La santità è per tutti BASTA PROVARCI

Mentre nella Chiesa universale ri­suona ancora l’eco dell’evento straordinario della elevazione agli altari di due grandi Papi dei giorni nostri, mentre da ogni parte del mondo si guarda alle virtù eroi­che di questi due grandi modelli di santità, la Provvidenza ci aiuta a ri­cordare che lo straordinario mistero della vocazione alla santità è davvero universale; e lo fa con i gesti semplici ed eloquenti di Papa Francesco che in cento modi fa capire che certamente la chiamata alla santità è per tutti. In ogni luogo, in ogni stagione, in ogni condizione. Senza alcun dubbio.
Qualche giorno fa, un bimbo vole­va sapere come poteva controllare di essere, davvero e senza errori, sulla strada della santità. Sì, proprio così: voleva sapere come poter controllare; l’efficientismo della cultura moderna faceva capolino in quelle parole e la­sciava smarriti gli adulti che gli erano vicino.
Spesso le parole dei più piccoli sconvolgono; ma se le prendiamo sul serio, ci accorgiamo che spalancano orizzonti straordinari.
Un fratello più grande gli fece una domanda che pareva una provo­cazione: “Ma tu, ti senti santo?” E il più piccolo, facendo spallucce, disse, semplicemente: “non lo so”.
Se ci fossero stati i teologi, quelli che hanno studiato ed hanno scritto, avrebbero saputo spiegare ogni cosa.
Ma, in assenza dei sapienti, a quel bambino ci limitammo a dire pres­sappoco così: “Vedi, se tu consideri le cose che fai e quelle che vorresti fare, quello che sei e quello che vorresti essere, ti accorgi che ci sono, nel tuo comportamento, alcune cose che non vanno, ci sono alcune cose che non farebbero piacere a Gesù. Succede a tutti. Ed allora tutti quanti noi dobbia­mo metterci d’impegno per cambiare e per cambiare in meglio. A chi pos­siamo chiedere aiuto? Forse proprio a Gesù. E se ci accorgiamo che Egli si è avvicinato a noi e ci ha ri-sanato, ecco possiamo dire che abbiamo fatto un passo verso la santità. Eh già. Quan­do in umiltà ci accorgiamo di essere risanati dalla presenza dello Spirito, allora siamo sulla strada giusta”.
Ma il bambino non si accontentò. E prima ci disse che lui frequentava il catechismo e poi aggiunse. “Se an­che non sento proprio Gesù, ma sen­to quelli che Gesù amava di più, è lo stesso. No?”
Aveva capito tutto.

L’universale vocazione alla santità si completa nella universale vocazione al servizio dei fratelli.

La misura della santità, diceva Benedetto XVI, “è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quan­to, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua”, con l’aiuto dei fratelli, nell’a­scolto dei Pastori che la Chiesa pone a guida dei nostri passi.

Ed ecco allora il senso e la forza della carità, come gesto personale e però partecipato e condiviso.

È in quell’aiuto reciproco e in quell’andare verso gli ultimi, è in quel farsi carico delle sofferenze e dei biso­gni di tutti che la carità diventa servi­zio ecclesiale e quindi anche percorso che risana, ovvero, in ultima analisi, esperienza di santità. A portata di tut­ti: anche di chi resta un piccolo nano di fronte agli eroi di ogni tempo.
L’esercizio della carità e la confi­denza Gesù è quanto basta per diven­tare santi. Basta provarci.

 

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