Le migrazioni non si fermeranno TRE LE SCELTE POSSIBILI

Sin quando il mondo sarà diviso fra ricchi, sempre più ricchi, e po­veri sempre più poveri, sin quan­do ci sarà, da una parte, la civiltà del consumo e dello spreco, e dall’al­tra, la povertà e la miseria, sin quando le dittature e le guerre strozzeranno la speranza delle genti, ci saranno pur sempre gruppi di persone disposte a sfidare ogni rischio pur di scappar via dai luoghi della sofferenza, della fame e della guerra.

Nell’anno appena concluso, le migrazioni non si sono mai fermate. Non era difficile prevederlo. La storia plurimillenaria lo insegna. Da sempre l’uomo ha sfidato le steppe, ha attra­versato i deserti, ha solcato i mari e gli oceani, pur di trovare riparo dalla guerra, dalla carestia, dalla fame, dalla sofferenza.

E a fronte di tanta sofferenza, i potenti della terra si trastullano con i loro “progetti” che sembrano fatti ap­posta per complicare inutilmente una situazione già di per sé complicata.

Sino a ieri c’erano gli scafisti diso­nesti che in cambio di (tanto) denaro portavano da una parte all’altra del Mediterraneo; oggi gli scafisti si sono organizzati: sono pur sempre diso­nesti, ma ora sono anche criminali se è vero che abbandonano le imbarca­zioni piene di migranti al largo delle coste e senza alcuno che sappia ma­novrarle.

E così, mentre i potenti lanciano proclami ed anatemi, fra le sponde del Mediterraneo passano traffici di armi, quintali di droga e migliaia di disperati in cerca di tranquillità.

Per le migrazioni le scelte possibili sono sostanzialmente tre; ma una sol­tanto può dare i frutti sperati.

La prima opzione si basa sulle leg­gi e sui divieti. Si possono impedire gli sbarchi, si possono rimandare in­dietro i clandestini, inasprire le pene, disporre barriere di filo spinato, rin­forzare i confini, ma come dimostra la storia, sia quella lontana che quella a noi più vicina, gli sforzi di vigilanza diventano sempre più onerosi e sem­pre più sterili. Le migrazioni non si fermano dinanzi agli ostacoli e sanno praticare le vie della clandestinità.

La seconda ipotesi è quella della organizzazione dei flussi migratori, a cominciare dai luoghi di partenza. Si aprono uffici ed agenzie lungo le sponde del Mediterraneo, si orga­nizzano viaggi progettati dagli Stati, si abbassano i costi e si controllano i requisiti per emigrare. Si tratta di una operazione complessa, costosa, con­torta e soprattutto capace di produrre più guasti di quanto non si pensi.

La terza ipotesi è quella dello svi­luppo e della crescita dei paesi che oggi soffrono per la fame, per la mise­ria e per la guerra. Si tratta di far star bene chi oggi vive nell’angoscia. È la scelta vincente. Costa molto meno delle altre ed offre emancipazione a chiunque ne abbia bisogno. È quel che è accaduto in Albania negli ulti­mi vent’anni. Oggi nessuno scappa dall’Albania e dall’Italia si va in Al­bania sia per lavoro che per turismo. Anzi, molti di coloro che nel 1991 giunsero da clandestini in Italia, tor­nano nella loro terra d’origine, per partecipare al grande rilancio socio economico e culturale della loro Pa­tria.

La pace si costruisce con lo svilup­po e lo sviluppo determina condizioni di pacifica convivenza. Il Mediterra­neo è stato testimone di mille trage­die: deve poter diventare il luogo del­la riappacificazione.

Basterebbe rinunciare allo scanda­lo del traffico d’armi, per assicurare un futuro di prosperità per tutte le genti.

Ed allora, all’alba di un nuovo anno, gli uomini di buona volontà sono chia­mati ad essere testimoni e costruttori di pace.

Liberare l’Europa dalla tentazione dell’egoismo, liberare i paesi indu­strializzati dalla tentazione di fab­bricare ancora armi, andare in Africa per edificare scuole, case ed ospeda­li, vuol dire farsi operatori di pace e strumenti efficaci della liberazione dei popoli.

Buon anno a tutti.

 

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