Riconciliazione. TUTTO STA A COMINCIARE

Corre velocemente l’Anno San­to della Misericordia e cresce lo stupore per le mille imprese di questo nostro Papa che ci riporta ogni giorno alle sorgenti della fede e alla semplicità di un cristianesimo autentico e, proprio per questo, disar­mante.

La sacralità della vita umana, l’in­condizionata accoglienza di chi sof­fre, la ferma volontà di ricostruire l’unità dei figli di Dio, la costruzione della pace, la valorizzazione del la­voro dei missionari, la difesa di chi viene perseguitato ed ucciso, la de­nuncia puntuale e precisa delle nuo­ve schiavitù… sono i grandi temi che vengono dai gesti di misericordia che Papa Francesco compie in nome e per conto della Chiesa universale.

Su quest’ultimo aspetto abbiamo ancora bisogno di riflettere, per trova­re la via e la forza di imprimere un ul­teriore accelerazione al prodigio della misericordia.

I comportamenti del Papa appar­tengono, sì, alla straordinaria sensi­bilità di un uomo di rara spiritualità, ma sono anche i contrassegni che Egli offre all’intero popolo di Dio perché ciascuno ritrovi un cammino, segua un percorso e generi nuovi orizzonti.

Non basta stupirsi, né basta com­muoversi leggendo le omelie pro­nunciate in Santa Marta… Nella vita dei cristiani ciascuno è chiamato ad interpretare una propria missione sa­cerdotale. Ciascuno deve poter offrire squarci di luce.

Analogamente, la misericordia viene sicuramente dal Padre, dallo Spirito e dalla grazia del Cristo risor­to, poi però diventa risorsa umana a disposizione di ciascuno, perché cia­scuno possa, a sua volta, farsi mise­ricordioso e quindi attento ai bisogni degli altri, premuroso per le sofferen­ze del mondo, sollecito verso i fratelli, disposto ad ascoltarli e ad orientarli.

Dove sono, allora, i gesti di miseri­cordia del popolo di Dio? Dove stanno le opere di misericordia di ciascuno di noi?

Il primo passaggio è la riconci­liazione. A partire dall’interno delle amiglie, dove troppo spesso cova il fuoco del rancore, per poi passare alle associazioni, agli organismi ecclesiali, agli ordini religiosi e poi anche agli aggregati sociali e alle formazioni po­litiche.

L’Anno Santo della Misericordia è per tutti, e deve segnare profon­damente la vita di tutti, perché cia­scuno si eserciti nel perdono, che è sempre segno di gratuità. Sarebbe troppo facile perdonare quando l’altro ha chiesto scusa… La riconciliazione è sempre una esperienza di generosa accoglienza. È un dono. Non dimen­tichiamolo.

Da qui nascono ulteriori conqui­ste. Dall’esperienza dell’incontro fra­terno si snoda la ricerca paziente - e a volte faticosa - dell’intesa e della condivisione, che a sua volte conduce alla scoperta della verità.

Non c’è mai la verità dell’uno o dell’altro. Quando ci si mette dav­vero in ascolto, sotto l’impulso della riconciliazione e nello spirito della fraterna accoglienza, si scopre che la verità sta sempre più in là di quan­to pensavamo, è sempre una spanna più su di quanto abbiamo presunto di credere, è sempre più luminosa di quanto ciascuno riteneva. Quando si è misericordiosi, si trova misericordia. Quando si accoglie si scopre che c’è qualcuno che veglia per noi. Quando di va incontro all’altro, c’è sempre la scoperta di un orizzonte che non ci apparteneva.

Tutto sta a cominciare. Cominciare dall’esperienza della riconciliazione. Sincera ed aperta, partendo dall’in­contro con quanti ci sono attorno, con i molti che la Provvidenza ci ha affidato: genitori e figli, fratelli e vici­ni, amici e colleghi e tutti coloro che hanno bisogno del nostro sorriso, della nostra parola di riconciliazione, del nostro gesto di fraterna amicizia. Senza dimenticare i lontani, i gruppi, le associazioni, gli aggregati sociali, i profughi, i poveri… il mondo. C’è tanto da fare.

Affrettiamoci, l’Anno Santo è un tempo prezioso che non può passare senza coinvolgerci profondamente.

Nicola Paparella

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