Educhiamo il cuore, la mente, le mani IL NOSTRO AUGURIO DI NATALE

 

 

 

Viviamo giornate difficili. Se da una parte le incertezze dell’eco­nomia e del lavoro ci ripetono ogni giorno che siamo ancora nel tunnel della crisi, lontani da quella zona di sicurezza che può farci tira­re un sospiro di sollievo, dall’altra, le lusinghe della moda e dello spettaco­lo sembrano volerci distogliere dalle urgenze della quotidianità, e alla fine ci lasciano storditi e distratti, feriti e disarmati, incapaci di trovare un filo di luce e un segno di speranza.

Abbiamo tante volte ripetuto che questa crisi viene da lontano ed ab­biamo forse dimenticato che già prima dell’onda d’urto della speculazione fi­nanziaria, serpeggiava nella nostra cul­tura un’altra ragione di crisi, di cui da anni andiamo discorrendo e che conti­nuamente torna a mostrare tutti i suoi motivi di disagio.

Da quando son cadute le ideolo­gie, da quando si è pensato di poter fare a meno dei valori, da quando l’uomo ha ceduto alle sue pulsioni ed ha nascosto il suo volto allo sguardo paterno di Dio, l’insicurezza, il dub­bio, il disagio e la paura hanno occu­pato la sua casa. Stupito ed orgoglio­so per l’efficienza tecnologica, l’uomo si esalta pensando che può volare sempre più in alto, sino a conquistare lo spazio e a mandare i suoi strumenti sulle comete che solcano il cielo.

E però fa tanta fatica a trovare le parole che possano dar pace al suo cuore.

Ha ragione Papa Francesco quan­do raccomanda di educare il cuore, gli affetti, i sentimenti. E questo vale per l’educazione dei bambini non meno di quanto si utile per l’educa­zione degli adulti. Abbiamo tutti biso­gno di imparare ad ascoltare le voci del cuore e di dare spazio ai richiami della coscienza.

Il Natale è un tempo propizio, per­ché la magica atmosfera della festa aiuta la riflessione e il rinnovamento, a condizione che i frastuoni del con­sumismo non ci trascinino nel turbi­nio dell’effimero e dell’inutile.

Abbiamo bisogno di educare il cuore, a cominciare da Natale che deve poter dire, anche oggi, stupore per l’incontro con un Dio che si è fatto uomo, nascendo fra gli umili, per por­si al servizio di tutti. La festa e la gioia del Natale debbono poter esprimere l’incanto per l’evento straordinario: l’Infinito che viene fra noi, l’Onnipo­tente che si fa piccino, l’Immenso che diventa uomo.

In controtendenza rispetto ai ri­chiami della tecnologia, che all’uomo promette le vie dell’immensità, il Na­tale porta l’Immensità fra le piccole figure del Presepe.

Ecco che l’educazione del cuore un po’ alla volta suggerisce e richie­de l’educazione della mente, che va liberata dai pregiudizi, dalle false cre­denze, dalle mezze verità, dai discorsi intessuti di slogan, per recuperare la semplicità del “sì” e del “no”, il rigore della sincerità, la fertilità dello spirito critico, l’entusiasmo del pensiero cre­ativo, la voglia di operare nel mondo.

Un cuore ben educato ed una men­te ben impostata muovono l’uomo all’azione, alla progettualità, al lavoro sociale, all’impegno lungo i giorni del tempo.

Educare il cuore, la mente e le mani, diceva Pestalozzi, un saggio pedagogista svizzero vissuto fra il sette e l’ottocento. Così ripeteva Papa Francesco parlando agli insegnanti della scuola di Roma. Così ripete an­cora il Pontefice in tanti passaggi del suo magistero quotidiano.

Oggi, quel richiamo al cuore, alla mente, alle mani si fa motivo di au­gurio natalizio perché ciascuno possa trovare il modo di dialogare con il proprio cuore e farsi sollecito verso l’altro, perché insieme si possa costru­ire una società più giusta, una città a misura della persona umana, un po­polo capace di solidarietà, un mondo in cui regni la pace e la disponibilità all’aiuto reciproco.

Auguri.

 

 

 

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