DIAMO UNA MANO A PAPA FRANCESCO

Fra populismi, conflitti sociali, crisi economiche e terremoti politici, c’è tutto un pullulare di proclami, dichiarazioni, programmi, inten­zioni gridate e propositi smentiti dai fatti.

I quotidiani del mattino offrono ai let­tori interminabili sequele di figure e mezze figure, di personaggi che han­no sempre bisogno di gridare per aver almeno l’illusione di poter diventare protagonisti.

Tanti politici. Così si fanno chiamare. Tanti, e non ci riferiamo soltanto all’I­talia, che in questo campo può dettare lezione a mezzo mondo. Sicuramente sono troppi. E soprattutto sbiaditi ed anemici, come figure di carta, prive di consistenza, macerate dalla pioggia, incapaci di mettersi al timone. Sì, tanti politici e pochi, pochissimi statisti.

Di tanto in tanto spunta qualcuno che ci prova a diventar statista e magari riesce persino a sedersi nella stanza dei bottoni, ma quasi sempre con li­velli di competenza da far paura.

In questo quadro sconcertante e pre­occupante, torna ogni tanto la tenta­zione antica di giocare con le bombe nucleari.

Non basta più il gioco perverso della guerra: se facciamo girare il mappa­mondo e prendiamo nota dei luoghi in cui gli eserciti sono mobilitati, a vario titolo e con varia motivazione, ci sen­tiamo tremare le gambe. Ma questo, per quanto terribile, è soltanto un fuocherello, tanto quanto basta per tenere in allarme le mamme di mez­zo mondo, tanto per non perdere l’a­bitudine di piangere i giovani che non potranno più tornare a casa. Ora, c’è di più.

Le fotocronache ci mostrano quelli che amano gingillarsi con squadre di portaerei o con cataste di ordigni nu­cleari e lo fanno con la stessa soavità con cui un bambino gioca con i suoi birilli. E nessuno fa nulla.

I politici, poveretti, hanno molto da fare, e non possono distrarsi e per­dere l’appuntamento con le televisio­ni locali. Gli statisti, quelli veri, sono stanchi e solitamente si riposano guardando dall’altra parte… e il mon­do? …Si trastulla con il gioco del pal­lone.

Per fortuna i capi delle religioni sono più attenti e capaci di iniziative serie e credibili.

Fra tutti e più di ogni altro, Papa Fran­cesco, che più volte ha fatto sentire la sua voce negli ultimi mesi. Ha richia­mato tutti e ciascuno al dovere di co­struire la pace, ed ora, visto che molti fanno finta di non sentire, ha convo­cato in Vaticano i vertici dei maggiori organismi internazionali, li ha ospitati e, di fatto, si è costituito come gran­de difensore della pace mondiale. Ha chiesto ed ottenuto l’intesa di ben un­dici Premi Nobel per la Pace e si è fatto interprete dei bisogni dei popoli.

Mentre scriviamo queste righe, sap­piamo soltanto del coraggioso, forte e premuroso avvio di un confronto che sicuramente avrà grandi sviluppi. Non abbiamo altre notizie. Certamente si tratta di qualcosa di estremamente significativo.

Ora, però occorre che i popoli faccia­no la loro parte. Le Chiese imparino a pregare con insistenza per la pace nel mondo. I gruppi sociali imparino a discutere per trovare le vie migliori per allontanare il pericolo di un olo­causto nucleare.

Al coraggio di Papa Francesco deve potersi associare la preghiera, il co­raggio e l’azione di ogni persona di buona volontà.

E noi siamo certi che i nostri lettori non saranno da meno.

Nicola Paparella

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