Creare occasioni di sviluppo TRA SOGNO E SEGNO

Forse non basta più scandalizzarsi: occorre anche reagire e darsi da fare. Lo scandalo dei giovani pri­vi di lavoro e il dramma di coloro che perdono il posto sono un atto di accusa verso ciascuno di noi. Perché ciascuno può fare qualcosa e le omis­sioni - anche in questo caso - sono un peccato.

Certamente le banche debbono fare la loro parte, la politica deve po­ter governare i processi e la finanza deve riconsiderare le proprie scelte. Ma insieme a tutto questo, è indispen­sabile l’impegno di ciascuno.

Il Papa ce l’ha ricordato più vol­te e in questo nostro giornale, mons. Giancarlo Bregantini ne parla diffusa­mente con il nostro redattore, Vincen­zo Paticchio.

Ma che cosa fare, concretamente? Si tratta di raccogliere dal contesto so­ciale nel quale viviamo, l’insieme dei bisogni insoddisfatti, a partire da quelli latenti, da quelli che derivano dalle mil­le sofferenze dell’uomo, della famiglia, delle istituzioni, ed elaborare un pro­getto per ciascuno di questi bisogni. Se ci si mette a discutere con mente aperta e cuore sincero, è sicuro che si trova qualcosa da fare. Ci sono fa­miglie che hanno difficoltà ad accom­pagnare i bambini a scuola? Ci sono urgenze nella gestione delle pratiche familiari? Ci sono scuole che necessi­tano di manutenzione? Ci sono campi che restano incolti o prodotti che non vengono raccolti? Tutti questi proble­mi nascondono dei bisogni e la rispo­sta a questi bisogni crea possibilità di lavoro.

C’è poi un’altra grande risorsa da valorizzare: lo spreco. Paradossalmen­te, mentre diciamo che siamo in crisi, mentre ci lasciamo vincere dallo scon­forto, accanto a noi prospera lo spreco, senza che alcuno dica o faccia alcun­ché. In alcuni quartieri si è lavorato con i supermercati per realizzare ven­dite sottocosto dei prodotti prossimi a scadenza. Anziché buttarli via (ed affrontare l’onere dello smaltimento) è meglio pensarci un po’ prima e ven­dere quei prodotti ad un prezzo più accessibile. In alcune zone, i giovani diplomati hanno impiantato servizi ricreativi ed educativi da far funzio­nare quando la scuola è chiusa. È un modo per fare tirocinio e per racco­gliere un bisogno sociale.

Oggi molte famiglie, soprattutto quando si è registrata una improvvi­sa perdita del posto di lavoro, hanno difficoltà a far fronte ad alcune spese essenziali: il pagamento delle bollet­te della luce e del gas, ad esempio. Si può studiare con loro delle forme di micro credito, da organizzare secon­do modelli ormai abbastanza noti e facilmente replicabili.

Sicuramente non mancano le idee, non mancano neppure gli esempi. Forse mancano le occasioni. Ecco, le chiamano occasioni. Di fatto sono una sorta di area di coagulo, una specie di luogo in cui il sogno si innesta al segno, per utilizzare una espressione cara a mons. Bregantini (si veda l’intervista nelle pagine centrali).

I cristiani debbono diventare occa­sioni. Le Parrocchie, le associazioni, i centri sociali, gli oratori hanno oggi un compito ben preciso: diventare luoghi di aggregazione progettuale e di solu­zione dei problemi di avvio. In linguag­gio moderno si direbbe Spin-off.

Lo Spin-off è un nucleo operativo che nasce all’interno di un organismo e si muove per diventare autonomo, con l’aiuto delle risorse, delle com­petenze e dei supporti, anche tecnici, che gli vengono dall’organismo che lo genera.

Sì, ci piacerebbe pensare alle Par­rocchie, agli Istituti tenuti dai Trini­tari, ai gruppi di animazione laicale, come ad altrettanti centri di creazione di Spin-off, ossia come a centri propul­sori di iniziative socialmente utili.

Non si tratta di raccogliere beni e di distribuirli, ma di pensare a strate­gie di sviluppo. Al pari di quel che in­segnavano gli anziani missionari: non si tratta di dare una pagnotta a chi ha fame, ma di donare vanghe e trattori ed insegnare a coltivare i campi per far crescere grano e frutti preziosi.

Prima dei soldi, occorrono i pro­getti; e prima dei progetti occorre cre­dere che lo sviluppo è possibile. Non solo: occorre anche ricordare che lo sviluppo, come diceva il compianto Paolo VI nella Populorum Progressio, è il nome nuovo delle pace.

 

 

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