La tenerezza è per sempre ALTRIMENTI NON è AMORE

È difficile trovare, lungo i giorni dell’anno, un solo telegiornale che non parli di violenza, di aggres­sioni, di sopraffazioni… persino nella famiglia, che pur nasce e si fon­da sull’amore.

C’è un oscuro torpore dell’animo che inaridisce il cuore dell’uomo e lo isola dal mondo, lo confina nei recinti dell’egoismo, della sopraffazione, del delirio di onnipotenza.

È vero, ogni tanto l’uomo sa anche commuoversi e riesce ad esprimere gesti di solidarietà; ma è sempre più facile che egli sappia donare una mo­neta piuttosto che un’ora del proprio tempo.

Nel gioco degli specchi della cul­tura contemporanea è come se gli altri fossero o giganti da evitare o formi­chine da schiacciare. Si può essere generosi con il mendicante, ma inca­paci di gestire con onestà un pubblico appalto. E le cose che appartengono a tutti vengono ignorate, trascurate, di­sperse, persino distrutte.

Viviamo in un mondo che ci offre cibo ed energia, occasioni di svago e motivi di soddisfazione, ma che viene costantemente raggiunto dalle prepo­tenze più impensabili: cementifica­zioni, disboschimenti, inquinamenti, incurie… Di questo mondo, che cosa resterà ai figli dei nostri figli? Potran­no ancora disporre di dimore sicure, potranno ancora cibarsi dei frutti del­la natura? E’ difficile dirlo.

Forse dobbiamo imparare a guarda­re alle cose del mondo con un senso di partecipazione profonda. Con tene­rezza, ossia con amore e commozione. Così come con tenerezza dovremmo guardare ai nostri fratelli, a comincia­re da chi ci sta vicino, sino alle molti­tudini che vivono in terre lontane.

La tenerezza non è un sentimento per i giorni festivi. La sua eccezionali­tà è l’essere per ogni giorno e per ogni ora della vita.

Ci sono stati emotivi che si attiva­no per un breve momento. Altri ri­chiedono la dimensione della durata. L’amore del padre per il figlio, se non si dispiega per tutte le stagioni del tempo, non è amore. È per sempre, altrimenti non è amore. Anche la tenerezza è per sempre. Come la tenerezza di Dio, che non si stanca di aspettare, che è capace di perdonare e di tornare a perdonare per ogni volta che qualcuno abbia vo­glia di bussare alla sua porta. La tene­rezza di Dio è incrollabile.

Non altrettanto la tenerezza dell’uomo, che va coltivata e curata, come la fiammella nel camino, che si spegne se non viene continuamente alimentata.

L’arroganza spegne la tenerezza, l’egoismo la soffoca, l’isolamento la scaccia, il cinismo la distrugge… Ma è sempre possibile ritrovarla e farla crescere: basta guardare agli altri con gli occhi della condivisione ed osser­vare la natura con l’atteggiamento del dono, come un tempo faceva il conta­dino che piantava gli ulivi pensando al frutto che sarebbe stato raccolto dai propri nipoti. Occorre ritrovare la di­mensione del tempo.

Per sua natura il tempo è fuggiti­vo, nel senso che il momento presente non si ripresenterà mai più. Per que­sto occorre imparare a dominare il tempo, ad occuparlo con saggezza e con sapienza.

Oggi tutti corrono e nessuno ha tempo, perché è il tempo che ha con­quistato la persona, mentre dovrebbe essere il contrario. Se impariamo a conferire durata ai nostri gesti, sare­mo noi i padroni del tempo. Quando la persona muove una pietra, quando semina un fiore, o quando scava una cisterna, si fermi a pensare che tutto questo dura nel tempo, si prolunga al di là del presente.

Ecco la prima grande conquista: imparare a guardare a quel che deriva dalle nostre opere. La seconda conqui­sta viene dalla considerazione degli altri, dalla preoccupazione che anche gli altri possano ricavare benefici dal nostro lavoro.

Soltanto allora, nei nostri occhi, tornerà a vedersi la piccola fiammella della tenerezza, che va poi alimenta­ta con l’esperienza del dono gratuito, con un atteggiamento permanente di attenzione e di partecipazione, con la volontà di sentirsi parte di una gran­de famiglia. Sotto lo sguardo di un Dio che ha sempre un posto riservato per ciascuno di noi.

 

 

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