La strage degli innocenti. QUEI MINORI NOSTRO PROSSIMO

 

All’inizio era soltanto un sospetto. Da qualche giorno è una certez­za. Sono almeno 5.000 le ragazze e i ragazzi di cui si sono perdute le tracce.

Sono giunti in Italia insieme ai 140.000 migranti sbarcati sulle nostre coste, ma non si sa dove siano andati.

I burocrati li chiamano minori non accompagnati, ossia giovinetti non ancora diciottenni, che hanno perdu­to il contatto con i propri genitori.

Non se ne sa nulla. Poche confu­se notizie, ma tanto quanto basta per alimentare i sospetti più gravi. Sfrut­tamento, avviamento alla prostitu­zione, traffico clandestino di organi, lavori massacranti… Non si riesce a capire.

Se ci si guarda intorno, le preoc­cupazioni aumentano. Lungo tutte le rotte della migrazione, c’è un’umanità dolente che sparisce. Avviene nelle isole greche, lungo le piste balcaniche, nei sentieri dell’Europa occidentale… dappertutto.

È scandaloso, inaccettabile, indici­bile. Mancano le parole giuste. Siamo dinanzi ad un vero e proprio geno­cidio. E… non se ne parla. Abbiamo celebrato la giornata della memoria e non ci siamo accorti che ancora oggi una folla di ragazzi scompare fra le case e i campanili d’Europa.

Non ci sono più alibi. Sì, è vero, c’è la crisi e mancano le risorse; ma chi fa sparire i bambini si prepara a fare affari sulla pelle degli innocenti. E questo non può essere accettato. Né si può pensare di andare a tavola, sapendo che un ragazzino potrà man­giare un tozzo di pane soltanto se chi­na il capo e vende sé stesso. Non può essere, non si può accettare. Occorre fare qualcosa.

Dove non giunge lo Stato, dev’es­sere possibile l’iniziativa privata. Se il Papa ha invitato le Parrocchie ad ospitare le famiglie, altri organismi potranno organizzarsi per ospitare i minori non accompagnati.

Occorre ritrovare lo spirito del buon Samaritano e profittare della Quaresima per fare l’esperienza del percorso che da Gerusalemme porta a Gerico: una sorta di pellegrinaggio domestico per attrezzare le nostre di­more perché possano diventare città accoglienti.

Dopo la Pasqua potremo ritornare sui nostri passi e salire verso la cit­tà gloriosa, dove sarà bello ritrovare quelli che oggi si sono perduti.

Sono però tanti i giovani non ac­compagnati e occorrerà organizzarsi. Per qualcuno si può pensare ad una famiglia accogliente, con l’esercizio dell’affido. Per la gran parte si dovrà pensare a delle comunità di acco­glienza organizzate con il concorso di alcuni istituti e di tante famiglie di buona volontà.

Le formule possono essere molte­plici.

Basterà ricordare che ai piccoli occorre - per prima cosa - restituire un’identità, il loro nome e il loro co­gnome, la possibilità di ricucire un rapporto con la propria cultura e i propri affetti, perché non è consentito a nessuno espropriare una persona di quanto di più intimo le appartiene.

Nel rispetto di questa specifica identità, questi giovani vanno accolti, istruiti, educati, accompagnati nella conquista dell’autonomia e nell’eser­cizio della cittadinanza attiva.

Non possiamo pensare che la cul­tura dello spreco e dello scarto abbia tanto indurito i nostri cuori, da non consentire all’Europa e all’Italia di farsi vigilanti contro lo sfruttamento e la violenza a danno dei minori.

Né possiamo credere che non sia possibile accogliere, oggi, in Italia, i cosiddetti minori non accompagnati, ed accoglierli come nostro prossimo, come fratelli che le vicende della sto­ria hanno spinto sul ciglio della no­stra strada.


Nicola Paparella

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto