Ignoranza e disinformazione. NUOVE CATENE PER L’UOMO

  Viviamo nel mondo, ma non ne conosciamo i linguaggi. Le immagini della pubblicità ci sono familiari, come le sue parole e i suoi slogan; ma i suoi messaggi restano nascosti, indecifrabili.

Attorno a noi è tutto un fluire di parole, di gesti, di riti che trascinano e coinvolgono, ma il senso e il signifi­cato appaiono come un’eco lontana e confusa nel chiasso d’ogni giorno.

I nostri nonni non erano andati a scuola, ma capivano i travagli della vita; i nostri nipoti, con gli auricolari all’orecchio e il tablet fra le mani, non sanno distinguere la verità dall’in­ganno.
In qualche misura dovremmo un po’ tutti tornare fra i banchi di scuola.
Se nel terzo mondo c’è ancora bi­sogno di costruire delle scuole per dare l’alfabeto a chi ancora non sa leg­gere, nel mondo occidentale abbiamo la scuola, ma restano ampie zone di ignoranza.
Oltre tutto, fra quel che la scuola ci insegna e ciò che il mondo ci chiede è come un rincorrersi perdente, dove le illusioni mascherano la realtà: tutti sanno leggere, ma pochi leggono dav­vero; si pubblicano tanti giornali, ma sembrano tutti eguali e non dicono quel che servirebbe sapere; abbiamo la televisione, ma non insegna a cre­scere e a migliorare.
Avremmo bisogno di sapere di più e di sapere meglio. Anche sotto il profilo della istruzione religiosa; tant’è che ogni tanto i Vescovi parlano di nuova evangelizzazione.

Eppure sanno tutti che il miglior antidoto all’emarginazione è la cultura; capiscono tutti che un popolo ignoran­te è destinato ad essere manipolato dal potere economico e diventare schiavo di chi detiene le chiavi della politica; comprendono tutti che si può essere schiavi anche nelle città scintillanti di luci e di colori.

Se ci mettessimo per un momento a discutere di quel che accade ogni giorno attorno a noi, scopriremmo che sono tante le cose che non sappia­mo. Nei giorni caldi di agosto, qualcuno ha fatto un’inchiesta ed ha pro­vato a chiedere notizie a chi sfilava in un corteo di protesta. Pauroso: mar­ciavano sotto il sole caldo dell’estate e non sapevano il perché; ripetevano degli slogan, ma non riuscivano a tra­smettere alcuna notizia.
Eccolo il mondo d’oggi che atten­de d’esser liberato. Ignoranza, disin­formazione, condizionamenti pubbli­citari, deprivazione culturale sono i nuovi ceppi che costringono la perso­na e ne limitano la libertà.

Non ci si può meravigliare, poi, se anche la vita spirituale si impoverisce e si sclerotizza. Restano le parole, ma i significati si smarriscono. La speran­za, ad esempio, questa straordinaria capacità di testimoniare la Persona di colui che salva e dà la vita, sembra diventare qualcosa che si acquista, come potrebbe essere un contratto di assicurazione. La speranza non è più l’energia che deriva da ciò in cui si crede o la capacità di vedere, nei be­nefici dell’oggi, il segno di un’azione salvifica…
È diventata una sorta di docile at­tesa per le promesse della politica o la manifestazione di un consenso alle formule di moda e agli stili che fanno tendenza.

Le parole di Papa Francesco ci sor­prendono e ci incantano: sono le paro­le di chi con semplicità istruisce il suo popolo. E questo popolo è oggi chia­mato a mettere la verità a disposizio­ne di tutti. Dobbiamo tutti avvertire la sete di verità che attraversa la nostra esistenza. Non possiamo accettare le ovvietà, non possiamo lasciarci in­cantare dai proclami.

Dobbiamo prenderci cura della nostra intelligenza; dobbiamo libera­re dalla pigrizia la nostra coscienza, e non stancarci mai di dissodare il cam­po del sapere, come fa il contadino che torna ogni giorno a lavorare nel suo campo.
Non è un compito nuovo: da sem­pre alla Chiesa è stato chiesto di istru­ire e di educare. Oggi questo compito è diventato davvero urgente. E coin­volge tutti.

 

 

 

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto