NOI, ORA, GLI ALTRI

 All’inizio di un anno che si apre con i colori della speranza, a conclusione di una stagione che tanti doni ha portato e, insieme, tante sofferenze e tan­ti dolori, riflettendo su quel che il mondo attende dalla premura dei cristiani e quel che essi chiedono alla generosità della Provvidenza, viene da pensare ad un programma d’azione che si può riassumere in tre pic­cole parole: Noi, ora, gli altri.

 

Noi. Il “Noi” viene prima dell’Io e prima del Tu. L’identità della persona si costruisce soltanto nel dia­logo con l’altro. L’isolamento ha senso soltanto quando è raccoglimento, quando nell’interiorità si incontrano le voci e i bisogni del mondo. Altrimenti è prigionia, esilio, smarrimento. Noi, vuol dire attenzione alla co­munità, permanente disponibilità al servizio, distanza da ogni narcisismo, rinuncia all’autoreferenzialità, ca­pacità di condivisione e di ascolto, diventare viandanti che si fanno guidare dalla stella.

 

Ora. I ragazzi dicono now, ma il loro è un “subito” dettato dal proprio desiderio. Per i cristiani il subito di­scende dai bisogni del mondo. La terra ha bisogno del nostro intervento, ora, subito, now. Non può attendere. L’umanità ha bisogno d’essere liberata. Torture, ucci­sioni, depredazioni, violenze, delitti inauditi si consu­mano dietro l’uscio della nostra casa. Occorre agire, con determinazione. Ora.

 

Gli altri. Non sono una folla di anonimi: ciascu­no di loro ha un volto, ognuno di loro ha una storia, vive una situazione più o meno problematica, tende una mano, che forse non vediamo, e manda una invo­cazione d’aiuto, che forse non ascoltiamo. L’anno Santo della Misericordia ci può donare la grazia di aprire gli occhi e di spalancare il cuore per accogliere chi ci porta in dono… il proprio bisogno. Buon 2016.

 


Nicola Paparella

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