Embargo planetario. PER ESSERE CREDIBILI

Entrati ormai nell’Anno giubilare, dobbiamo trovare la forza e la lucidità della franchezza e dire senza mezzi termini che non sono più credibili molti di coloro che oggi piangono per le sofferenze della guer­ra, per i lutti prodotti dal terrorismo, per le stragi che insanguinano le no­stre città.

Non sono credibili i Capi di Stato, i rappresentanti dei Governi, gli uomi­ni della politica, i leader dell’industria e dell’economia e, se tacessimo, anche noi che scriviamo o leggiamo queste note, non saremmo più credibili, per­ché non operiamo per il disarmo glo­bale del pianeta.

O lavoriamo per il disarmo o non abbiamo il diritto di deprecare il ter­rorismo. O ci liberiamo dal vizio di produrre e vendere armi, oppure non possiamo pensare di essere credibili quando piangiamo per i caduti di Pa­rigi.

Embargo planetario delle armi e delle risorse economiche ha chiesto con semplicità e con fermezza il Card. Angelo Bagnasco, parlando a margi­ne dell’inaugurazione dell’Anno ac­cademico della Pontificia Università Lateranense. Ciò che serve, nei con­fronti dell’estremismo islamico, non è la lotta armata, ma il taglio drastico e netto di ogni rifornimento di armi, mu­nizioni e risorse economiche.

Chi invita alla guerra non sa quel che dice. Il mondo ha bisogno di pace, di dialogo, di prosperità, di intesa. Né ci si dimentichi di quanto siano anco­ra ricolmi di armi (anche nucleari) gli arsenali di mezzo mondo. C’è troppa gente che si arricchisce con la vendita delle armi. E questo è inaccettabile. Così come inaccettabi­li sono le parole del nostro Ministro, Roberta Pinotti, che non si stanca di ricordarci quanto sia importante per l’Italia l’industria bellica, come sia ne­cessario sostenerla e come sia oppor­tuno valorizzare le eccellenze che per essa lavorano.

Non sono queste, le persone di buona volontà per le quali torneran­no a cantare gli Angeli sulla capanna di Betlemme.

Né lo sono personaggi come l’am­ministratore delegato di Fimmeccani­ca, Mauro Moretti, che chiede con for­za l’aumento degli stanziamenti dello Stato a favore degli armamenti.

Gli uomini di buona volontà cerca­no la pace e lavorano perché la pace sia dovunque possibile. Ci vorrà del tempo, ma la strada è una sola ed è una strada possibile, sol che la si vo­glia percorrere. Basta avviare una sistematica, anche se graduale, con­versione della industria bellica, ed un immediato e generalizzato blocco delle vendite all’estero. Nessuno ven­ga a dirci, come ha fatto il ministro Pinotti, che l’Italia, nella vendita delle armi, procede nel pieno rispetto del­le leggi: lo sanno tutti come sia facile spostare carichi di armi da una piaz­za all’altra per farle finire nelle mani sbagliate. Non si tratta di scegliere fra clienti buoni e clienti inaffidabili. No. Si deve semplicemente rinuncia­re a vendere armi, anche all’interno del Paese. Si cominci da qui, per poi abbandonare gli strumenti di morte e armarci invece della giustizia, dell’a­more e della misericordia, autentiche garanzie di pace, come ha detto Papa Francesco aprendo la Porta Santa del­la cattedrale di Bangui.

Svuotiamo gli arsenali, smettia­mola di produrre strumenti di morte, sosteniamo le coscienze perché tutti diventino uomini di buona volontà.

Soltanto così il Natale dell’Anno Santo della Misericordia sarà davvero un Natale di pace. Auguri.


Nicola Paparella

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