La suggestione del paravento. E LA CULTURA DEL CAMMINO

Che ancora oggi qualche buontem­pone pensi di nascondersi dietro ad un paravento, per fare le sue porcherie, non ci sorprende; è sempre accaduto e non soltanto nei film del grande Totò. Il paravento lo hanno inventato apposta, per offrire riparo a chi vuol far finta di nascon­dersi, a chi ha bisogno di osservare, senza esser osservato o a chi vuol ap­profittare per lasciare lo sporco al ri­paro da occhi indiscreti.

Il mondo è ricco di vili e di codardi; il mondo si popola di soldatini di piombo che si lanciano all’attacco mentre sono nell’ombra e sparano sentenze quando nessuno ne può riconoscere il volto e la voce. La loro forza è l’anonimato; la loro gloria resta nell’ombra. La loro soddisfazione è l’ammiccamento, la frase smozzicata al bar dello sport, il sorrisetto beffardo di quello che sa quando è meglio non esagerare.

È sempre accaduto. E i tempi d’og­gi non sono migliori, motivo per cui, anche oggi, prospera il paravento.

Ma che questo potesse accadere persino in certi palazzi d’oltre Tevere, non ce lo aspettavamo. Che la tenta­zione del paravento potesse sfiorare persino le vesti purpuree di eccellen­tissimi monsignori, francamente non eravamo riusciti ad immaginarlo. E invece eccolo (o forse, eccoli) nascosti nell’ombra, preparano un manifesto, cospirano nella notte e al mattino lo “scherzo” è servito: l’oltraggio al Papa è là, testimonianza odiosa di una cultura da soldatini di stagno.

Noi non siamo fra coloro che si sono sbracciati per “minimizzare”. Anzi, ci dà persino fastidio chi, a di­stanza di giorni, torna sull’argomento per spiegare che si è trattato di un er­rore, una piccola cosa… Siamo invece convinti che si è trattato di un attacco perfido, brutale, intenzionale, ben pia­nificato e quindi odioso. Da censurare e da controbattere, senza mezzi termi­ni. La solidarietà nei confronti del Papa è cosa ovvia e scontata; ma oc­corre andare oltre per cercare di capi­re perché ancora oggi qualcuno ha bi­sogno del paravento, perché qualcuno ha bisogno di lasciare, fra il detto e il non detto, gli stracci di una coscienza inquieta e perversa; perché in questa cultura guardona, che spia dal buco della serratura, invece di guardare in piena luce, perché alcuni farisei han­no ancora bisogno di spiare, senza farsi vedere; perché hanno bisogno di irridere, protetti dai colletti inamidati; perché sporcano ed insozzano come maiali che razzolano nei salotti.

Qual è l’origine di questa tentazio­ne antica?

Un tempo i paraventi erano sol­tanto nei grandi palazzi dei signori, ed anche oggi l’anonimato digitale viene coltivato nei sotterranei del po­tere o sulle gradinate, ai margini delle piazze dove ci si ferma in attesa di un amico o di un compagno di viaggio.

In cammino non ci sono paraven­ti, né c’è spazio per nascondersi, anzi, non c’è tempo, perché quando si è in cammino, non ha senso nascondersi. Il cammino è fatto per chi guarda lonta­no, per chi cerca l’orizzonte, per chi si sente pellegrino e riconosce nel volto del vicino un fratello con cui condivi­dere un tratto di strada.

Dove nascono le congiure non ci sono le capanne dei viandanti, ma le case di chi non ama il cammino.

Se ci sono le tentazioni dei para­venti è perché si è lontani dalla cultu­ra del viaggio e dalla esperienza del pellegrino.

A questa cultura e a questa espe­rienza giova richiamare la Chiesa. Diamo una mano ad un Papà che ci ri­porta ogni giorno al linguaggio essen­ziale della verità. Riconosciamo la sua grandezza. E non lasciamoci coinvol­gere dai soldatini di piombo. Brutta gente.

Nicola Paparella

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