La grazia della verità E IL LUNGO ELENCO DEI “PERBENISTI”

Ci piace riascoltare, insieme ai no­stri lettori, le parole di Giovanni, là dove l’Evangelista dice che la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mez­zo di Gesù Cristo (Gv 1,17), perché in queste poche parole si celano tanti in­segnamenti oggi decisivi.

In primo luogo giova centrare l’at­tenzione su quelle due parole (grazia e verità) che sostanzialmente forma­no un solo concetto (si potrebbe dire: la grazia della verità); qualcosa che si aggiunge o forse anche sostituisce il concetto della legge. Da una parte sta la legge, dall’altra la grazia del­la verità. La legge fu data, e quindi si dispiega con una certa rigidità, con quanto essa porta di determinato, di permanente, di fissato, di predefinito. E invece la grazia della verità viene, e quindi corre incontro, ci coinvolge, richiede la nostra disponibilità all’a­scolto, al discernimento alla sequela.

Non si tratta di un prima e di un dopo; non è, quella di Giovanni, una annotazione di tipo storico o con va­lenza cronologica, ma è la prospet­tazione di un processo, anzi, di un compito: raccogliere la legge e farse­ne obbedienti, ed accogliere la grazia della verità per lasciare che essa ci sommerga e ci sollevi anche sopra la legge.

Attenzione però, stiamo sempre parlando della grazia della verità. Ri­cordiamocelo: si tratta di un concetto solo (una endiadi), altrimenti si corre il rischio di mettere da una parte la gra­zia e dall’altra la verità. E quando que­sto accade si corre sempre il rischio di confondere la verità, sino al punto di farla diventare plurale…

Nella cultura contemporanea l’uo­mo si confronta sempre con mille verità: come tanti veli che nascondo­no (e falsano) l’unica verità. Veli che svolazzano, parole che rimbombano, discorsi che confondono… È come se qualcuno avesse innalzato un vetro per separare la persona dai suoi fratelli. E più si parla, più il vetro si appanna, fa­cendo vedere ombre e non volti umani.

Quando nei dibattiti in tv sentia­mo strillare, pensiamo all’immagine del vetro: rendiamoci conto che in quel modo non si accoglie la grazia della verità, ma soltanto la confusione e il disorientamento.

La grazia della verità richiede che si aprano il cuore e la mente, e quindi è anche fatica, ricerca personale, impe­gno diretto, coinvolgimento sincero, discernimento e conversione di vita.

Fra i mille ostacoli che oggi allon­tanano dalla grazia della verità e che impediscono un confronto sereno e positivo con la verità c’è da mettere al primo posto il perbenismo: una sorta di versione attualizzata del fariseismo di cui parla il Vangelo.

Sono perbenisti: gli ipocriti, che parlano bene e razzolano male, i volti sorridenti che nascondo il veleno dei loro propositi, i seminatori di zizza­nia, quelli che godono a diffondere falsità, coloro che ridono delle disgra­zie altrui, gli avvoltoi, sempre pronti a trasformare ogni cosa in affari e van­taggi personali… L’elenco è lungo.

A che cosa serve l’abbraccio di pace, se fra gli abiti nascondiamo un pugnale pronto ad essere brandito contro il fratello? A che serve l’invi­to a cena, se non si è disposti ad un gesto di sincerità e di trasparenza? A che vale indossare l’abito nuovo, se restiamo incapaci di sottrarci alle se­duzioni del peccato?

Una riflessione personale ed una meditazione di gruppo, su tutti que­sti temi, è quel che ci vuole. È il modo migliore per attraversare con efficacia il periodo pasquale.

Auguri di Buona Pasqua

 

Nicola Paparella

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