Sergio Mattarella e Pietro Grasso NUOVAMENTE VICINI

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La Repubblica italiana ha un nuovo Presidente. Al di là del prestigio di cui gode Sergio Mattarella e dell’a­lone positivo che accompagna la sua immagine, il primo grande risul­tato di questa elezione è il modo in cui è avvenuta.

Numerosi commentatori interna­zionali hanno molto apprezzato la determinazione del Parlamento e la compattezza del mondo politico ita­liano. Da alcune settimane si diceva che alla quarta votazione si sarebbe avuto il nome dell’eletto e così è stato.

Certamente non son mancate le polemiche e le discussioni. Né è man­cato chi ha fatto sapere che avrebbe preferito un altro percorso ed una diversa soluzione. È comprensibile. Quando si tratta di affrontare scelte decisive e quando si devono compor­re opinioni ed orientamenti molto di­versi, è difficile individuare subito la scelta che possa mettere tutti d’accor­do. Ma è proprio questo il segno del­la maturità e il contrassegno di una nazione che vuole affrontare la storia con decisione ed efficacia.

Decidere subito e decidere con ampio consenso è come una dichiara­zione d’impegno ed un attestato di re­sponsabilità. Più è difficile il momento storico che si attraversa, più conviene determinazione e compattezza, senza mortificare nessuno e senza lasciarsi prendere dall’ebrezza della vittoria.

In politica occorre sempre ricor­darsi che si lavora per il bene comune e quindi per il vantaggio di tutti.

Sotto questo riguardo sono po­sitivi alcuni segnali che vengono da quasi tutti i protagonisti dei diversi schieramenti, ed è quanto mai ap­prezzabile la prima reazione del nuo­vo Presidente.

Sergio Mattarella, nel suo stile so­brio e schivo, ha detto pochissime pa­role centrate soprattutto sugli ultimi, su chi nel Paese soffre più degli altri, ed ha compiuto dei gesti che sono un forte richiamo alla memoria.

La storia la scrivono gli uomini e nella storia gli uomini trovano i sug­gerimenti per schivare le tragedie e gli errori dovuti alle loro meschinità.

Mattarella, andando a rendere omaggio ai caduti delle Fosse Ardea­tine, ha aperto il libro della memoria e lo ha posto dinanzi al suo settennato.

In quel libro si trovano tanti nomi e tanti volti, anche il suo stesso nome e quello della seconda carica dello stato, il Presidente del Senato. Sergio Mattarella e Pietro Grasso sono ami­ci: si conobbero il 6 gennaio del 1980, quando il primo cercava di soccorrere il fratello Piersanti e il secondo accor­reva sul posto come sostituto procu­ratore della Repubblica. D’allora la mafia è stata, per ciascuno di loro, la piaga da sanare. A distanza di trentacinque anni, la Provvidenza li pone uno accanto all’altro, ai vertici della Repubblica, e ricorda a ciascuno di loro che quel compito è ancora da affrontare.

I primi gesti di Sergio Mattarella sembrano un “sì” silenzioso ed au­stero. L’accettazione di un compito, di una responsabilità, di una missione da compiere. Con l’aiuto di tutti.

Se alla determinazione del Parla­mento e alla ritrovata compattezza della politica si riuscisse ad associare la chiara percezione di un obiettivo da troppo tempo percepito e da trop­po tempo mancato, se l’Italia riuscisse a capire quel che davvero conta per la persona e per coloro che soffrono più degli altri, allora l’elezione del dodi­cesimo Presidente sarebbe davvero, come molti dicono, un passaggio de­terminante nella storia del nostro Pa­ese. Auguri Presidente.

Nicola Paparella

 

 

 

 

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