Disuguaglianze, miserie. ED AZIONI DI MISERICORDIA

Alla fine di questo mese l’umani­tà giungerà ad un traguardo per niente lusinghiero: quello dell’1 %. Si potrà dire che l’un per cento della popolazione mondiale detiene il 50 % di tutte le ricchezze che si produ­cono sulla terra.

Negli ultimi cinque anni, mentre si allungavano le file di coloro che bussa­no alle porte delle mense per i poveri, il numero dei miliardari è più che rad­doppiato.

La disuguaglianza non è mai sta­ta così vistosa e così sfacciata come in questi ultimi anni. Crisi o non crisi, i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi diventano sempre più ricchi. E questo dappertutto, senza eccezioni.

Se consideriamo quella immane tragedia che si sta consumando con le migrazioni attraverso le acque del Mediterraneo e spingiamo lo sguardo sino alle popolazioni che risiedono nella fascia sub-sahariana, vi trovia­mo, secondo le stime delle grandi organizzazioni internazionali, non meno di 358 milioni di persone in condizioni di estrema povertà. E però in quelle stesse terre si contano non meno di 16 grandi miliardari.

È illusorio e scorretto stimare la qualità della vita di una nazione pren­dendo a riferimento soltanto il suo pro­dotto interno lordo (Pil). Al Pil occorre anche aggiungere l’indice della disu­guaglianza, il cosiddetto coefficiente di Gini, di cui pochi discutono. In Qa­tar, ad esempio, si stima che su una popolazione di 2 milioni di abitanti, gli oriundi siano appena 300.000; fra questi se ne contano almeno 290 ultra ricchi, ossia con un reddito non in­feriore a 30 milioni di euro all’anno. Peccato che una donna delle pulizie guadagni soltanto 250 euro al mese. Ovviamente si tratta di una donna straniera, come straniera è quasi tutta la forza lavoro che pure rappresenta la maggioranza assoluta degli abi­tanti. In questi casi, se consideriamo soltanto il Pil, non possiamo che rico­noscere che il Qatar è il paese più ric­co del mondo. Se però prendiamo in esame l’indice di Gini, troviamo che il Qatar è il luogo dove più aspre sono le disuguaglianze.

In queste condizioni le migrazio­ni sono inevitabili. Noi conosciamo le migrazioni che avvengono fra le spon­de del Mediterraneo, ma i flussi migra­tori sono diversi e tutti egualmente drammatici.

Quando il disagio si fa insoppor­tabile, l’ipotesi della fuga si fa sempre più attraente.

Pensare di fermare le migrazioni con il controllo delle frontiere è vel­leitario. In Italia si discute e si pole­mizza sulle procedure: se conven­ga il respingimento o invece il filtro dell’accoglimento umanitario. È una discussione che non aiuta a risolvere il problema.

L’unica possibile soluzione si chia­ma sviluppo e richiede opere di pace. Sin quando prospererà la disugua­glianza e con essa la guerra e il terro­re, è del tutto ovvio che qualcuno de­sideri scappare in cerca di condizioni migliori; lo farà utilizzando i sentieri della legalità o le incerte piste della illegalità, ma in ogni caso agirà con risolutezza e grande determinazione.

Dinanzi a questi drammi, tanto gli Stati quanto noi, singole persone, dobbiamo poter trovare uno spazio nel nostro cuore per essere vicini alle miserie di questa immensa moltitudi­ne di uomini e donne che vivono nel­la indigenza, soffrono la fame, giac­ciono nell’ignoranza, fuggono dagli orrori della dittatura, gemono per le stragi della guerra e cercano di un raggio di luce e di speranza.

Nel terzo millennio, così come nei tempi passati, le opere di misericordia sono sempre nate dal ripiegarsi della persona sulle miserie degli altri. Sono un atto gratuito.

Non un dono che vale per una sola volta, ma l’incessante ricerca di un piccolo spazio perché il nostro cuore possa farsi accogliente nei confronti delle miserie degli altri.

Del resto, come potremmo chiede­re misericordia al Signore dei cieli, se non fossimo capaci di chinarci anche noi verso le miserie degli altri?

 

Nicola Paparella

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto