in tutta Italia. Il Dpa, conclude l’esperto, ha inoltre predisposto uno specifico sof­tware “che sarà messo gratuitamente a disposizione dei genitori per essere ap­plicato a computer, smart phone e tablet e impedire così l’accesso ai siti che ven­dono sostanze stupefacenti da parte dei figli minorenni”.

 

di Giovanna Pasqualin Traversa

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