Un Anno di misericordia. DIO CI ASPETTA SEMPRE

Sono almeno cinque i punti di ri­flessione ai quali ci sospinge l’an­nuncio - davvero imprevisto - di un Anno Santo della misericordia.

Il primo richiamo è quello di testi­moniare la missione stessa della Chie­sa, che molto spesso, lungo i secoli, si è sovraccaricata di ruoli e funzioni che in qualche misura hanno finito con l’offuscare il senso stesso del suo compito fra gli uomini. Per dirla con le parole di Francesco, la Chiesa ha bisogno di uscire da se stessa, non può rimanere chiusa nella propria autoreferenzialità, ma deve porsi in cammino e seguire il suo Signore, con coraggio e misericordia. Paradossal­mente proprio perché fedeli, si cam­bia; perché, come insegna Francesco, “la fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita”.

Testimoniare la misericordia - ecco il secondo punto - significa liberarsi dalla presunzione di chi giudica e di­scrimina e farsi carico di dare consola­zione ad ogni uomo e ad ogni donna del nostro tempo. La saggezza antica ha sempre associato la misericordia alla consolazione. Il primo approccio è quello della partecipazione e con­divisione: farsi carico della sofferen­za, del dolore, del peccato persino. E subito dopo, il secondo approccio: annunciare la misericordia, anzi, farla agire lungo le esperienze della vita. Il modello è quello della Pasqua di Re­surrezione. Consolare il pianto di chi soffre il dramma del sepolcro e darsi da fare per mostrare la luce del Risor­to.

Il terzo punto è riferito all’aspetto dinamico e pratico della misericordia. Quella di nostro Signore libera dal peccato, dona la grazia ed introduce ai doni dello Spirito. La misericordia degli uomini ha bisogno di trovare le vie della riconciliazione, dell’agape fraterna, della gratuità del dono, del dialogo, della giustizia sociale, e poi anche del rispetto per il creato e della sconfinata attenzione per coloro che verranno dopo di noi.

Il quarto punto è connesso all’idea di universalità. I doni della Chiesa gli derivano da un Padre generoso ed at­tento, e proprio per questo non sono per pochi, ma per tutti. Nei gesti della quotidianità c’è ancora molto da im­parare perché davvero i doni della terra siano doni per tutti. E così anche i doni della cultura, della istruzione, della scienza, della tecnologia, della medicina… C’è un campo stermina­to di luoghi, esperienze e circostanze nelle quali testimoniare la misericor­dia perché essa possa apparire ed es­sere sentimento e progetto di vita che coinvolge tutti. Il quinto ed ultimo punto di rifles­sione riguarda lo stile e la forza della misericordia. Da bambini ci hanno in­segnato a ripetere l’elenco delle opere di misericordia. Forse ricordiamo che erano divise in due comparti: le ope­re di misericordia corporale e quelle di misericordia spirituale. Abbiamo delegato le prime e dimenticato le seconde. Soprattutto abbiamo ap­piattito o ridotto o deviato le nostre passioni. La misericordia è passione dell’altro, è spinta interiore che muo­ve all’incontro, è bisogno di effettiva condivisione.

Occorre allora prepararsi all’An­no Santo con un lungo percorso di educazione comunitaria e personale, mossi dalla luce della Pasqua, soste­nuti dalla forza dirompente della Resurrezione, guidati dal magistero di Francesco verso l’incontro con il Signore “che sempre ci aspetta, anzi ci anticipa, Dios nos primerea, perché mentre noi lo cerchiamo Lui ci ha già trovato”.

Nicola Paparella

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