Negli occhi la verità LE PAROLE INGANNANO

  Le parole ingannano. Abbiamo bi­sogno di incontrare parole di veri­tà e invece i nostri giorni sono po­polati di bugie, spesso mascherate da discorsi vestiti a festa.

Ci sono, accanto a noi, personaggi che sanno affabulare: sembrano de­scrivere fatti e situazioni e invece rac­contano favole e dicono frottole. Le loro mani si allargano nel gesto dell’ab­braccio, puntano il dito verso l’ascolta­tore, si prendono la nostra fiducia e ci conducono lungo i sentieri del sogno, là dove le illusioni resistono come la neve sotto i raggi del sole.

Abbiamo bisogno di incontrare parole di verità o forse, molto più semplicemente, abbiamo bisogno di ritrovare la verità delle parole. A co­minciare dalle più familiari, da quelle che ci vengono ripetute ad ogni piè sospinto: giustizia, democrazia, po­polo, libertà, amore…

Un buon esercizio è il gioco dei contrari; provare a capire che cosa sa­rebbe se si scegliesse l’esatto contrario di quel che ci viene detto.

Un altro esercizio è quello sugge­rito da un grande filosofo: provare a generalizzare, provare a vedere se ciò che ci viene proposto possa valere come regola generale, da applicare in ogni situazione e per ciascuna perso­na…

Ma sono esercizi difficili: rischia­mo di sbagliarci. Le parole rimbalza­no come le immagini in una sala fode­rata di specchi.

Dobbiamo andare al di là dei di­scorsi. Dobbiamo sollevarci al di sopra del chiacchiericcio quotidiano. Dob­biamo liberarci dallo stanco vociare della televisione.

La Provvidenza ci ha messo nel cuore l’anelito ad incontrare non le parole di verità, ma la Verità me­desima, che non si nasconde, ma si mostra nella sua essenziale nudità. “Conoscerete la verità e sarete uomi­ni liberi” dice Gesù nel Vangelo. No, non promette una vita comoda, non apre la strada del lusso, non prospet­ta le soluzioni vincenti, ma la libertà, soltanto la liberà e quindi la capacità di progettare la propria esistenza, di prendere la propria bisaccia, di pren­dersi cura dei propri fratelli.

Guardiamo negli occhi i nostri bambini e vedremo il sorriso di chi non sa mentire. Chi ha parole di verità non abbassa gli occhi, non li nasconde dietro a studiati gesti delle mani, non ha bisogno dei riflettori della televi­sione. Chi dice la verità non promette traguardi, ma indica percorsi; non si pone in alto sul carro del vincitore, ma scende fra il popolo e cammina accan­to a chi ha bisogno. Non chiede nulla per sé, ma dona collaborazione e con­forto.

In una cultura attraversata da messaggi ingannevoli, la comunità cristiana ha il compito di liberarsi dal­la frottola e di imparare a dire parole di verità.

La parola popolo, ad esempio: va sempre declinata pensando alla paro­la tutti.

Il popolo non è la folla che nella piazza attende un proclama. Né può essere quello che siede alla mensa, mentre altri, restano fuori dell’aula del banchetto. Non è quello che può fruire della scuola e gode del tempo pieno, dell’insegnante di sostegno e del servizio di scuolabus, contraria­mente ai tanti che mancano di questi servizi. Il popolo è una pluralità di persone, anzi, è la pluralità delle per­sone. Tutti. Anche il popolo di Dio è l’intera co­munità: laici e clerici, giovani ed anzia­ni, maschi e femmine, europei ed asia­tici, americani ed africani… tutti.

Proviamo a guardare negli occhi coloro che dicono di rivolgersi al po­polo. Se anch’essi si sentono popolo, se anch’essi condividono il destino degli altri, se davvero ci guardano negli occhi, allora, nel loro sguardo scopriremo parole di verità.

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